NBA Bufera razzismo, il boss degli Atlanta Hawks lascia

NBA Bufera razzismo, il boss degli Atlanta Hawks lascia

Anche Bruce Levenson, proprietario degli Atlanta Hawks, ha scelto di vendere la propria squadra per aver dichiarato alcune frasi razziste contro i propri tifosi, è il secondo caso in pochi mesi dopo Donald Sterling


Il mondo della NBA si ritrova ancora ad avere a che fare con il razzismo. Dopo la lunga querelle legata a Donald Sterling, proprietario dei Los Angeles Clippers, avvenuta lo scorso aprile, adesso è il turno di un altro patron, Bruce Levenson degli Atlanta Hawks. Levenson ha annunciato di voler vendere la squadra dopo aver ammesso pubblicamente e personalmente, senza che nessuno lo spingesse o obbligasse, di aver utilizzato delle frasi razziste in alcune mail con il proprio GM Danny Ferry nel 2012.

Nella mail si riferirebbe al pubblico della propria squadra utilizzando pesanti aggettivi di stampo razzista. Repentino il commento del Commissioner NBA Adam Silver, che avvisato in precedenza dallo stesso Levenson, in un comunicato stampa ha dichiarato “Come lui stesso riconosce, le frasi che ha scritto in quella mail sono in completo contrasto con i principi che guidano la NBA. Lo ringrazio comunque per aver messo gli interessi della squadra, della città e della lega prima dei suoi”.

I principali tifosi e giocatori degli Atlanta (capitale della Georgia, stato del sud, dove l’etnia è prevalentemente afroamericana) Hawks sono di colore, e come è normale che sia, in NBA è scoppiata un autentico nuovo caos e una bufera che potrebbe durare per giorni, nonostante le pubbliche ammissioni dello stesso Levenson.

Ma da dove arriva tutta questa sincerità, questo candore nascosto durante quelle frasi razziste? Non è che a Levenson è venuta la terrificante idea che qualcuno lo avrebbe potuto ricattare? O in realtà è una mossa di mercato di grande valore, vendere la squadra per guadagnarci forse anche 5-10 volte tanto quanto costò anni fa? Sterling venne obbligato a cedere i Clippers all’ex Ceo di Microsoft, Steve Ballmer, per due milioni di dollari, quando lui la pagò molto molto meno. E questa sarebbe una punizione? A questo punto speriamo non diventi una moda tra i presidenti NBA. Ci si pulisce la coscienza e si intascano bei quattrini e dopo poco la gente dimentica.

Luca Fallati





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