Mondiali Brasile – Spagna, è finito un ciclo o sono finite le fialette?

Mondiali Brasile – Spagna, è finito un ciclo o sono finite le fialette?

Ieri la Spagna campione del mondo in carica è uscita a sorpresa e prematuramente da questi Mondiali 2014 e oggi tutti ci chiediamo, è finita un era o i medici hanno chiuso gli armadietti?


Ieri sera, dopo la sconfitta per 2-0 contro il Cile, la Spagna di Vincente del Bosque ha dato l’addio ai Mondiali 2014 in Brasile. I campioni del mondo e d’Europa in carica tornano a casa dopo due sonore sconfitte, eliminati nella fase a gironi, la stessa sorte che toccò all’Italia 2006-2010 di Marcello Lippi. Oggi è la giornata delle analisi, di cosa è andato storto, cosa è cambiato, perchè e per come le furie rosse hanno salutato il Brasile così precocemente. Ma il dubbio che sta spuntando a molti è: siamo davanti alla fine di un’era o i medici spagnoli questa volta hanno aiutato meno?I cospiratori gongolano, ma quale sarà la verità?

Le mamme spagnole che hanno partorito negli anni 80 dovevano avere dei geni fenomenali. Da quel breve periodo sono nati alcuni tra i più forti atleti a livello mondiale del panorama sportivo degli ultimi 10 anni. Se ci pensate bene, la Spagna ha letteralmente dominato in quasi ogni singolo sport dal 2005 a oggi. Nel calcio, come già detto, hanno vinto tutto a livello di Nazionali, con un Mondiale e un Europeo, ed anche a livello di club sono tra le più titolate, con squadroni come Real Madrid e Atletico Madrid vincitori di Champions e Europa league, e soprattutto il Barcellona del tanto vituperato ed esaltato tiki taka. Nel ciclismo, Alberto Contador ha fatto a fette tutte le montagne possibili, diventando uno dei pochi a vincere sia il Giro d’Italia che il Tour de France che la Vuelta di Spagna. Passando al tennis, è ancora sulla cresta dell’onda Rafael Nadal, possente racchettaro che si spartisce titoli su titoli con Djokovic e Federer. Nel basket, la nazionale dei Navarro, Rubio, Llull, i fratelli Gasol etc… si è portata a casa il mondiale, l’europeo ed è arrivata alle finali delle Olimpiadi 2008 e 2012, sconfitta in entrambi i casi solo dagli imbattibili americani della NBA. Infine, persino nel motociclismo e nella formula 1 il dominio è stato pazzesco. Fernando Alonso è stato due volte campione del mondo, anche se oggi ha le sue gatte da pelare con una Ferrari in netta difficoltà, e nel motociclismo Lorenzo e Marquez hanno vinto gli ultimi campionati, mentre Pedrosa rimane un terzo in comodo di grande livello.

Ora, escludendo -ma non troppo- gli ultimi due sport, a qualcuno il naso si storcerà non poco. La Spagna è una nazione relativamente piccola, non stiamo parlando degli USA o della Cina o della Russia. Conta 47 milioni di abitanti, molto meno dell’Italia o della Francia. Eppure negli anni 80 ha fatto il botto e ha prodotto in serie solo campioni. E’ possibile ciò? Non saprei, di certo non è impossibile, e bisognerebbe chiederlo a un genetista, anche se egli stesso probabilmente non saprebbe cosa rispondere. Se le cose fossero però realmente così, non potremmo fare altro che abbozzare e applaudire al dominio di una nazione uscita dalla dittatura franchista solo nel 1975, ma c’è un ma. Anzi c’è un nome, Eufemiano Fuentes, medico sportivo, che rimescola tutte le carte in tavola. Questi è stato arrestato nel 2006 in occasione dell’Operación Galgo e Operación Puerto. Vennero trovati, nella sua clinica a Madrid, steroidi anabolizzanti, macchinari per eseguire trasfusioni e soprattutto più di 200 sacche di sangue, sospettate di appartenere ad atleti che usavano la pratica dell’emotrasfusione. Lo scandalo investì in primis il ciclismo ma andò a toccare anche altri sport. Tra i corridori beccati ci furono Jan Ullrich, Ivan Basso e guarda un po’ Alberto Contador, quello che faceva le salite come fosse in motorino.

Da quel momento ogni volta che uno spagnolo vinceva, si pensava male. Si diceva addirittura che quello non fosse solo un sistema legato solo a Fuentes ma al sistema medico spagnolo in generale. In ogni caso di quelle 200 sacche solo 58  vennero legate a dei nomi di atleti, perchè la polizia trovò solo un elenco cifrato difficilmente comprensibile. Fuentes, condannato solo a un anno semplicemente perchè in Spagna non esiste una legge in materia che regola questi reati, oltre a professarsi innocente, ha sempre minacciato tutti dichiarando che se solo lui parlasse, succederebbe un finimondo. Durante una deposizione in tribunale, tirò in ballo non solo i ciclisti suoi clienti, ma parlò anche di calciatori, boxeur, tennisti e persino di piloti di formula 1 Queste non sono congetture, questi sono fatti, questo è un enorme asterisco che tutti gli atleti spagnoli si portano sul groppone da anni. E oggi se ne riparla ancora una volta, dopo il crollo della Spagna calcistica, come se ne parlò ampiamente dopo il crollo del Barcellona ai danni del Bayern Monaco, un anno fa.

Forse queste sconfitte non sono un disastro per la Spagna, forse la rendono semplicemente ‘umana’. Premesso che, per quanto riguarda il calcio, sia in nazionale che per il Barcellona del tiki taka, siamo davanti effettivamente alla fine di un ciclo durato anni e anni, questo tracollo può essere una grossa boccata d’ossigeno. E’ la fine di un ciclo, di un era certamente, è l’inizio di una nuova Spagna, lontana dal doping, dalle accuse e dalle voci velenose. Non tutto il male viene per nuocere, è un’opportunità da cogliere al volo per poter vincere senza asterischi alla faccia dei cospiratori e dei Fuentes. [l.f.]





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