Sanremo: in Vaticano tifano Van De Sfroos

Sanremo: in Vaticano tifano Van De Sfroos

L’anno scorso, la voce ufficiale del Vaticano sconsigliava di seguire Sanremo. Con un articolo di Giuseppe Fiorentino e Gaetano Vallini…


L’anno scorso, la voce ufficiale del Vaticano sconsigliava di seguire Sanremo. Con un articolo di Giuseppe Fiorentino e Gaetano Vallini l’Osservatore romano (con più di qualche ragione), proponeva una lista di dieci album in alternativa all’ascolto festivaliero. Dentro un bel po’ di rock “grandi nomi” a partire dagli U2, passando per Beatles, Santana, Oasis, Michael Jackson, Pink Floyd. (leggi articolo)

Quest’anno l’organo ufficiale della Chiesa cattolica, che del festival non ha mai (o quasi) parlato bene ha  deciso comunque di tifare Van De Sfroos. In un articolo intitolato “E il laghée salva Sanremo” Marcello Filotei, una delle colonne dell’Osservatore Romano nota che in “un festival di contofigure […] nel turbinio di personaggi costruiti a tavolino appare a un certo punto una persona vera: Davide Van De Sfroos, l’unico originale, nel senso che non interpreta se stesso, ma è proprio fatto così”.

Anche la critica la brano è lusinghiera  “La canzone Yanez, come altri brani di un repertorio molto vasto, è un gran miscuglio: il Bob Dylan di Desire, il suono di certe ballate di Willy DeVille, il Paolo Conte che usava le chitarre ritmiche, gli ottoni latinoamericani ed echi lirici di Morricone, dal quale in molti hanno imparato a usare la tromba nel cantabile. Tutto ben mescolato con gusto e annaffiato con qualcosa da dire. Peccato che la lingua laghée parlata a Mezzegra (sull’altro ramo del lago di Como) non permetta di cogliere appieno le vicissitudini dei protagonisti salgariani invecchiati e ridotti a frequentazioni da riviera romagnola”.

E gli altri? Contofigure e “le più tristi sono quelle dei cantanti che imitano se stessi quando avevano successo: Max Pezzali, rigorosamente con tutti gli accenti delle parole che non coincidono con il ritmo (stile 883 quando vendevano i dischi), Patty Pravo che potrebbe essere scambiata facilmente per una delle sue numerose parodie, Albano Carrisi che continua a interpretare Al Bano che voleva fare il tenore lirico, così come le temporaneamente eliminate Oxa o Tatangelo (figuriamoci se non ne ripescano almeno una), la prima ingabbiata da anni nel suo personaggio, la seconda che propone un brano Bastardo, di cui il titolo sembra essere la cosa più elegante. Per non tralasciare Tricarico che non c’entra niente con il festival ma ci va quasi tutti gli anni, e Vecchioni che forse predica un po’ troppo, sarà l’età, ma la zampata del poeta ce l’ha ancora”.

Salvando qulacuno che sa cantare, vedi La Crus con la soprano Susanna Rigacci, non si può dire che l’Osservatore Romano ci sia andato con la mano leggera con questo festival di Sanremo, dove neppure Franco Battiato (in duetto con Luca Madonia) è fatto salvo, a causa   del suo troppo breve concedersi al pubblico.

Non c’è che dire, ad assolvere il festival di Sanremo, ormai, è restato solo Vincenzo Mollica.





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