Celentano, l’urlo di rabbia

Celentano, l’urlo di rabbia

Nove canzoni, 40 minuti di musica e parole. “Facciamo finta che sia vero“, il nuovo album di Adriano Celentano è…


Nove canzoni, 40 minuti di musica e parole. “Facciamo finta che sia vero“, il nuovo album di Adriano Celentano è stato presentato ieri a Milano, martedì 29 sarà in vendita.

Assente – come sempre – il “molleggiato” che ha incaricato la moglie, Claudia Mori della presentazione alla stampa. Non più politico del solito, ma molto arrabbiato, Celentano ha scelto  di tuffarsi nell’attualità e perché no, di combattere la crisi a modo suo.

Scopertosi improvvisamente seguace di Serge Latouche, Celentano fa appello alla “decrescita” per contrastare quel mondo dei consumi che da sempre lo vede critico “I debiti uscirono. Eccome” canta ne “Il mutuo”, brano del quale ha scritto testo e musica. “L’unica via contro lo spead – dice – per una sana e angelica democrazia è la decrescita“. E c’è persino una speranza, un felice ritorno al passato con la resurrezione dei calzolai e “i carpentieri con animo artistico che riscopriranno la bellezza“.

A dare il titolo all’album è invece un brano firmato Battiato e Sgalambro, una feroce critica a questi tempi “Siamo nella mani del peggior stile di vita…”. Un inno alla pace musicato da Manu Chao con testo di Celentano in “Non so più cosa fare”, il finale è a quattro voci con Celentano, Sangiorgi, Battiato e Jovanotti. E’ proprio Lorenzo che firma “La cumbia di chi cambia” dove di mezzo ci sono anche “i funzionari dello Stato italiano […] capita spesso che li trovi a rubare“. Jovanotti firma anche “Fuoco nel vento”, anche questo un testo politico (e anticlericale).

Note di leggerezza nel duetto con Sangiorgi di “Non ti accorgevi di me”, “Ti penso e cambia il mondo”, scritta da Pacifico, e ancora la rilettura di un classico del passato come “la mezza luna” alla quale è stata aggiunta un’introduzione orientaleggiante. Al piano Raphael Gualazzi.

Durante la conferenza stampa è ammessa la possibilità che Celentano faccia un’apparizione in tv, ma nulla è sicuro. Potrebbe andare da Santoro, da Fazio o da Fiorello. S’è però fatto sentire telefonicamente al Tg1 delle ore 20, spiegando che l’album “è un grido di rabbia. Un disco a sfondo sociale con delle arrabbiature vere“.





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