Walter Chiari, la fiction divide la critica. Ritratto o caricatura?

Walter Chiari, la fiction divide la critica. Ritratto o caricatura?

Per Aldo Grasso la biografia televisiva dedicata a Walter Chiari è stata una caricatura, commento amaro da parte del più…


Per Aldo Grasso la biografia televisiva dedicata a Walter Chiari è stata una caricatura, commento amaro da parte del più autorevole critico televisivo che sottolinea errori grossolani (come l’uso del termine giustizialismo, che negli anni ’70 veniva associato ad altro e non all’abuso “di giustizia”). Insomma, una rivisitazione “superficiale e maldestra” dove sembra “che la vita di Chiari sia solo una sfilata di belle donne, la storia di un talento naturale sconfitto dalla dipendenza dalla droga“. Insomma, per Grasso è mancata la dimensione tragica del racconto, l’approfondimento di quella solitudine dell’anima che “sgretola ogni certezza“. Grasso salva però Alessio Boni, ben calato nel ruolo.

La buona prova di Alessio Boni viene sottolineata anche da Mirella Poggialini su L’Avvenire che però complessivamente salva la fiction e la regia di Enzo Monteleone, parlando di un “ritratto semplice e sincero” che diventa anche “ritratto di una società e dei suoi miti“. Forse la chiave di lettura critica è tutta qui, nel termine “ritratto”, che in pittura è arte molto difficile, pur essendo popolare, ovvero comprensibile a tutti. Solo i più grandi sono stati capaci di cogliere con pochi o molti segni il mondo interiore del soggetto immortalato, ciò che fa la differenza tra un’immagine qualunque e un’opera d’arte. Tra l’utile e l’inutile.





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