A tu per tu con Daria Bignardi

A tu per tu con Daria Bignardi

Intervista a Daria Bignardi che ritorna ad emozionare con un nuovo romanzo “L’amore che ti meriti”


di Valentina Colleoni

Daria Bignardi ritorna ad emozionare con un nuovo romanzo “L’amore che ti meriti”. Un viaggio al centro dei sentimenti per capire le tante sfaccettature dell’amore… e se stessi.

Cosa veramente è importante per noi stessi? Questa è la vera chiave di volta. Parola di Daria Bignardi, l’intelligente e colta giornalista, conduttrice televisiva e scrittrice che in questi ultimi anni ha deliziato il suo pubblico non solo con programmi impegnati come “Cronache barbariche”, ma anche con un serie di romanzi, quattro per l’esattezza, l’ultimo dei quali “L’amore che ti meriti”.

Da dove nasce questo suo nuovo lavoro?

“Volevo raccontare la storia di una famiglia apparentemente normale e apparentemente felice, dove succede una disgrazia che divide la vita di tutti in un prima e un dopo”.

Come potrebbe riassumerlo in due parole?

“E’ la storia di Alma, oggi cinquantenne, che a diciotto anni ha perso un fratello di diciassette, Maio: svanito nel nulla”.

In “L’amore che ti meriti” tema sono i sentimenti e l’amore tra fratelli. Qual è la sua visione di amore, sia in senso familiare che di “relazione sentimentale”?

“Beh, l’amore è tutto. Ma ci sono tanti modi di amare, non sempre sani, non sempre facili. Pearl S. Buck, in un libro che ho letto da ragazza, scriveva “Terribile cosa l’amore, se la sua vena non s’effonde pura e libera da cuore a cuore. Una frase che mi è sempre rimasta in mente”.

Nel libro si tocca il tema della droga, uno dei tanti pericoli anche oggi per i giovani. Da mamma cosa ne pensa?

“In realtà quel che accade nel romanzo è un incidente: poteva essere quello o un altro. Volevo che uno dei familiari avesse un problema e gli altri non sapessero aiutarlo, complicando il problema e facendolo diventare devastante per tutta la famiglia. Ma di droga non si parla tanto, è solo uno spunto narrativo”.

Droga, bullismo, cyberbullismo tutti problemi legati al mondo giovanile. Crede che la crisi economica che stiamo vivendo sia amplificatrice di tutto questo fenomeno?

“I giovani hanno sempre dovuto affrontare mille pericoli: per quanto noi genitori cerchiamo di proteggerli l’adolescenza è un’età pericolosa e spericolata, lo è sempre stata. Pensi al giovane Wherther, come è finito”.

Daria Bignardi che tipo di mamma è? Come prepara sua figlia a questo futuro non facile?

“Una mamma italiana che va in ansia se i figli non mangiano le verdure e prendono freddo. Come li preparo al futuro? Amandoli, cosa altro sa fare una mamma? Non c’è mai stato un futuro facile, per nessuno”.

Parlando di futuro, cosa pensa della situazione attuale italiana e di cio’ che si profila all’orizzonte per i prossimi anni?

“Oddio che domanda vasta. Non so rispondere”.

Accennando alla sua bimba, oggi 12enne, si ricorda lei a quell’età come era?

“Certo. Non molto diversa da oggi, nel profondo. Leggevo molto, mi piaceva stare in casa a leggere sul divano, prendere il the coi biscotti alle cinque. Quel che vorrei fare oggi, se potessi. E che progetto di fare nel mio futuro prossimo”.

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Sogni, aspettative?

“Miei? Continuare a leggere tanto, a scrivere storie che appassionino i lettori e stare nella natura e a contatto con le piccole cose belle del quotidiano”.

Giornalismo, tv, scrittura…già voleva questo dal suo futuro?

“Alla tv non ho mai pensato, e neanche al giornalismo. Da bambina volevo scrivere romanzi… ho cominciato tardi, ma poi non ho più smesso come vedi”.

Ricorda l’emozione del primo articolo pubblicato?

“Sì, benissimo. Era su un quotidiano di Milano che oggi non leggerei ma allora ne fui molto orgogliosa”.

E della prima volta dietro ad una telecamera?

“La prima volta ero incosciente e andò benissimo: dalla seconda invece ero terrorizzata”.

Format politico/culturali e più easy come il GF o la Fattoria l’hanno vista conduttrice. Due tipi di show diversi che rispecchiano forse anche un carattere poliedrico?

“Il mio dici?Boh. In realtà mi sono molto forzata. Era senso del dovere. Stavo facendo tv, mi imponevo di saper fare anche cose che non mi venivano naturali”.

Un episodio in tutta la sua carriera che ricorda con affetto?

“Ce ne sono parecchi. Mi viene in mente l’ultima intervista a un anziano Giorgio Bocca, che fu molto affettuoso con me”.

Oltre a questo ultimo libro ha altri progetti in cantiere?

“Ho iniziato un altro romanzo. E sto riscrivendo un lungo racconto uscito qualche anno fa su un quotidiano”.

Di recente ha scritto come la felicità, nella fattispecie di una donna, sia legata al tempo a sua disposizione, che spesso manca. Una possibile soluzione in merito?

“Eh, non sono la persona giusta a dare questi consigli, temo. Ma avere un marito molto portato per le faccende pratiche e casalinghe potrebbe aiutare, in una prossima vita. Oppure fregarsene delle cose casalinghe e pratiche. Io non sono capace, ma vorrei”.

Un incoraggiamento alle donne per andare avanti, per non smettere di lottare, pur con gli evidenti problemi che spesso ci condizionano?

“Se si ha dentro l’urgenza seguirla, che sia di qualcosa da dire o da fare, i sacrifici non pesano troppo, ma sono molti. Ognuno ha le sue sacrosante priorità, e non è detto che abbiano nulla a che fare col successo. E’ più importante capire se stessi, quel che è veramente importante per noi, di cosa abbiamo davvero bisogno”.

Qui la recensione di Santin Fiorillo al libro “L’amore che ti meriti”





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