Sanremo, un buon affare

Sanremo, un buon affare

Storcono il naso i critici musicali e gli intellettuali più raffinati: che senso ha, oggi, anno di grazia 2012 un…


Storcono il naso i critici musicali e gli intellettuali più raffinati: che senso ha, oggi, anno di grazia 2012 un nuovo festival di Sanremo? Quanto bene porta alla musica? Quanti dischi fa vendere? Quante canzoni uscite dal festival ricorderemo da qui a un anno? Sono le domande di sempre – quelle che ogni anno tornano puntuali assieme al festival dei fiori – domande dalle risposte scontate: la musica potrebbe fare a meno della vetrina ligure, i dischi che si vendono sono sempre meno, le canzoni passeranno tutte o quasi (si spera sempre in un quasi) senza lasciare traccia. Il rito che da 62 anni unisce gli italiani a suon di canzonette sembra ormai da molti anni svuotato del suo contenuto e sempre più fine a se stesso. Il rito per il rito, lo spettacolo per lo spettacolo. E mentre l’opinione pubblica si divide sul cachet di Celentano, quei 350 o 700mila euro che andranno tutti in beneficenza (il Molleggiato ci pagherà anche le tasse) un motivo valido per non abbandonare Sanremo nel capitolo del “c’era una volta” lo riporta Repubblica questa mattina: gli affari. Sanremo è un ottimo affare per la Rai che proprio non può farne a meno, nonostante le critiche feroci. Affermazione supportata da un po’ di dati interessanti.

La Sipra, la concessionaria pubblicitaria della Rai ricava dall’appuntamento sanremese complessivi 15 milioni di euro (qualche anno fa erano 20, ma la crisi è crisi) grazie ad uno share del 50 per cento. Già perché Sanremo, fosse pure solo per criticarlo, resta uno degli appuntamenti più attesi dagli italiani grazie al quale il servizio pubblico riesce a vincere il cosiddetto periodo di garanzia, momento topico della vita aziendale nel quale il monitoraggio effettuato dagli investitori pubblicitari determina i futuri investimenti.

Gli spot durante le serate del festival rendono 190mila euro nella prima ora; le telepromozioni molto di più (il calcolo non è preciso perché queste formule si vendono a pacchetti ma l’anno scorso era un milione di euro). E i dati Auditel del 2011 riferiscono che il programma più visto dell’anno è stato lo show di Fiorello (50,38 %), seguito dalla terza puntata del festival (50,90%) e dal Commissario Montalbano (32,60%).

E veniamo al capitolo costi, per far muovere per 5 serate la complessa macchina sanremese, la Rai spende 15 milioni (3 a serata) nei quali s’includono anche i cachet: 600mila euro a Morandi (telepromozioni pagate a parte); 200mila al direttore artistico Gianmarco Mazzi.

Poi c’è la questione del cachet di Celentano, che se si esibirà per tre serate incasserà 700mila euro, guardando agli anni scorsi si capisce come sia questo un prezzo di mercato. Jennifer Lopez per un’anonima esibizione prese 400 mila euro; Andy Garcia per un’ospitata che nessuno ricorda più ne incassò 200mila. Roberto Benigni, per il suo monologo di quasi un’ora, che raggiunse i vertiginosi picchi di 19 milioni di spettatori ne prese 250mila (soldi ben spesi). Va sommata la convenzione per tre anni stipulata da Rai col Comune di Sanremo (totale 7 milioni), in compenso dietro circolare di Lorenza Lei, per i dirigenti stop ad alberghi a cinque stelle, auto blu e biglietti in prima classe.





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