Mala del Brenta, dalla fiction alla libreria

Mala del Brenta, dalla fiction alla libreria

In occasione della fiction dedicata alla Mala del Brenta con Elio Germano, in onda da lunedì 12 marzo su Sky…


In occasione della fiction dedicata alla Mala del Brenta con Elio Germano, in onda da lunedì 12 marzo su Sky cinema 1, Dalai editore propone un libro – uscito nel 2010 – che molto chiarisce su vita e  attività criminale di “faccia d’angelo”, al secolo Felice Maniero, boss della mala del Brenta. La Resa, scritto dalla giornalista e saggista Monica Zornetta ripercorre l’intera parabola: ascesa, declino e pentimento del criminale che amava l’arte ed ha tenuto in pugno il Nor-Est per due decenni.

 

Le ultime immagini di lui lo ritraevano sorridente e con le manette, circondato da poliziotti e giornalisti, e con il suo inconfondibile caschetto. Da allora per Felice Maniero, l’ex boss della Mala del Brenta sono trascorsi 17 anni. Anni contraddistinti da una fruttuosa collaborazione con lo Stato che gli ha consentito di tenere fuori dai processi madre e fidanzata, e di conservare al sicuro i tanti miliardi accumulati durante il suo regno criminale. Anni caratterizzati da silenzi profondi, e dalla tragica fine della primogenita Elena.

Oggi, Felice Maniero è un uomo libero e un indaffarato imprenditore. Ha scontato i 17 anni di carcere e può girare senza più alcun vincolo per l’Europa, può fare affari dove più gli pare, anche in quella Croazia dove negli anni d’oro era di casa, vantando un’amicizia particolare con il figlio dell’allora presidente nazionalista Franjo Tudjman. Ha cambiato identità, ma il volto, anche se un po’ più invecchiato, è sempre quello di «faccia d’angelo», del boss che ancora giovanissimo faceva affari con i più importanti «uomini d’onore» di Cosa nostra al Nord come Gaetano Fidanzati, Salvatore Enea (l’uomo ponte tra la mafia siciliana e la Banca Rasini di Milano), Alfredo Bono, che ha contribuito a esportare la mafia a Milano e, infine, con Mario Plinio D’Agnolo, il braccio destro di Francis Turatello. Con un’organizzazione di diverse centinaia di uomini, Felice Maniero ha tenuto in scacco il nordest per vent’anni con rapine miliardarie, evasioni spettacolari, sequestri di persona, omicidi, traffici di droga e di armi. Tanto controversa è stata la sua carriera criminale (come mai ha potuto delinquere per tutto quel tempo? È stato coperto da qualcuno?) quanto chiacchierata la sua scelta di collaborare con lo Stato. Oggi dice di essere tranquillo, di sapere di aver pagato poco per quello che ha fatto. Sa che sono in molti a volerlo morto. Ma con la solita sfrontatezza, dice: «Mi vogliono uccidere? Avranno l’acquolina in bocca ma non temo la morte».

 

 





COMMENTI

Lascia una risposta


Vedi tutto