“Le Iene”, inchiesta sullo sfruttamento degli immigrati in Sicilia

“Le Iene”, inchiesta sullo sfruttamento degli immigrati in Sicilia

In primis, a “Le Iene” un’inchiesta volta a mettere in luce lo sfruttamento dei migranti in Sicilia


In diretta alle ore 21:10, domani 23 aprile 2015, andrà in onda la nuova puntata de  “Le Iene show”, condotto come sempre da Ilary Blasi, Teo Mammucari e dalla Gialappa’s Band. Interessanti i servizi che vedremo nel corso della puntata.

Luigi Pelazza ci presenterà la sua inchiesta relativo allo sfruttamento di immigrati durante la raccolta di frutta e verdura in alcuni campi e piantagioni in Sicilia. Ogni mattina, all’alba, i migranti si mettono in cerca di lavoro e vengono reclutati per tutta la giornata dove lavorano in nero e, ovviamente, a prezzi molti bassi. Un’intera, massacrante, giornata di lavoro può essere pagata anche solo 15 euro. A causa della crisi, però, a cercare lavoro, ormai, non solo immigrati, ma anche uomini di nazionalità italiana che, disperati, accettano di lavorare a queste disumane condizioni.

Si passa poi all’intervista di un ragazzo di 26 anni, unico italiano che ha deciso di andare a combattere contro l’Isis nel corso dell’assedio di Kobane, la cittadina siriana al confine con la Turchia. Il giovane ci racconta la sua storia e le motivazioni che lo hanno spinto a compiere una scelta così coraggiosa quanto pericolosa.

La Iena Cizco ci mostra poi un video che in Cina, nel corso di poche ore, ha raccolto più di 100 milioni di visualizzazioni e che riguarda l’omsessualità. Il protagonista è un ragazzo che trova in qualche modo il coraggio di rivelare alla sua famiglia di essere gay. I genitori decidono di interrompere i rapporti con il figlio, ma dopo un anno di silenzi e sofferenza, sono pronti a riabbracciarlo. Cizco intervista poi una ragazzo cinese che abita in Italia e che ci racconta tutte le difficoltà affrontate quando ha dovuto rivelare alla sua famiglia di essere gay.

Matteo Viviani ci presenta la storia di Federico, un bambino di otto anni che sei anni fa è stato ucciso dal padre nel corso di incontro protetto disposto dai servizi sociali nei locali dell’Asl. Dopo l’omicidio, l’uomo si è a sua volta suicidato. La Iena intervista la madre Antonella che racconta il tragico episodio e il fatto che nonostante le sue denunce, l’uomo fosse violento e aggressivo e minacciava ripetutamente di morte sia lei che il bambino. Ad un certo punto il bambino è stato affidato ai servizi sociali ed era stato disposto che il padre avrebbe potuto vederlo soltanto nel corso di un incontro protetto sotto la tutela degli assistenti sociali, sebbene la madre continui a sottolineare la pericolosità dell’uomo. Nel corso di uno di questi incontri, il padre, rimasto da solo con una scusa con Federico, lo uccide. Poche settimane fa la Cassazione ha definitivamente sancito  la responsabili dei servizi sociali che avevano il compito di vigilare su Federico.

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S.G.

 





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