Il grande ritorno dei Verdena con Endkadenz vol.1

Il grande ritorno dei Verdena con Endkadenz vol.1

Chaki è tornato col botto, Alberto, Luca e Roberta alla conquista delle classifiche di vendita


Chi frequenta i Verdena dal loro esordio sa di cosa sto parlando, chi segue i Verdena dal 1999 sa chi è Chaki, sa che ruolo ha all’interno di questa grande famiglia e ne apprezza la scritta tra i credits di alcuni pezzi. Chi ascolta i Verdena, semplicemente, sa. Soprattutto sa aspettare in silente trepidazione.

Quattro anni di attesa sono tanti, ma quattro lunghissimi anni possono anche svanire in un colpo appena senti la prima nota di Endkadenz. Si tratta proprio di un colpo, infatti, questo strano titolo: “Endkadenz – Effetto scenico teatrale – per la sua realizzazione Kagel prescrive ‘colpisci con tutta la forza possibile sulla membrana di carta del vi timpano e nel frattempo, nella lacerazione prodotta, infilatici dentro tutto il tronco. Quindi resta immobile’.”.

Fortunatamente questo inaspettato, quanto tanto atteso ultimo lavoro dei Verdena non costituisce il capitolo finale, ma la parte prima di quello che forse rappresenta l’apice di una lunga carriera partita dalle valli bergamasche e proseguita con dedizione e testardaggine fino ai giorni nostri, lasciando a bocca aperta ogni volta chi, con altrettanta dedizione e pazienza, ha atteso le loro eterne gestazioni, siano essi loro appassionati o produttori della casa discografica.

Endkadenz (Universal Music), presentato in anteprima in versione acustica in varie radio nazionali e in distribuzione dal 27 gennaio, è un album maturo, equilibratissimo, sottile e raffinato. La prosecuzione ideale delle sonorità abbozzate in Solo un grande sasso, perfezionate in Requiem e stravolte in Wow. La partitura si fa più curata, entrano in gioco strumenti nuovi e più dolci, i testi si fanno lievemente romantici (e credo in modo del tutto involontario) mantenendo però quelle parole cardine che non mollano mai, come alieni-vuoto-in noi-panico-perdersi, le radici grounge si percepiscono soltanto in qualche effetto qua e là che emerge tra chitarre acustiche e pianoforte, creando un effetto di distorsione del suono tremendamente malinconico, perché no, anche fastidioso, ma fascinoso; uno di quei suoni disturbanti che tuttavia non puoi non continuare ad ascoltare.

verdena2

Ed è così questo album, non puoi non ascoltare quello che c’è dopo, non puoi non stupirti nel sentire le infinite possibilità con le quali si può rifare un brano in versione live acustica rendendolo sempre diverso e nuovo, ma riconducibile immediatamente a loro.
Sempre e solo loro, che per questa sofferta produzione, piena di colpi di scena e intoppi, sono ritornati in sala prove e hanno scritto i pezzi partendo dalle jam. Il mondo va avanti e loro si isolano, comprano dei veri pianoforte, suonano tutti insieme in un pollaio in una frazione di Albino (Bergamo), pubblicano un doppio album. Proprio così, un doppio album come Wow, solo che oggi, nel 2015, la Universal i doppi cd non li fa più e così ecco spiegato l’escamotage dell’uscita del secondo volume di Endkadenz in estate, con buona pace di tutti i fans che dopo quattro anni devono aspettare ancora altri mesi.

E’ una lotta “alla Highlander” quella che i Verdena inscenano, dove alla fine non ne resterà solo uno, ma chi ha saputo capire e comprendere al di là di tutto. Un portare al limite della sopportazione chi li ascolta e li ama, perché qui di amore si tratta. Ci vuole tanto amore per riuscire a non arrabbiarsi con tutte le forze nell’ascoltare i vari crescendo di Contro la ragione, crescendo che mai si concludono, che non finiscono mai col botto, quello che tutti si aspetterebbero, no, cambiano ritmo, si acquietano, addolciscono, ripartono e poi svaniscono nel nulla, lasciandoti così, sospeso.

verdena3

La canzone più “battistiana” dell’album è una perfetta metafora del lavoro del gruppo: ti cattura da subito, ti porta verso una direzione e tu ti lasci guidare sereno, poi vira e aumenta di tono e allora ti fa credere che da lì a poco potrebbe succedere il putiferio, potrebbero scatenarsi tamburi, rullanti e distorsori in un grande caos liberatorio. Ed è lì che ti rendi conto che quello che ti aspetti non succederà. I Verdena non fanno quello che tu ti aspetti, quello che vorresti. I Verdena fanno quello che sentono. E il più delle volte è esattamente quello che vorresti sentire anche tu, solo che ancora non lo sai.

Gaia Badioni





COMMENTI

Lascia una risposta


Vedi tutto