Frosinone Culone, la vera storia dietro la leggenda

Frosinone Culone, la vera storia dietro la leggenda

I retroscena di una telecronaca mitica, tra Pugnitopo, guardalinee da intervistare e la Raiiiiiii


Il piccolo Fefè si alzò presto quella domenica mattina con una carica e una energia insolita. Non doveva fare nessun compito a casa o partire con la famiglia, ma c’era una partita nel primo pomeriggio, una di quelle imperdibile, tra le più importanti del campionato. Allo Stadio Rubens Fadini stava per arrivare il Frosinone e in palio c’era molto più che un derby del sud, ma l’accesso alla serie C1. Era una giornata di festa in tutti i sensi, anche perchè il giorno dopo sarebbe stato il 25 aprile, l’anniversario della liberazione d’Italia dalle forze occupanti. La città così si trovava spaccata in due, tra chi pensava solo alla partita e chi invece onorava i caduti e il passato della propria nazione. Per altro la stessa Giulianova aveva una storia che si intrecciava più volte con la Seconda Guerra Mondiale. Prima di tutto però c’era la Messa.

Fefè, vestito di tutto punto, esortava mamma Lucia e babbo Ezio a muoversi. Non c’era fretta e la partita sarebbe iniziata molto dopo la fine della Messa, ma Fefè era un fiume in piena. “Fefè, lo sai che ti portò, tenimme i biglietti e su!”. Papà Ezio cercava di tranquillizzare il piccolo ma era tutto inutile. Non solo la notizia dei biglietti non lo rassicurava, ma addirittura lo eccitava ulteriormente. Per Fefè il Giulianova calcio era tutto. Era il futuro mestiere, era il sogno, e la C1 era il premio tanto meritato che nessuno doveva e poteva togliergli.

La Messa a tal proposito era una tappa necessaria pensò, non solo perchè di doveva andare, come gli ricordava sempre la mamma, ma anche perchè aveva da chiedere due o tre cosette al Signore. Per esempio una bella vittoria, magari un 3-0 Signore, non chiedo troppo. E poi se riusciva anche un goal all’ultimo minuto del suo eroe, Sauro Pugnitopo. Bastava pochissimo per la promozione diretta in C1 e quindi non chiese altro. Quando la Messa finì e il parroco locale disse le magiche parole “Andate in pace”, quello fu il segnale della liberazione. Ora c’era solo la partita.

“Papà, papà e dici che il Frosinone non lo fa giocare allora a quello là?” e “Papà, papà, ma ci mettiamo vicini alla rete, ndo ci sta Toto o ciambellone??”, il pranzo era allietato da questo continuo sottofondo a cui ormai la famiglia era abituata. “Si, si” era la risposta paziente di Ezio, “Ma certo Fefè, ora però magn sta pasta!”. Non andavano spesso allo stadio, perchè papà lavorava anche tardi la sera del sabato sera e la domenica voleva starsene in panciolle sul divano, ma quando decidevano di andare a tifare il Giulianova era un’esperienza totale.

Alle 14 esatte, Fefè era già fuori dalla porta, con sciarpa in mano e colori giallo rossi da sventolare a profusione. Tirava letteralmente Ezio per il braccio. “C’è tempo! E basta!” ma anche se rischiavano di finire sotto una macchina, non gli importava. Dovevano essere i primi davanti ai cancelli dello stadio. Immaginava già i suoi undici titolari preferiti: Merletti, Ulivi, Pugnitopo, Dragone, Parisi, Briata, Di Bari, De Feudis, Caruso, Minuti e Palladino. Alcuni li aveva anche conosciuti dal vivo e loro stessi lo conoscevano. Era quasi la mascotte della squadra.

Il Frosinone non era solo una rivale, ma una rivale diretta. Era s oli 2 punti di distanza da loro, seconda, e mancavano solo 3 partite alla fine -compresa questa. Chiaro che una sconfitta o una vittoria sarebbero state determinanti. Il Frosinone (oggi in B e in lizza per i playoff della A) era più blasonato, più ricco, più storico, ma non era favorito, e veniva a casa altrui. Andava regolato e subito!

Mentre erano sotto alle gradinate, spintonando davanti ai cancelli per entrare, Fefè vide sopra di loro il mitico Francesco Marcozzi. Marcozzi era un’emblema, un simbolo, una colonna del tifo Giulianova. Senza la sua voce al commento le partite erano belle la metà. Aveva la passione di un tifoso e la preparazione di un giornalista, era un vero spasso e aveva un frasario e un gergo tutto suo. Quando guardò giù in direzione dei tifosi, fece il segno della benedizione, come fosse il Papa. Un classico che faceva sempre ridere tutti. Marcozzi uno di noi! scoppiò il coro.

Marcozzi le telecronache le faceva in mezzo alla gente, e da loro si faceva anche aiutare nei momenti più concitati. Facile capire quindi come più avanti diventerà assessore e vicesindaco del Comune di Giulianova. Fefè, che stimava e amava Marcozzi, però aveva un posto ben più lontano vicino all’amico Totò, detto o ciambellone per il salvagente che si portava sempre dietro allo stadio. Per sedersi comodo diceva, peccato che stava sempre in piedi però. Come una tigre si muoveva a destra e a sinistra, scattava alla minima occasione, inveiva, urlava, spiegava cosa succedeva a chi era distante anche a 100 metri. Totò era il Marcozzi del popolo.

“Oè Fefè, ch’a vincemm oggi?” disse Totò al suo piccolo amico non appena lo vide e gli diede un colpetto sulla spalla. “Certo certo!” rispose sorridendo Fefè. Papà Ezio sorrise anche lui, scompigliandogli i capelli “Totò, l’avessi dovuto vedere a chisto stamane….na furia!”. Fefè era già contro la rete a vedere i suoi eroi riscaldarsi nel pre gara. De Feudis e Dragone lo riconobbero gli mandarono un saluto. Tutto era pronto.

L’inizio fu però in salita. Dopo soli 12 minuti Pesacane portò il Frosinone avanti 1-0. Non solo era vantaggio, ma anche sorpasso in classifica. +1 e Giulianova seconda a 180 minuti dalla fine. Il morale scese subito a terra, ma la curva continuava a incitare i propri gladiatori. Totò si dimenava “Ma non si può accussì! Svegliaaa”. Fefè non era demoralizzato, c’era ancora tanto tempo ma ora era troppo concentrato, non parlava più, fissava immobile il campo.

Al 35esimo, dopo poco più di 20 minuti il pareggio di Minuti. Insacca di testa un cross teso. E’ parità! E la classifica si ribalta di nuovo. Il primo tempo si conclude in sostanziale parità. Una prima parte con il Giulianova in difficoltà e una seconda con il Frosinone costretto a difendersi. Nella pausa Marcozzi scende al bar con i tifosi. E’ un mormorio senza sosta ma Marcozzi non parla del risultato, o di meriti o demeriti. Parla solo dell’arbitro, Ayroldi di Molfetta. “Un incapace, un incapace!!”, una vista qua, una svista la, l’espulsione ingiusta di Di Bari al 40esimo lasciando i suoi in 10, condiziona la partita sostiene. Non è così, ma è influenzato dalla folla e poi è parte del personaggio. Fefè beve il succo alla pera e torna subito sugli spalti. Papà lo lascia andare da Totò e continua a discutere con Marcozzi “Ma non è l’arbitro, questi si devono svegliare!”.

Francesco Marcozzi, in carne e ossa
Francesco Marcozzi, in carne e ossa

Il Giulianova esce dagli spogliatoi spento, sembra stanco e il Frosinone continua a pungere. Dieci minuti di assedio sono il preludio per il 2-1 di Russo, al 61esimo. Una rasoiata da fuori area. Alè, è di nuovo Frosinone prima in classifica e virtualmente in C1. Fefè sbianca, come tutti quanti. Persino Totò si siede finalmente. C’è aria di rassegnazione, nessuno alza la testa. Il secondo tempo è partito troppo male e ora potrebbe finire anche peggio.

La partita si addormenta fino al 82esimo quando Il Giulianova si gioca il tutto per tutto. O la va o la spacca. Tutti avanti e le occasioni arrivano. Prima è Pugnitopo che con una girata al volo sfiora il palo, poi Minuti che tira troppo alto da posizione favorevole, poi Dragone. Nel mezzo un quasi rigore per il Frosinone ma Russo simula platealmente. I 7200 tifosi sono in subbuglio, l’aria è carica.

Al 90esimo il palo a portiere battuto, con una scalogna di tutti i colori, per citare il verbo Marcozzi. Sembra finita davvero stavolta. Non c’è modo che si possa cambiare il 2-1 scritto. Troppe occasioni sprecate, troppa sfortuna, si pensa già alle ultime due gare, sotto di 1 in classifica. Quando Pugnitopo si eleva e segna il goal del pari. E’ il 93esimo e mancavano meno di 60 secondi alla fine dei 4 di recupero. Lo stadio esplode. Il Giulianova è di nuovo sopra di 2 e la C1 è a un passo.

Marcozzi dimentica addirittura l’incompetenza dell’arbitro, Totò torna ad agitare il ciambellone, Ezio solleva in aria Fefè che grida e ringrazia Dio. Gli aveva chiesto 3 cose, ne ha azzeccata solo una, con il goal di Pugnitopo ma è abbastanza. Anzi, è tantissimo. “Grazie Dio! Grazie!!”. Il Giulianova finirà il campionato in testa e volerà in C1.

Quel giorno è ormai leggenda e a renderlo tale, la telecronaca di Marcozzi, di cui vi proponiamo un estratto.

Luca Fallati





COMMENTI
Lascia una risposta

Vedi tutto