Fiction, l’autunno caldo di Rai e Mediaset

Fiction, l’autunno caldo di Rai e Mediaset

Appurato che l’intrattenimento puro è in crisi, che il reality boccheggia, che il quiz è sepolto e che l’informazione tende sempre più a giocarsi su diverse piattaforme; la tv generalista si vota alla fiction per non morire


Per le ammiraglie di Rai e Mediaset la partita dell’autunno si gioca a colpi di storie e cast. La fiction acchiappascolti quella dalla storia più intrigante e con gli attori più popolari diventa strategica in tempo di crisi, quando andare sul sicuro per molti versi è un obbligo, in questo caso corroborato dai successi che, anche nella passata stagione, le serie made in Italy hanno riscosso tra il pubblico di Rai1 in primis e quindi di Canale 5.
Rai1 senza mezze misure: quattro serate di fiction su sette (le altre tre sono affidate allo show, sperando che funzioni) e si comincia con l’autunno. col via del cosiddetto periodo di garanzia, spazio a titoli dal successo appurato: nuovi quattro episodi del commissario Montalbano; la miniserie con Terence Hill A un passo dal cielo; quindi il commissario Nardone con Sergio Assisi e Gente di Mare di Alberto Negrin. Tra le produzioni più attese K2, film tv di Robert Dornhelm dedicato alla spedizione italiana del 1954 sulla seconda cima del mondo. Gli interpreti: Marco Cocci, Marco Bocci, Giorgio Lupano e Giuseppe Cederna.

Mediaset replica con altrettante serie dai successi consolidati. Si parte con I Cesaroni 5, fiction legata al volto di Claudio Amendola che quest’anno ritroverà Elena Sofia Ricci. Quindi Squadra Antimafia 4, con ben 12 puntate e Onore e Rispetto 3. La carta che a Cologno Monzese giudicano vincente è certo quella di Dallas, col ritorno delle avventure della terribile e ricchissima famiglia Ewing, serie che negli anni ’80 contribuì non poco all’affermazione delle tv di Berlusconi.

Tutto questo mentre nuove produzioni sono al via, sia in casa Rai sia in casa Mediaset, ma ne riparleremo. Nel mondo televisivo contemporaneo serpeggia un luogo comune, che in quanto tale ha qualche margine – solo qualche margine – di verità; il fatto cioè che le novità o la sperimentazione debbano essere lasciate alle reti “minori” o tematiche e che – in virtù del bisogno di non scontentare l’investitore pubblicitario – le ammiraglie debbano affidarsi solo ed esclusivamente a prodotti “garantiti”. Sbagliato, come i flop collezionati sia da Rai1 sia da Canale5 nella passata stagione dimostrano. Ad andare peggio sono stati i programmi d’intrattenimento – Grande fratello incluso –  basati prevalentemente su formule trite e rimasticate. Se la crisi economica può  costituire un ottimo alibi per certe scelte produttive, la crisi delle idee non ha giustificazioni. E il pubblico, che è meno sprovveduto di quanto la televisione italiana voglia farlo apparire punisce la mancanza di proposte. Il target cosiddetto basso rimane affezionato a santa Maria De Filippi e a Bonolis; quello più acculturato premia Fazio e l’informazione mentre una onesta fiction, con tutti i suoi limiti (non rientra nella categoria Montalbano, che è quanto di meglio la tv italiana abbia saputo produrre negli ultimi anni) alla fine mette d’accordo tutti.





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