Checco Zalone: l’intervista per Sole a catinelle, il suo nuovo film

Checco Zalone: l’intervista per Sole a catinelle, il suo nuovo film

Una lunga e divertente intervista quella di Malcom Pagani del Fatto Quotidiano, un’intervista politicamente scorretta!


Il 31 ottobre arriverà nei cinema Sole a catinelle, la nuova commedia di Checco Zalone – prodotta da Pietro Valsecchi -: una pellicola che sembra avere tutte le carte in regola per bissare i precedenti successo del comico, imitatore e attore e che come al solito avrà soltanto un compito, quello di far ridere e di piacere al pubblico.

Intervistato dal Fatto Quotidiano, Checco Zalone racconta il “peso” della popolarità e soprattutto l’ansia di dover essere colui da cui dipendono tante persone, colui che con i suoi film permette a intere troupe di lavorare e di vivere e la cosa non lo rende affatto tranquillo:

“A un carattere ansioso aggiungo l’intensa sfiga della mia condizione. Ho fatto fare i soldi e sono condannato a farne fare sempre di più. Detesto gli artisti che fanno finta che non contino. La prima volta che ho visto un set mi è preso un colpo. 70 persone, 70 famiglie, 70 bocche da sfamare. A qualsiasi uomo di coscienza il dubbio verrebbe: ‘Chi c***o li paga questi qui?’”.

Checco Zalone si dimostra attento all’andamento della nazione e a tutto ciò che lo circonda e trova che il successo, fondamentalmente sia un’arma a doppio taglio o almeno lo affronta così:

“Leopardi rispetto a me era un ottimista. Si rende conto che se “Sole a catinelle” fa 20 milioni di euro grideranno al flop? Ma siamo pazzi? Per tutelarmi ho scommesso con il produttore. Io ho detto una cifra, lui ha rilanciato. Vedremo”.

La carriera di Checco Zalone comincia sul palco di Zelig nel 2004, un inizio che l’attore ricorda così:

“A Zelig servivano molti pezzi e io comincio a fare avanti e indietro tra la Puglia e la Lombardia, mantenuto dai miei e senza una lira in tasca, per sostenere i provini. Il 23 luglio del 2004 dopo essere sceso dal Milano-Bari in un giorno di caldo infernale, zanzare e bestemmie, trovo mio padre: “Mò mi hai rotto i c*******, non c’ho più soldi, sto andando sotto in banca, falla finita”. Imbarazzatissimo, vado dal produttore: “Non posso più venire”. Senza fiatare, mi stacca un assegno da 5.000 euro. Mi sembrò Dio. Chi cazzo li aveva mai visti 5.000 euro? Ne prendevo 50 a serata per fare il piano bar, mi pagavo la benzina e a volte mi toccava vestirmi pure da babbo Natale”.

Sole a catinelle è il nuovo film di Checco Zalone e a raccontarlo ci pensa lui:

“Papà sfigato, bugiardo, pieno di debiti, inseguito dal mito di Berlusconi come da Equitalia, promette al figlio una vacanza da re in cambio di una superpagella scolastica. La pagella arriva, è piena di 10 e il padre prova invano a corrompere la maestra. Le spiega che il bambino è un pezzo di m****, un mascalzone, prova a fargli abbassare la media e non riuscendoci, in uno slancio di di ottimismo contro la crisi che ci attanaglia, carica la macchina, fa salire il ragazzino e punta verso il Molise. Il viaggio di piacere si rivelerà sorprendente […] La storia è molto semplice. Il mio personaggio è un vero bastardo. Potevamo facilmente scadere nella retorica e nel moralismo, disegnare come da copione i poveri buoni e i ricchi cattivi. Abbiamo preferito mostrare un disgraziato che si mostra più stronzo dei ricchi, ambisce solo ad assomigliargli e alla fine, diventa peggio di loro”.

 

Sole a catinelle, trailer ufficiale

 

 

Nonostante il successo, nonostante la fama e la fortuna, Checco Zalone vive ancora a Capurso (Puglia), perché?

“Non so sia inerzia oppure solo ozio. Di solito la vita ha ragioni molto più semplici. La mia compagna, Mariangela, viene da lì. Abbiamo una figlia di 8 mesi, Gaia e mia suocera che la accudisce. Quindi tutta questa poesia che dice lei, un po’ viene meno. Poi i baresi si considerano i migliori del mondo, non ti filano per partito preso e a Capurso ho già finito il giro delle fotografie. Ho pazientemente posato per chiunque e adesso sono un emarginato. Posso ancora cucinare le salsicce e sudare in mezzo al fumo senza che mi rompano i c******* […] Io sono normale. D’estate, con gli amici di sempre, abbiamo fatto una festa a Putignano. C’erano delle ragazze di Bari. Una si stupisce, passa vicino alla griglia e un po’ schifata, mi fa: “Che brutta fine che hai fatto”. Non aveva capito che non desideravo altro che stare in costume, bere birra e arrostire bistecche”.

Checco Zalone è ormai un personaggio di spicco, ma politicamente non si schiera e anzi tace ed è impenetrabile. Il motivo è molto chiaro:

“Sono totalmente agnostico. Lo giuro. Non so se è mancanza di strumenti per valutare o credere, o magari solo una posizione di comodo. Ma non ne soffro. Non ho mai sposato nessuna fede politica. Forse sono irrisolto. Forse, più probabilmente, non me ne frega niente”.

Fama, successo e critiche, ma dove si vede Checco Zalone tra dieci anni?

“Lontano dal Mulino Bianco, perché il politicamente corretto mi annoia e non riesco a rimanere distante dalla comicità. Spero che la vena non si esaurisca, ma ammetto, il problema me lo pongo. Diventerò mai un attore al servizio di un regista drammatico che magari sogna di cambiarmi? Me l’ha chiesto Virzì, è stato gentile, ma ho detto no. Se ci penso mi sento male. Se ci rifletto sul serio, cambio mestiere domani”.

(b.p.)

 

 





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