Bosone di Higgs: la particella di Dio parla anche italiano

Bosone di Higgs: la particella di Dio parla anche italiano

Un team di 18 persone dell’Università di Bari ha accompagnato e seguito da vicino le ricerche del Cern, ecco perché la “particella di Dio” è anche un po’ nostra


Quello che è accaduto ieri ha dell’incredibile. La scoperta del decennio (forse del ventennio) portata alla luce ieri cambierà il corso della fisica e della scienza. Con la scoperta del Bosone di Higgs finalmente si ha la certezza che tutte le particelle hanno una massa.

Il merito di questa scoperta è anche italiano. Una squadra di 18 persone provenienti dalla Puglia tra professori universitari, ricercatori, borsisti e dottorandi ha accompagnato negli ultimi 20 anni gli scienziati del Cern in questo studio così importante. Mauro De Palma, direttore della sezione barese dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e responsabile del team barese ha affermato:

“Bari ha avuto un ruolo importante in questo esperimento. Stiamo lavorando su questo progetto da 20 anni ed è per noi stato un momento di grande soddisfazione quello che ha portato alla scoperta del bosone di Higgs”

Ma cos’ha fatto praticamente la squadra dell’università barese? Qual è stato il suo compito per la scoperta della “particella di Dio”? Lo spiega il professore di fisica Augusto Garuccio:

“Abbiamo costruito tunnel di 27 chilometri sistemato all’interno del Cern all’interno del quale ci sono quattro centri di analisi dei dati. In uno di questi è stata sistemata l’apparecchiatura progettata dal nostro team, che ha quindi raccolto i dati per questo esperimento ed è costata tre milioni di euro”

18 persone, 20 anni di studio ed esperienze con persone e realtà diverse. Culture mescolate, competenze condivise e momenti di collaborazione ferrea e costante. Ecco com’è stato il lavoro di questa squadra che incessantemente ha dato il suo contributo alla scienza:

“Oggi è il primo giorno in cui tutto si è fermato. Dopo anni di frenesia, di scambio di email, di dati, oggi tutti hanno respirato. Sembra una situazione irreale. Da domani si ricomincia con gli studi, gli esperimenti, le analisi. La realtà è che qualsiasi cosa abbiamo scoperto rappresenta comunque un passo avanti, perché mai era stata individuata prima. E questo ci può aprire le porte per nuovi orizzonti di ricerca e di sviluppo e per capire meglio la materia e l’universo”

Ecco le parole di De Palma che, oltre a complimentarsi con la sua squadra per il lavoro svolto, ci tiene a dire che il merito di questa scoperta deve essere dato anche e soprattutto alla potenza tecnologica delle macchine che nel corso degli anni si sono evolute.

“È la tecnologia che ha condotto a questa innovazione e in questo settore hanno contribuito anche molte ditte italiane e pugliesi. Abbiamo sviluppato dei macchinari di altissimo valore, e questo non ha fatto altro che stimolare sempre di più il mercato della ricerca di soluzioni ancora più tecnologiche”

 

Fonte: Corriere della sera





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