50 Sfumature di Grigio, Milly D’Abbraccio dice la sua

50 Sfumature di Grigio, Milly D’Abbraccio dice la sua

La pornodiva italiana dice la sua a proposito del film, campione di incassi, che sta dividendo l’opinione pubblica.


Come abbiamo avuto modo di constatare in questi giorni, il fenomeno “Cinquanta Sfumature di Grigio” sta praticamente coinvolgendo tutti, nel bene e nel male. C’è chi ha trovato il film trash e decisamente al di sotto delle più rosee aspettative (rispetto al libro) e chi invece l’ha amato sin da subito. Viene da chiedersi, però, cosa ne pensino i pornodivi nostrani. Il Fatto Quotidiano ha così intervistato Milly D’Abbraccio che, di certo, non ha speso parole benevole nei confronti delle “Sfumature”.

Non è male, ma ovviamente l’impressione varia a seconda del grado di confidenza che si ha con il sesso estremo, a me non ha impressionato, alla mia compagna un po’ di più…Conosco bene il sesso estremo, sono una dominatrice, ma per praticarlo ci vuole molta psicologia, bisogna conoscere i limiti, altrimenti è pericoloso.

Continua poi Milly:

Chi vive a certi livelli ha bisogno di alzare il tiro, cerca adrenalina. Io li ho conosciuti. Alla fine degli Anni Novanta, a Milano, si è presentato un riccone e mi ha chiesto di andare con lui. Ho rifiutato. Dopo qualche giorno è tornato con una valigetta piena di soldi, l’ha aperta, ha rivoltato il contenuto sul pavimento, e mi ha detto: ‘Voglio che li raccogli con la fi*a. Se lo fai sono tutti tuoi”.

Milly ha anche parlato della sua prima esperienza con il bondage, protagonista di mezzo del film tratto dal romanzo di E.L.James.

A Hollywood a metà anni Novanta: entro in una villa di un produttore e vedo appese al muro le immagini di alcune sue serate. Cose pesantissime! Quel tizio amava farsi infilare gli spilloni nel petto e altre situazioni che non le racconto perché non potrebbe mai riportarle sul giornale. Anche se la mia prima volta è molto più in là nel tempo … A quattordici anni avevo una baby sitter molto particolare, scherzava, stuzzicava, provocava. Alla fine, gioco su gioco, l’ho legata al letto e non mi sono fermata. Da quel giorno ho capito molto di me, delle mie attitudini.

Simona Vitale





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