Forza Horizon Recensione XBox 360 – Quando il simulatore e l’arcade si fondono lontano dalle piste

Forza Horizon Recensione XBox 360 – Quando il simulatore e l’arcade si fondono lontano dalle piste

La recensione di Forza Horizon, capitolo a parte della serie automobilistica Forza Motorsport, che lontano dalle piste trova nuova linfa nella dimensione free roaming


Dopo 4 capitoli di enorme successo, la serie Forza Motorsport si è trovata davanti a un bivio; continuare su questa falsa riga e riproporre l’ennesimo episodio privo di reali innovazioni o compiere un gesto coraggioso e cambiare radicalmente concept? Non è un problema da poco quando ti trascini dietro milioni di utenti coltivati e coccolati negli anni. Eppure qualcosa andava fatto, perchè anche se è vero che Gran Turismo non si è mai effettivamente cambiato look, alla lunga il more of the same può stancare e se il videogiocatore medio deve spendere una settantina di euro ogni anno per 1 circuito nuovo e 3-4 macchine inedite, magari ci ripensa e continua a giocare al capitolo già in suo possesso. Così i papà di Forza, Turn 10 e Playground Games hanno deciso di lanciarsi in Horizon e affrontare l’abisso. PS: si lo so che han fatto il 5 anche,  quindi al bivio si sono semplicemente scissi, ma #stacce.

Guarda mamma, senza circuito! Horizon è rivoluzionario per la serie di Forza. Niente più circuiti, niente più strade chiuse, tutto open world, free roaming à la Need for Speed (non tutti, ma gli Underground, Most Wanted, Carbon etc… si). Niente più costrizioni, limitazioni e quant’altro. Forza si mette la camicia hawaiana e decide di spassarsela. Ci troviamo in un mondo di vaste dimensioni dove ad ogni angolo è possibile unirsi ad una gara (clandestina o non) o è possibile sfidare i piloti che incontriamo in giro per le strade cittadine. Sterrato, asfalto, centro storico o autostrada, la gamma di scelta è molto ampia così come la tipologia di competizione e di avversari. I circuiti chiusi rimangono e sono ricavati dall’universo open world, ma la corsa a tappe, già introdotta dal terzo capitolo, qui trova la sua piena consacrazione. Finalmente insomma qualcosa di diverso, non originale, perchè alcuni competitors avevano già sviluppato questa modalità da tempo, ma apprezzabile, soprattutto quando dietro ci sono gli sviluppatori del simulatore di guida numero uno al mondo, attualmente.

Object in the mirror are less funnier than they appear. Uno spasso vero? Si, ma con moderazione, ovvero, sulla carta sembra molto più divertente di quello che poi realmente è. Perchè quella tua anima da “simulatore di guida numero 1 al mondo” non la metti di certo via nell’armadio così facilmente, ti rimane addosso. Quello che Horizon voleva fare a tutti i costi era far avvicinare al marchio anche i videogiocatori meno seri, quelli più arcade. Creare quindi un titolo molto più “sciallo”, meno attento al taglio delle curve, alla guida perfetta, al settaggio ideale e calibrato della macchina e più accessibile a chi vuole solo fare il ganassa con le macchinine. E il rischio era quello di fermarsi a metà strada, fare un ibrido. I creatori di Forza, così rigidi e appartenenti a un mondo che  privilegerà sempre il realismo estremo, si gettavano in un universo in cui il divertimento incosciente la fa da padrona. Si capisce già che ci troviamo di fronte a uno scontro di vedute, forse inconciliabile. Perchè sono due modi di vedere le corse automobilistiche in maniera opposta.

100 km/h, staccata e curva a 90°. Il risultato finale è ambivalente. Horizon è un arcade molto serio e allo stesso tempo un simulatore allegro. Il giocatore che arriva dal mondo arcade, sarà deluso dalla rigidità del gameplay. Emblematica è la curva descritta poco fa, che il nostro amico prenderebbe a 200 allora, con frenata in leva e cuore in gola. In Horizon vi trovate spalmati contro il muro, in un Grid qualsiasi tirate fuori la manovra da incorniciare. D’altro canto il pilota provetto da videogames che ha comprato persino volante, pedali e guanti da pilota, imposta la curva con il compasso ma poi si accorge che perde troppa strada in confronto agli avversari, ben più buzzurri nell’approccio ad essa. Ne carne ne pesce, un risultato che scontenta tutti? No, ma qualcuno rimane chiaramente deluso, ed è il giocatore arcade. Forza Horizon rimane un titolo Forza e su alcuni aspetti della guida rimane intransigente, con il divertimento a farne le spese. I fans fedeli della serie rimarranno invece piacevolmente sorpresi dall’innovazione stilistica e ambientale e dopo degli iniziali aggiustamenti se lo godranno a pieno motore.

Tamarrate e livello dell’olio. Le dinamiche del gioco rimangono tuttavia identiche. Esistono ancora le classi delle auto, i diversi eventi sbloccabili solo in base alla evoluzione della propria carriera e i potenziamenti/modifiche (semplificate) ai nostri bolidi. Quello che viene inserito è una trama collante molto clichè e molto basilare che ci accompagna nella nostra scalata tra i migliori piloti di Horizon. Boss di livello, sfide personali, sottotrame che… bò, non è che sia così fondamentale. Fondamentalmente è tutto molto tamarro, racchiuso nel mondo delle musica dance techno tunz tunz, con personaggi spavaldi/spacconi e dalla bocca larga. Ma ricopre un’importanza così marginale che fottesega.

In definitiva – Bandiera a scacchi. Forza Horizon è un’interessante spin off della saga Motorsport capace di proseguire, in seguito, sulle proprie gambe. E’ un mix fortunato dell’impossibile connubio tra arcade e  simulazione, bravo a mantenere le dinamiche originale e ad esportarle in un universo open world. Dal punto di vista visivo cede un po’ -i modelli delle auto sembrano leggerissimamente inferiori al capitolo 3 e 4- ma era prevedibile. Insomma, un titolo che accontenterà i fans ma che forse deluderà leggermente i casualoni o gli arcade-isti più sfrenati.

VOTO FINALE 7+





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