Tavecchio, il pregiudicato, 71enne, razzista che voleva diventare presidente FIGC

Tavecchio, il pregiudicato, 71enne, razzista che voleva diventare presidente FIGC

Carlo Tavecchio parla di ringiovanimento del calcio italiano ma con la sua età e la sua mentalità lo rimanda ai tempi della pietra, e a breve potrebbe diventare presidente FIGC, grazie all’appoggio dei presidenti delle squadre di Seria A


Ancora fanno discutere le frasi di Carlo Tavecchio, pronunciate all’indirizzo degli stranieri presenti nel nostro campionato di calcio. “In Italia è titolare nella Lazio uno che fino a ieri mangiava le banane” questo il virgolettato del 71enne,  durante l’assemblea estiva della Lega Dilettanti del 26 luglio, riferendosi al fantomatico Opti Pobà, nome di fantasia, ma pericolosamente simile a quel Paul Pogba della Juventus vicino all’addio sotto le offerte faraoniche dei club di mezza Europa. Una gaffe a cui ha tentato subito di mettere una pezza, da buon politicante italiano, ma che segna irrimediabilmente la sua candidatura a presidente FIGC, dove è in lotta con Demetrio Albertini, ex giocatore del Milan e da quasi 7 anni vicepresidente federale, dopo la dimissioni di Abete, rassegnate dopo la sconfitta dell’Italia ai Mondiali.

Tavecchio si propone come nuovo volto del calcio italiano, come uomo adatto per il ringiovanimento e pulizia dell’immagine della nostra Serie A e serie minori ma di pulito nel suo passato c’è ben poco. Eppure se non fosse stato per la “gaffe” razzista, oggi nessuno si scandalizzerebbe della sua candidatura a un’importante carica sportiva italiana. Una polemica che avrà anche sicuri effetti sul calciomercato estivo ancora in corso e che lascia allibita e scandalizzata la stampa estera.

Non sono razzista, cerca di difendersi Tavecchio, ma quelle frasi lasciano adito a pochi dubbi e soprattutto offrono un succulento banchetto su cui le diverse “fazioni” politiche si possono lanciare con rinnovato vigore, in questa sonnolenta estate. PD e SEL (oltre a AssoCalciatori, Damiano Tommasi presidente, e AssoAllenatori, Renzo Ulivieri presidente) attaccano e si dichiarano indignati, sconcertati e irritati dalle frasi pronunciate dal candidato alla poltrona, mentre l’opposizione di Forza Italia lo difende e parla di strumentalizzazione. Ed ecco che abbiamo già sforato nel caso politico, alimentato e forse già spento dalla chiosa di Renzi, che parla di clamoroso autogol, ma al contempo di rispetto verso l’autonomia della Federcalcio, che quindi deciderà da se se la candidatura è ancora valida o è da ritirare, senza intromissioni dall’esterno.

Il problema è però un altro, e sebbene la frase razzista sia esecrabile, ci sono altri motivi per cui la candidatura di Tavecchio non dovrebbe essere presa in considerazione. Prima di tutto la sua età, parliamo di un uomo nato nel 1943, lontanissimo anagraficamente da chi gioca, tifa e dirige il calcio oggi, in una società e uno sport sempre più variegato etnicamente parlando.

Il principale motivo per cestinare la sua candidatura, dovrebbero essere tuttavia alcuni suoi trascorsi con la giustizia per niente candidi. Come riporta il giornalista del Fatto quotidiano, Emiliano Liuzzi, “[Tavecchio] E’ stato processato e condannato cinque volte: condanna a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuato in concorso, 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell’Iva, 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative, 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie, 3 mesi di reclusione nel 1998 per abuso d’ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, più multe complessive per oltre 7.000 euro. ” Uno stinco di santo.

E il web intanto già ci ironizza su. In rete e su Twitter c’è chi dice che con un curriculum del genere, altro che presidente FIGC, dovrebbe essere ministro, mentre altri si divertono a creare immagini ricche di banane e per tutti è già diventato “Il banana” ed è nato il movimento NO TAV-ecchio. Ironia e qualche polemica a sfondo politico, ma come ricorda Albertini “Sono sconcertato dalla frase su Opti’ Poba’ e le banane. Ma non so se essere ancora più allibito dal silenzio che le ha circondate”. Perchè questa è l’Italia, tutti pronti a attaccare il razzista famoso di turno, ma una volta passata la prima fase di popolarità, si è i primi a comportarsi nello stesso modo.

Il problema razziale negli stadi italiani non è una novità e non è neanche di lieve entità. I cori razzisti, i buuuu prolungati, gli striscioni e le conseguenti uscite dal campo dei giocatori stranieri bersagliati, per protesta sono all’ordine del giorno. Si chiudono le curve, si attuano multe, ma la situazione non cambia. E in che modo potrebbe cambiare con un Tavecchio alla guida? In passato Kevin Prince Boateng, ha lasciato il suo Milan, la compagna Melissa Satta e la città che tanto amava, Milano, per evitare di essere ancora al centro di questi gesti tanto civili delle tifoserie.

E il prossimo chi sarà? Pogba? O altri, come gli italiani Ogbonna e Balotelli, già con mezzo piede fuori dall’Italia? Il problema degli stranieri nel nostro campionato è evidente, in quanto mina il settore giovanile e i vivai, capaci di sfornare ogni anno talenti tutti Made in Italy, a cui vengono preferiti tuttavia coetanei proveniente dall’estero. Si deve trovare una soluzione, la invocano tutti a gran voce, ma c’è modo e modo. Non si deve alimentare l’odio -che sfocia poi nel peggiore dei modi, con i nostri giovani al centro, come il deprecabile scontro avvenuto tra due giocatori delle giovanili, dove un italiano ha dato del vu cumpra all’avversario- ma imporre delle limitazioni al tesseramento.

Intanto l’11 agosto si terrà la votazione che funzionerà in questo modo: Serie A (20 club) 12% del totale dei votanti, Serie B (21 club) 5%, Lega Pro (60 squadre) 17%, Lega Dilettanti (90 squadre) 34%, Assocalciatori (52 delegati) 20%, Assoallenatori (26 delegati) 10% e AIA 2%. Ci saranno tre votazioni, per vincere la prima servirà il 75% dei voti, 66% la seconda e il 51% alla terza. Tavecchio è appoggiato dal laziale Lotito, e dalla sua ci potrebbero essere altri 18 presidenti di Serie A, chissà però se dopo le ultime polemiche, lo status quo sarà ancora questo. Luigi Salomone, di Radio Manà Manà, intanto scherza sull’amicizia Lotito-Tavecchio: “Fa riflettere come Lotito sia riuscito a convincere 18 presidenti di Serie A a votare Tavecchio, tra cui lo stesso Giulini e poi non abbia concluso con lo stesso presidente del Cagliari la trattativa di Astori…”.

Vedremo come voteranno i presidenti della Serie A -la Fiorentina ha già negato il suo supporto, mentre Andrea Agnelli della Juventus, ancora si ricorda delle stoccate scambiate poche settimane fa- e del calcio italiano dopo tutta questa bufera che si è creata. Dal canto suo Tavecchio non ritira, chiaramente, la sua candidatura e anzi si dichiara amareggiato per il peso che è stato dato alle sue parole.

Nella sua conferenza stampa durante l’assemblea estiva della Lega Dilettanti, per tornare all’inizio di tutto, ha anche annunciato alcune cose interessanti, extra razzismo, riguardo quello che intende fare se diventerà presidente federale. Ad esempio obbligare i club di serie A a creare una squadra femminile, risanare il bilancio e la scelta del nuovo allenatore della Nazionale. I nomi in ballo, Conte, Guidolin e Mancini, dice di non averli ancora incontrati ma se le cose si protrarranno ancora per lunghe, è pronto a mettere sulla panchina Gianni Rivera per la prima amichevole contro l’Olanda, in programma il 4 settembre.

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Luca Fallati





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