NBA – Sterling: “Non sono un razzista e non vendo i Clippers”

NBA – Sterling: “Non sono un razzista e non vendo i Clippers”

Continua l’epopea Sterling, accusato di razzismo giorni fa, oggi il proprietario dei Clippers ritratta in una nuova conversazione registrata


Donald Sterling, proprietario dei Los Angeles Clippers, franchigia NBA attualmente in corsa nei playoffs per il titolo 2014, si difende dalle accuse di razzismo piovutegli addosso dopo che una registrazione privata tra lui e la sua giovane fidanzata mulatta, lo avevano inchiodato, mentre di lasciava andare a commenti poco corretti verso varie minoranze e verso Magic Johnson, ex asso dei Lakers. In che modo si difende? Ovviamente con una nuova registrazione, stavolta telefonica.

In questa lunga telefonata con un amico, Sterling tiene a precisare diverse cose. Prima di tutto che non può essere costretto a vendere la sua squadra, la NBA non può obbligarlo, ed essendo lui un avvocato queste cose le sa. Poi passa direttamente al tema razziale e rivendica a gran voce di non essere un razzista “Pensi che io sia un razzista?” chiede all’amico “Non pensi che io non abbia altro che amore per tutti? Sai che non sono un razzista!”.

Continua riferendosi ai suoi giocatori, ai suoi dipendenti “Come fai a essere razzista in questo business? Ma tu pensi che io dica al coach di prendere solo bianchi (Rivers, il coach è nero, dopo anni di allenatori bianchi) o di prendere i giocatori migliori che ci sono?”. Sottolinea inoltre le sue radici, ricordando che prima di tutto di essere un ebreo e secondo di essere nato e cresciuto a East Los Angeles, una zona dove non è facile sopravvivere se odi le minoranze.

Chiude infine con un po’ di dispiacere che nessuno, dai suoi giocatori come Paul o Griffin, o lo stesso Magic Johnson, non siano venuti a parlare con lui, a chiedere sue spiegazioni. “Mi spezza il cuore che nessuno sia venuto a parlarmi, nessuno!”. Sterling verrà obbligato a breve a vendere la squadra. In fondo, un presidente bianco e razzista, se la caverà con una multa da 2 milioni di dollari, un ban a vita dalla NBA e circa 600 milioni di dollari di guadagno per aver venduto la sua squadra. Punizione?

Inutile commentare anche la telefonata, guarda a caso uscita adesso e ben “scritta” in ogni sua parte. Per Sterling parlano i fatti, al di la di quella registrazione in cui si sfogava gelosamente con la fidanzata, ma c’è il litigio con Elgin Baylor, suo vecchio dirigente di colore, ci sono le storie che circolano sul suo passato da costruttore edile che non voleva affittare alle minoranze, etc…

I risultati della notte NBA: Miami Heat 94 Brooklyn Nets 82, sesta vittoria di fila per gli Heat e record 6-0, volano a vele spiegate verso le finali di Conference;  San Antonio Spurs 114 Portland Trail Blazers 97, gli Spurs sono 2-0 nella serie e dominano i giovani Blazers. Durant ha vinto l’MVP mentre Crawford è il sesto uomo dell’anno. [l.f.]





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