NBA Finals – San Antonio è campione per la quinta volta, Miami schiantata 4-1

NBA Finals – San Antonio è campione per la quinta volta, Miami schiantata 4-1

I San Antonio Spurs vincono il loro quinto titolo e liquidano gli Heat in 5 gare secche, MVP delle finals è Kawhi Leonard, è la rivincita della bruciante sconfitta del’anno scorso


Campioni del mondo, i San Antonio Spurs vincono le NBA Finals per la quinta volta nella loro storia (1999, 2003, 2005, 2007, 2014) tutti nell’era Duncan – Popovich, una delle coppie meno appariscenti e più vincenti della storia di questo meraviglioso sport. Si devono inchinare anche i Miami Heat di Lebron James, Dwayne Wade e Chris Bosh, la squadra che l’anno scorso li eliminò all’ultimissimo tiro, a gara 7, la squadra costruita in un estate, tramite i soldi, e che forse oggi dopo 4 anni e 4 finali NBA ( 2 vinte) di disgregherà per sempre. Kawhi Leonard MVP è il simbolo di una dinastia che non vuole conoscere una fine. Viva gli Spurs campioni!

Nessuno l’avrebbe mai predetto a inizio finals che San Antonio avrebbe vinto così facilmente, neanche dopo le prime 2 gare in Texas dove Lebron e soci avevano dominato e se non fosse stato per i crampi avrebbero forse fatto bottino pieno, 2-0. Ma così non è andata -a proposito di rimpianti, Duncan sbagliò il layup del 4-2 finale in gara 6 l’anno scorso, inutile parlare dei se e ma, e recriminare o parlare si fortuna/sfortuna- e gli Spurs festeggiano ancora una volta. MVP è stato un ragazzo che prende un nono dello stipendio di Lebron o Wade, che non parla molto ma fa molto, che non ha ancora 23 anni e che non è mai stato nella sua vita All Star, Kawhi Leonard. Vince una squadra che viene da una piccola cittadina, silenziosa, in cui nessuno vuole andare perchè non c’è niente, che non ha mai fatto grandi acquisti, non ha mai strapagato nessuno, non ha mai alzato la testa e ha sempre lavorato duro, che è riuscita a mantenere intatto e vincente un nucleo formato attorno a Duncan-Parker-Ginobili grazie ai due geni, il GM Buford e il coach Popovich.

Una squadra che è composta da mille nazionali, la Francia, l’Argentina, il Brasile, l’Inghilterra, l’Australia e naturalmente l’Italia di Marco Belinelli, primo giocatore azzurro a giocare una finale NBA e a vincerla. Da San Giovanni in Persiceto, passando per la Virtus di Bologna, l’approdo in America girovagando da una squadra all’altra, alla ricerca dei suoi spazi, del suo ruolo, di minuti per dimostrare chi fosse. Adesso ce l’ha fatta, ha un anello al dito. Nelle finals ha giocato poco ma ha dato il suo contributo sempre, con carattere, con coraggio, in pieno stile Spurs.

E ora che succede? San Antonio andrà avanti, forse ancora un paio d’anni con Duncan e Ginobili prima che questi appendano le scarpe al chiodo, mentre per Parker c’è ancora tempo. Poi ripartirà e lo farà come al solito low profile, continuando a vincere. Per Miami invece è la fine di un’era, molto vincente, straordinaria, odiatissima e invidiatissima. Lebron potrebbe andarsene -ma dove? Tornare davvero a Cleveland per vincere a casa propria?- Wade idem, ma forse sarà proprio Bosh il primo a lasciare la Florida. Ancora non si sa nulla ma questa sconfitta pesa e rimescola le carte in tavola, come si può continuare quando è palese che le cose non funzionano, dopo che la squadra era diventata Lebron e basta?

E un altra stagione NBA è finita, ci rivediamo a Ottobre per la 2014-2015 e nuove avventure con i ritorni di Kobe Bryant, Danilo Gallinari, Derrick Rose e tanti altri e forse con tanti grandi giocatori in squadre diverse, da Rondo a Love a Camrelo Anthony. Sarà un’altra grandissima stagione e noi ve la racconteremo. Per adesso buona estate, buon Draft (il 26 giugno) e ricordatevi che vi terremo aggiornato sui maggiori scambi per tutta l’off season. [l.f.]

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