Brasile Mondiale 2014 Argentina Messi male per la finale

Brasile Mondiale 2014 Argentina Messi male per la finale

L’Argentina va in finale del Campionato del Mondo incontrando la Germania ma del fuoriclasse nemmeno l’ombra. Forse perché ieri pioveva.


È stato un Mondiale bruttissimo e non sarà di certo la finale per la conquista del trofeo a risollevarne le sorti e soprattutto la qualità. Tutto il peggio che si poteva vedere del calcio si è visto. Di tutto tranne il calcio. Morsi, infortuni, litigi, dichiarazioni, dimissioni e lacrime. I tanto attesi Campionati del Mondo di Brasile 2014, vale a dire quelli nella terra definita la patria del calcio, stanno per concludersi. Le due pretendenti al titolo sono state designate, Argentina e Germania.

Due scuole calcistiche con una grande tradizione alle spalle si affronteranno per gli ultimi novanta minuti di gioco, domenica, in quello che viene definito il tempio del calcio brasiliano. Il Maracanà si lustrerà nuovamente gli occhi davanti ad una partita di livello internazionale. Ma per vedere cosa ? Sulla carta si tratta della finale dei Campionati del Mondo di Calcio. Ma che tipo di calcio si è visto finora ? Di fuoriclasse neanche a parlarne.

Il povero Di Stefano si ruoterebbe di novanta gradi nel posto dove riposa da qualche giorno. Di fuoriclasse come lui, Piola,Pelè, Eusebio, Cruijff, Best, Beckenbauer, Platini, Baggio e Maradona, solo per citarne alcuni di veramente grandi, nemmeno l’ombra. Eppure mai Mondiale come questo ha voluto dare spazio agli individualismi. Il risultato è stato deludente, scadente. Coloro che su Twitter, Facebook e Instagram sono dei veri fenomeni, sul campo si sono dimostrati assolutamente incapaci. Incapaci di essere protagonisti, incapaci di condurre le proprie nazionali con la loro forte personalità.

Solamente qualche giocata, di dovere, osannata dai media per nasconderne la delusione. Sembrano lontani i tempi di Maradona quando vinceva da solo i Campionati del Mondo e che piangeva come un bambino quando li perdeva. Sembrano lontani, ma sono dietro l’angolo. Il suo DNA è da campione. Il suo DNA è fatto di amore verso questo sport, che gli ha dato tutto in campo ma che gli ha tolto tutto fuori, anche l’anima. Di personaggi simili in questo Mondiale non ve ne sono stati. Nemmeno Neymar, sul quale pesa probabilmente la bufala dell’infortunio.

La Rai nella serata di ieri ha mandato in onda un video pirata del calciatore brasiliano che gioca in piedi con il cellulare, appoggiato di schiena ad un palo. Nello stesso video, passeggia tranquillamente con una maglietta attillata che svela l’assenza di un probabile busto o fasciatura. Verrebbe da chiedersi se è questo il calcio di oggi ? Davanti a queste immagini o alle dichiarazioni del CT della Nazionale brasiliana, rilasciate in conferenza stampa, sui sei minuti di delirio della propria squadra. Non sono stati sei minuti, il Brasile ha continuato a subire gol anche nel secondo tempo.

È questo il delirio, il delirio di un giocattolo, il calcio, che quando lo si porta a rottura nessuno poi ne risulta responsabile. Molte delle grandi Nazionali partecipanti dovranno fare il mea culpa al termine del torneo. Alcune lo stanno già facendo, l’Italia, e altre si accoderanno. Ma è l’interpretazione moderna del calcio che va cambiata, e non si intende quella giocata.  Trattasi di quel calcio che sta fuori dal suo terreno erboso. Lontano, molto lontano per poter capire che alla fine deve essenzialmente essere solamente un gioco.

 

Francesco Serviente





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