Vasco, cronistoria di una brutta estate

Vasco, cronistoria di una brutta estate

Brutta estate quella che si sta chiudendo, per il rocker nazionale moderno per eccellenza, Vasco Rossi. Sì perché, già gli…


Brutta estate quella che si sta chiudendo, per il rocker nazionale moderno per eccellenza, Vasco Rossi. Sì perché, già gli appassionati di musica si sono beccati tra capo e collo di sorpresa la scomparsa violenta a soli 27 anni di Amy Winehouse, poi un giorno anche Vasco Rossi, ha dato segni di scoramento.

 

All’inizio, fu un concerto fermato a causa di dolori al costato “ma starò via poco”. Subito è serpeggiato il dubbio e contemporaneamente c’è stato il classico cretino che ha gridato al tumore, sì certo, la prima idea possibile per chiunque. In un tripudio di messaggi e post via internet, che ha catapultato milioni di italiani nell’era della globalizzazione e dei social network, il rocker di Zocca scriveva e scriveva, e diceva e raccontava ogni giorno qualcosa (e ancora racconta).

Poi, la verità è venuta fuori, piano, Vasco non è ricoverato perchè si è scassato una costola cadendo, era abbastanza probabile oltretutto, non è mica più un bambino, è che tramite Facebook ha rivelato: “sono stato depresso per molti anni, quasi dieci e sono vivo solo grazie ai miei medici ed alle loro medicine”, brutto mix per altro, storicamente parlando e non solo nel mondo della musica.

Comunque, il re era nudo e si è offerto così, difetti e problemi compresi agli afecionados, che ha poi definito non semplici fan, perchè sarebbe riduttivo.

 

Distribuendo forza e positività a go go, anche con uno degli ultimi successi “Sono ancora qua!”, Vasco ha chiarito che non ha mezza intenzione di chiudere la sua carriera. Adesso però, il figlio, come molti suoi ragazzi “di una generazione di sconvolti che non ha più santi ne’ eroi”, fatta per urlare “vado al massimo” e sperare in “una vita spericolata”, per qualche anno si è divertito, ora deve stare calmino. Come detto, non è più un bimbo, le Lucky Strike le ha già maledette da anni e c’è questa macchia tra la spalla ed il collo che non sarà niente, ma non si è sicuri di cosa sia.

Non resta che incrociare le dita come fanno quelli che non si possono definire fan. Poi, un giorno, chissà perchè, scatta un attacco ad un collega, Luciano Ligabue, che nemmeno risponde praticamente alle accuse di essere “causa dei mali pensieri di ipotetiche gare (forse come quella tra Duran Duran e Spandau Ballet?)” mai smentite la Liga? E nemmeno mai aperte pare, sarà stato uno sfogo legittimo in un momento di crisi. Fatto sta che sono stati tanti i concerti fatti saltare ed è stato lungo il periodo di riabilitazione al quale è stato condannato dai medici. E lui, che non ha nemmeno potuto presentare alla proiezione del documentario sulla sua vita offerto al pubblico a Venezia, costante come un vampiro, torna ogni notte sul suo profilo per incontrare i suoi “non fan”.

Il pensiero che viene da uno che si ritiene fan è il seguente: tutti dobbiamo morire, vediamo di farlo il più in là possibile nel tempo eh? (Davide Rabaioli)

 

Questa storia qua” , immagini dal docufilm firmato da Alessandro Paris e Sibylle Righetti che  restituisce un ritratto inedito della rock star.





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