Springsteen espugna il Bernabeu, batte ogni record e commuove ricordando Clemons

Springsteen espugna il Bernabeu, batte ogni record e commuove ricordando Clemons

Un anno fa esatto è morto Clarence Clemons, la spalla di Bruce Springsteen sul palco. Viene ricordato durante i concerti in due occasioni: la prima, insieme a Danny Federici in “My City of Ruins”, la seconda, con tanto di video super emozionale, in “10th Avenue Freeze Out”. Ma non è solo questo. La sensazione è che il suo amico “Scooter” lo stia omaggiando, data dopo data, a suon di concerti che entrano nella storia.


Domenica sera al “Santiago Bernabeu” di Madrid, tre ore e quarantotto minuti spaccati di musica e misticismo: gli esperti dicono si sia trattato dello show più lungo di tutti i tempi. Archivi alla mano, lo è. Io sono uscito devastato anche da questo show e oggi ho un cerchio alla testa che spero si volatilizzi in volo per Milano. Già, perchè domani di buon’ora la mia compagnia di scappati di casa, padri di famiglia, groupies senza patria si muove in direzione Montpellier, la città dei campioni di Francia del calcio. Le solite fonti non autorizzate dicono che possa essere la vera serata tributo a Clemons un anno dopo la sua scomparsa. I “ragazzi” sognano l’esecuzione di “Jungleland” con l’assolo che ti prende il cuore eseguito dal nipote Jake, che sta facendo bene il suo dovere. Personalmente – questo è un discorso molto egoistico e che si espone a grandi critiche – “Jungleland” dal vivo se n’è andata insieme a Big Man. Ma non voglio tediarvi con i miei perchè e con astrusi discorsi di tipo personale.

 

Il “Bernabeu” era un catino bollente. Il colpo d’occhio, da togliere il fiato. E’ uno stadio che non finisce più, ieri pieno di persone accorse per un rito. Springsteen ha ospitato sul palco il suo vecchio amico Southside Johnny, e ci siamo divertiti tantissimo assistendo a un duetto in pieno Jersey Style: sembrava di stare a Asburj Park tanti anni fa. Poi ha eseguito per la prima volta una canzone ripescata per il disco “The Promise”, “Spanish Eyes”: attesa da almeno tre settimane, era logico aspettarsela in chiusura della lunga “gita” di Spagna. Il ritorno verso l’hotel è stato un mezzo incubo: non azzardatevi mai, qui, a cercare un taxi dopo un evento sportivo o musicale. Stareste due ore in compagnia di altri mille sventurati senza bussola e senza speranza. Ci siamo consolati con la sagra del pulpo alla gallega, il pan tomate col prosciutto e fiumi di Tinto de Verano, che è diventata la mia droga legalissima preferita.  Ora si parte per Montpellier: furgone alle sette e mezza del mattino dal Forum di Assago, arrivo previsto nel primo pomeriggio. Altre 24 ore di ordinaria magia. (Gianmaria Vacirca)

 

L’avventura quotidiana di Gianmaria Varirca sulle strade d’Europa, su barracudarocktour.it.





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