Springsteen, da Montpellier all’Isola di Wight

Springsteen, da Montpellier all’Isola di Wight

Gente tranquilla i francesi di Montpellier. Tutti belli ordinati nella “Park & Suites Arena” – un palasport concepito come uno stadio in piccola scala – si sono scaldati il giusto. In 12mila, cifra che arrotondiamo per difetto, si sono fatti battere nel ballo persino dagli americani. “E quando un americano batte nel ballo qualcuno a un concerto del Boss – mi diceva la mia amica Gina, siciliana dell’Ohio – non è un gran segno”


Springsteen – si, el suona semper lù – ha pure fatto una dedica speciale alla locale squadra di calcio campione di Francia, all’interno di una delle rarità della serata, “Growin’Up”. Non hanno fatto una piega, ma si dai, forse mezza. “Se fosse accaduto col Genoa – mi diceva il mio compagno di viaggio di Torriglia – sarebbe venuto giù lo stadio. Anche perchè l’altra fazione (la Doria) se la sarebbe presa a morte”. Catalani, italiani, spagnoli, qualche Harleysta di livello, un pugno di ultrà e un numero più che accettabile di transalpini doc hanno però contribuito alla perfetta riuscita della serata. Perchè, avevate forse dei dubbi? Per Bruce e la sua band si è trattato del primo concerto indoor del tour europei – gli altri saranno sempre in Francia, a Bercy il 4 e 5 di luglio – di un ritorno all’eccellenza della normalità (28 canzoni e tre ore di show), di una bellissima occasione per regalare delle perle agli irriducibili, premiate dal sound infinitamente migliore rispetto a uno stadio. “Growin’Up”, “Fire”, “Point Blank”, tre perle nella notte che da sole ci hanno dato l’energia per tornare a casa col nostro furgone dopo una no stop di 25 ore tra andata, ritorno, soste, spuntino e concerto.

 

Non ci sono state dediche speciali a Clarence Clemons nel quasi anniversario della sua scomparsa (non a caso non ci sono stati concerti il giorno 18), ma almeno tre momenti che abbiamo interpretato a modo nostro: probabilmente non casuale la scelta di “Growin’Up”, un pezzo del 1972, che veniva spesso introdotto dal racconto dell’incontro fatale tra Springsteen e Big Man. Tantissimi i pezzi in scaletta con il coinvolgimento forte del sax suonato da Jake Clemons, il nipote, che Springsteen ha ripetutamente abbracciato durante la serata. Indimenticabili gli occhi di Bruce durante il video celebrativo che viene proiettato durante “Tenth Avenue Freeze Out” a fine serata: intensissimi e spesso vicini alle lacrime. Rossi di emozione e dolore. Si tratterà di tarli nella nostra mente, per carità, ma abbiamo voluto raccontarveli per come li abbiamo vissuti in diretta. Il viaggio in Francia, 1500 chilometri tra andata, ritorno, deviazioni e “accompagnamenti” lo abbiamo condiviso con una bellissima compagnia ligure, l’inossidabile Silvia e un grande fotografo, Alessandro De Alberto, che ha voluto documentare con la sua arte i momenti della condivisione di un’esperienza. La partenza, l’autogrill, l’arrivo, il ritorno: se volete dare un’occhiata, trovate tutto su barracuarocktour.it. Teniamoci in contatto, sono in partenza per l’isola di Wight: Tom Petty, Pearl Jam e Bruce Springsteen. (Gianmaria Vacirca)

 

 





COMMENTI

Lascia una risposta


Vedi tutto