Springsteen, bye bye all’Italia. Con un pensiero per i terremotati

Springsteen, bye bye all’Italia. Con un pensiero per i terremotati

Così il Boss ha detto ciao all’Italia. A quando una nuova volta? Per noi ancora un racconto di Gianmaria Vacirca


Dall’una alla una. Un giro di lancette completo per il mio ritorno a Milano da Trieste. Anzi, dalla “Fiesta in Triesta“, ultima data italiana per Bruce Springsteen & The E-Street Band. C’erano 30mila spettatori al “Nereo Rocco”, stadio fantastico con accanto palasport di altissimo profilo, egualmente divisi tra “sopravvissuti” e nuovi arrivati.

Chi vedeva Springsteen per la prima volta, chi si è fatto il viaggio in macchina dalla Croazia, chi è sopravvissuto alle tre ore e 40 di Milano e soprattutto al diluvio fiorentino. Eravamo stanchi morti tutti; non chi c’era sul palco, che ci ha dato dentro per tre ore e 20 per 29 canzoni e una sequenza che ci ha messo in ginocchio: Youngstown, Murder Incorporated (un combo nato nel 1999-2000) più la fantastica Johnny99. Potevamo andare a casa lì, perchè eravamo già in ginocchio e Springsteen ci ha stesi. Ma voleva regalarci Rosalita, una hit del 1973 che ormai suona pochissimo, oltre a Thunder Road e Because The Night che ha lasciato per il saluto agli italiani (“Vi amo!”, ha detto a fine show).

Una recensione di uno show di Springsteen credo sia impossibile farla. E non solo perchè chi scrive è un pazzo che gira il mondo con i furgoni e gli amici, nuovi e ritrovati, ma perchè è veramente arduo andare a contestualizzare uno spettacolo così lungo, così vario e pieno di emozione. Si ride e si piange. Si salta e si riflette. Si corre e poi si pensa che, magari, è meglio andare con calma, spesso fare due passi indietro. Springsteen è questo. Dedica un pensiero ai terremotati dell’Emilia, ci racconta delle voci dei morti che guidano il cammino dei vivi, celebra l’amico che non c’è più, raccoglie cartelli con le richieste, va a stringere mani, prova a scavallare reti di recinzione, chiama a ballare non più una, ma tre persone sul palco, lascia il microfono ai bimbi e saluta solo quando non ce la fa veramente più. Perchè i suoi amici della band provano a stuzzicarlo anche alla trentesima canzone, o addirittura alla trentatreesima, e se la risposta è “No Way” come a Milano, significa proprio che non può più nulla nemmeno l’integratore salino di colore azzurro pieno di ghiaccio.

Si va a casa stravolti e felici. Succede a chi dorme fuori dagli stadi per organizzare il Pit o regolare la lotteria, succede a chi si siede nel terzo anello, capita a chi combatte il diluvio come a Firenze. Dicono che il tour vada avanti anche nel 2013: noi sabato andiamo a Madrid con la nostra banda di scappati di casa. (Gianmaria Vacirca) [email protected] @Vacirca_BRTOUR www.barracudarocktour.it www.facebook.com/barracudarocktour

Per la fotogallery: http://www.barracudarocktour.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=111%3Asergione-infuso-milano-bruce&Itemid=121&lang=it&fb_source=message#.T9jXhbVOh-g

http://www.barracudarocktour.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=109%3Afans-dentro-e-fuori&Itemid=121&lang=it#.T9jXRLVOh-g

 

 





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