Lucio Dalla, il ricordo abusato

Lucio Dalla, il ricordo abusato

Strano paese l’Italia,  lo sentiamo dire ogni giorno, ogni giorno cerchiamo una definizione che offra la sintesi soddisfacente di quel…


Strano paese l’Italia,  lo sentiamo dire ogni giorno, ogni giorno cerchiamo una definizione che offra la sintesi soddisfacente di quel caos di vizi e di virtù, di genio e meschinità, di grandezza e viltà, cuore e miserie che compongono il carattere nazionale, se carattere nazionale c’è.

Con la morte di Lucio Dalla la nazione s’è trovata d’accordo, era un grande, e gli aggettivi si sono sprecati, così le testimonianze, i ricordi, le analisi… Bruno Vespa ha colto l’occasione al volo con la sua puntata di Porta a Porta mentre Rai2 ha riservato a Dalla una puntata di La Storia siamo noi. Tutto questo mentre i vari tg dedicano ancora ampi spazi al ricordo; i social network erano (e sono) inondati da pensierini più o meno sinceri, i siti web degli organi d’informazione rilanciano sondaggi sulla canzone più bella di Lucio e le radio alternano canzoni memorabili a considerazioni non sempre all’altezza…
Francamente dubitiamo che questa ondata  carica di emotività nasca in tutti i casi da sentimenti sinceri; dal compianto per la perdita, che, quando si spegne la voce di un poeta, deve toccare tutti, nel profondo…  Il timore avanza, ed è concreto. Quando l’ondata emotiva diventa tzunami troppi – per la grande legge degli ascolti e/o dell’apparire – si sentono in dovere di cavalcarla, di esserci, anche o soprattutto nella morte.

Se questa Italia ha amato davvero Lucio Dalla lo scopriremo tra un mese, tra un anno, tra dieci anni, quando, al di là delle operazioni commerciali (complation, cofanetti di cd, libri ecc…) riusciremo attraverso operazioni culturali serie e popolari allo stesso tempo (la canzone è, deve essere popolare)  ad onorare come si conviene il ricordo di Lucio.  E tu Lucio, se ci vedi, perdonaci. (AD)





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