Kutso – ecco quali sono i progetti futuri della band dopo Sanremo

Kutso – ecco quali sono i progetti futuri della band dopo Sanremo

Musica – dal 29 maggio scorso i Kutso hanno un nuovo singolo in rotazione radiofonica – “Io rosico”, così abbiamo parlato con Matteo Gabbianelli sui progetti in corso della band. Ecco cosa ha raccontato a Daring to do.


I Kutso non si fermano mai e già da domani 4 luglio riprende il loro “Perpetuo tour per persone sensibili”  che li terrà impegnati per almeno un’annetto. In realtà questa band calca palcoscenici da anni. Un tour “perpetuo” dunque, e mai il nome di un tour fu più azzeccato. Tra un live e l’altro trovano il tempo per scrivere, registrare e lavorare sul prossimo disco. Proprio adesso almeno 3 brani del nuovo disco sono già a buon punto.

La band è composta da Simone Bravi alla batteria, Luca Amendola al basso, Donatello Giorgi alla chitarra e la voce è di Matteo Gabbianelli. I loro live sono un mix di ironia, ritmo e simpatia. Sono irriverenti, energici, ma sempre focalizzati sul loro obbiettivo: suonare ovunque. La caratteristica principale del loro sound è l’armonia della voce ben coordinata con diversi sperimenti ritmici.

Nei loro show ci si può aspettare: ironia, travestimenti (di Donatello, sia ben chiaro) e tanta buona musica. Il rischio di chi usa questo tipo di impostazione è un po’ quello di passare per musicisti poco “seri” nonostante siano dei validi musicisti con esperienze importanti alle spalle e anni di live insieme.  Ne ho parlato con Matteo Gabbianelli.

Intervista a Matteo Gabbianelli – Kutso

Kutso
Kutso – Simone Bravi, Luca Amendola, Donatello Giorgi alla chitarra e sul carrello della spesa, Matteo Gabbianelli.

Quanto è difficile dosare bene l’ironia e farsi prendere sul serio come musicisti?

Più che un rischio è una cosa concreta. Molta gente non ci prende sul serio. Ma questo è il prezzo da pagare. Noi odiamo l’atteggiamento tenebroso o sofferente, decadentista o romantico, noi queste cose le aborriamo e vogliamo invece andare nella direzione opposta, non perché siamo dei “cazzoni” ma perché proprio è un rifiuto polemico nei confronti dei cliché che fanno parte dell’arte. La gente ha bisogno di inquadrarti e abbinarti a qualcosa che già esiste. Invece le cose andrebbero prese così come sono, senza aver bisogno di riferimenti del passato. La nostra musica non è allegra ne triste, è vitale e pura. Nella vita c’è anche l’aspetto sarcastico, e noi non lo escludiamo.

Siete al lavoro su un nuovo progetto?

Si, proprio oggi siamo in studio per registrare delle idee. Ci sono già tre brani chiusi e ogni volta che ne abbiamo la possibilità non ci riposiamo ma scriviamo e vogliamo concludere entro l’anno prossimo un nuovo disco. In realtà non ci siamo mai fermati, questo è un tour de forces che dura da 4-5 anni, però diciamo che da Sanremo in poi è ancora più intenso, (non che prima non lo fosse stato, ma da febbraio lo è ancora di più).

Genere musicale: “quel che ci pare“?

Si, c’è un po’ di tutto, dal rock al funk, reggae, sperimentale ci sono diverse sonorità mescolate perché ogni brano ha le sue caratteristiche. Per esempio l’opening track del disco “Bluff” ha all’inizio una serie di accordi assurdi, proprio ai limiti della musica contemporanea se vai a vedere l’armonia. Quando la suoni ti accorgi che le intonazioni armoniche non sono “classiche”. Noi sperimentiamo molto su questo, e lavoriamo molto su chitarra e voce preoccupandoci che il brano “giri”, però ci piace sperimentare molto e lavorare sulle armonie. Il lavoro è basato tanto sull’armonia della voce e sugli accordi.

Kutso – Io rosico

L’ultimo singolo si chiamo “Io rosico” – Perché? Rosicate?

Le nostre canzoni vanno tutte ascoltate con attenzione particolare verso quello che è la nostra sincerità, nel senso noi amiamo cantare come parliamo, vogliamo programmaticamente eliminare ogni giro di parole ogni “audicismo” ogni allegoria, ci piace dire quello che pensiamo così come ci viene in mente perché crediamo che non si sente poi tanto in giro, ci piace sperimentare in questo senso. Quindi anche la canzone “Io rosico” va vista in questo modo. E’ chiaro che sappiamo che ha un effetto anche esilarante, è buffa come cosa, però se rosichiamo perché dire “siamo permalosi” o “siamo arrabbiati”? No, rosichiamo, quindi usiamo questo termine! Ed è un po’ una forma di outing, con questa canzone ce la prendiamo con gli intelettualoidi, gli snob che ti guardano dall’alto verso il basso perché credono di essere degli esseri umani superiori ed invece sono delle scatole vuote, però ammettiamo: siamo noi che “rosichiamo”. C’è un concorso di colpa nello scontro dialettico.

La scaletta dei concerti dei Kutso
La scaletta dei concerti dei Kutso

Tratti dei temi tosti in un modo scherzoso. Che feedback hai dal pubblico dei concerti?

I concerti ci stanno portando in posti dove siamo stati poco. Abbiamo un atteggiamento tra lo scherzoso e l’aggressivo, anche chi non ci conosce non può rimanere indifferente. In effetti o ci odiano o ci amano.
Adesso siamo più conosciuti di prima e il risultato più grosso del post -Sanremo è quello di poter portare la nostra musica in posti dove non siamo mai stati prima. Ormai suoniamo da anni, abbiamo fatto 5-600 concerti, solo l’anno scorso abbiamo fatto 120 concerti. Quest’anno abbiamo aperto il concertone di Roma e nello stesso giorno abbiamo suonato anche a quello di Bologna. E’ stato impegnativo, ma è stato anche molto bello.

Non stiamo vivendo un’avventura. Di esperienze ne abbiamo avute tante e quindi anche delusioni.

Non siamo un gruppo di ventenni che fanno le cose per la prima volta. Quando suoniamo aprocciamo la musica da “operai” non da rock star. Noi prendiamo tutto in una maniera molto tranquilla. Per molti versi sono cose che già abbiamo già fatto negli scorsi anni, che conosciamo ma in una dimensione più grande.
Abbiamo già una discreta esperienza di “bagni di folla”: l’altr’anno abbiamo aperto il concerto di Caparezza a Miami in occasione dell’Hitweek Festival, al Postepay Rock in Roma 2014, abbiamo suonato all’Hard Rock Live Roma insieme ai Negramaro, The Fratellis, Velvet e Jack Jaselli… all’Alcatraz di Milano e adesso vogliamo capitalizzare tutto al massimo e crescere sempre di più.

Sanremo è un’esperienza da rifare?

Tra le canzoni che stiamo scrivendo ci sono dei pezzi che potremmo proporre ma li bisognerebbe che s’incastrassero tante cose. Quest’anno siamo entrati perché era il nostro momento e noi proviamo tutte le strade, lavoriamo anche per quello ma poi quel che succede, succede.

Un commento in tema “Daring to do”

Daring to do  significa “osare” Cosa significa per voi e in cosa “osate“?

Sicuramente già nell’esistere osiamo. Esistiamo e questo è un modo sfrontato di dire “E beh, quali sono le regole, chi ha detto che le cose si fanno così?”. Siamo un gruppo che ha un nome impronunciabile, su cui nessuno avrebbe mai scommesso una lira. Adesso siamo riconosciuti come musicisti e cerchiamo di fare le cose fatte bene, ma per tanto tempo abbiamo avuto le porte chiuse in faccia, quindi “osare” per me significa perseverare nell’errore.

 

Ivone Ferreira





COMMENTI
Lascia una risposta

Vedi tutto