Cinque anni di Brianza Rock Festival: intervista speciale al suo fondatore

Cinque anni di Brianza Rock Festival: intervista speciale al suo fondatore

Mancano solo due mesi alla quinta edizione del Festival e per l’occasione abbiamo intervistato Roberto Masi, il fondatore


Da semplice ed umile progetto di provincia nato una sera di cinque anni fa a Cesano Maderno, ad evento di più ampia portata che quest’anno verrà di nuovo ospitato dalla città di Monza, precisamente in Autodromo: è così che possiamo introdurre il Brianza Rock Festival, evento musicale (e non solo) che da qualche tempo a questa parte anticipa l’estate brianzola a suon di musica e arte in generale.
Dal velodromo di Cesano Maderno ne è passata di acqua sotto i ponti, portando con sé soddisfazioni ed ostacoli, idee nuove ma soprattutto un interesse pubblico sempre più in crescita: in questa intervista rilasciata gentilmente dal fondatore primo quale Roberto Masi, abbiamo ripercorso in breve alcuni punti essenziali che oggi hanno reso il BRF più forte e solido di prima.

Tra tanti impegni è riuscito a trovare uno spazio anche per me, che dopo vari messaggi per accordarci, mi sono ritrovata con un’intervista fatta e finita pronta per essere riscritta e presentata ad un pubblico già informato dei fatti – ma che, magari, non conosce alcuni retroscena.
Spero inoltre di riuscire a portare il verbo anche laddove il BRF sia ancora un evento semi sconosciuto, perché ne vale davvero la pena capire di cosa si tratta.

Per farvi venire l’acquolina in bocca vi anticipo che quest’anno il Brianza Rock Festival, all’Autodromo di Monza dal 12 al 14 giugno, ospiterà Bluvertigo, Subsonica e Afterhours… ma attenzione, le sorprese non finiscono qui…

Partiamo dagli inizi, dal momento che quest’anno si celebrano già i cinque anni del Festival: ci puoi raccontare com’è nato il progetto Brianza Rock Festival?

Il progetto è nato come un gioco. Circa sei – sette anni fa mi avevano messo in una lista civica a Cesano Maderno come una sorta di riempi lista, in fondo non mi è mai interessato far politica. Per pubblicizzare la mia ascesa avevo comunque deciso di organizzare una sorta di festicciola, parlandone poi con degli amici musicisti: l’idea iniziale prevedeva un palchetto e un paio di birre al velodromo di Cesano, niente di più. Avevamo chiamato alcuni amici che avevano delle band, per avere anche un sottofondo musicale. La sera, mentre pensavamo che saremmo rimasti solo fra di noi, abbiamo visto giungere persone completamente estranee, forse perché attirate dalla musica. Da lì io e il mio amico Emiliano abbiamo iniziato a buttar giù qualche idea e posso dire che in quel momento è nato il Brianza Rock Festival.

In poco tempo e un passo alla volta, è diventato più di una semplice tre-giorni in musica, aumentando di visibilità, importanza e dunque numero di impegni ogni anno. Esiste una squadra di fondo che soprattutto oggi porta avanti oneri e onori?

Il Brianza Rock Festival è organizzato dall’Associazione Monza Brianza Eventi, nata in concomitanza con il BRF; a gestire il tutto siamo ancora il gruppo iniziale di amici, ma negli ultimi anni si sono aggiunte altre persone che stanno contribuendo in modo massiccio. Diciamo comunque che per il 90% portiamo avanti il lavoro io, Cristina e Denise come volontari in nome di questo progetto in cui abbiamo creduto fin da subito.
Per gli altri invece, avendo anche altri loro impieghi paralleli, sarebbe un po’ più difficile.

Prima locandina del BRF - 2010
Prima locandina del BRF – 2010

Con quale obiettivo – o obiettivi, è nato il BRF cinque anni fa?

Fin dalla sua nascita il BRF è stato concepito come un evento che, attraverso la musica, in primis avesse potuto dare spazio a tutte le eccellenze artistiche e culturali del nostro territorio, focalizzandosi dunque su tutte le creazioni musicali, pittoriche, scultoree dei nostri talenti. Inoltre è nato anche per portare in provincia qualcosa che non fosse mai esistito prima: in fondo se qualcuno vuole assistere ad un concerto vero e proprio, spesso deve muoversi fino a Milano.

Come detto precedentemente, il BRF è diventato un appuntamento estivo fisso, che si è evoluto e ha visto crescere esponenzialmente anche il pubblico. Quante soddisfazioni hai ricevuto finora?

Le soddisfazioni sono state e sono tuttora tante: per me è molto soddisfacente già il solo leggere i post, commenti e complimenti che arrivano, vedere gli occhi delle persone che mi seguono da sempre o che si sono appena aggiunte, riempirsi di felicità all’idea che questo sogno si sia davvero concretizzato nonostante l’assurdità iniziale. A livello personale ha creato anche tante sofferenze, ma ci sta. E poi per me, comunque, il BRF è il quarto figlio, quindi affronto con esso qualsiasi cosa bella o brutta accada.

Avresti mai pensato di passare dal velodromo di Cesano Maderno all’autodromo di Monza, dunque una location di più ampia portata?

In realtà il BRF avrebbe dovuto essere itinerante, arrivando a toccare tutti i cinquantacinque comuni che compongono la provincia di Monza e Brianza, quindi saremmo giunti piano piano anche a Monza. Arrivare in città è assolutamente stimolante ed è un bel traguardo fra tanti, ma non ti nascondo che avrei voluto far crescere il Brianza Rock Festival proprio a Cesano Maderno: detto questo, la portata di oggi aumentata grazie all’interesse delle persone, rischierebbe di mandare in tilt un paese che, logisticamente, non è pronto ad affrontare un evento di questo genere.

Per citare alcune band che si sono esibite sul palco del BRF: dai Linea 77 e Pino Scotto, passando per Morgan, Lacuna Coil e giungendo – per quest’anno – a tre gruppi molto importanti della scena musicale italiana, quali Bluvertigo, Subsonica e Afterhours. Manca solo di scoprire chi si esibirà con i Bluvertigo. Ci sono altre novità che dobbiamo aspettarci?

Si, perché ci saranno altre band, nonché Eugenio Finardi che si esibirà con i Bluvertigo. Il nostro direttore artistico, Marco Mocellin, insieme a Morgan, sono un’esplosione di idee a riguardo e da loro puoi aspettarti di tutto: ogni giorno saltano fuori con proposte, quindi diciamo che a volte nemmeno io so per certo chi si esibirà e quando. Ad oggi, comunque, insieme a Live Nation e Vivo Concerti stiamo ancora decidendo quanti e quali altri artisti portare.

Il BRF non è solo un festival ma anche una serie di progetti collaterali: ci puoi spiegare di che si trattano?

Come detto prima, il Brianza Rock Festival è in realtà una vetrina per mettere in risalto tutte le altre forme d’arte, oltre la musica, che altrimenti non riuscirebbero a trovare il loro giusto spazio. Vogliamo anche dare spazio alla conoscenza del nostro territorio e le bellezze che ne fanno parte, come la Villa Reale di Monza: a questo proposito abbiamo dato vita al Rock’n’Art, una mostra progettata da noi. Oltre a questo, abbiamo ideato il Rockin’ the School, un contest dedicato ai giovani artisti che vengono selezionati proprio da noi e che suoneranno con gli headliners, per far capire che oltre ai grandi gruppi ne esistono altrettanti capaci di attirare le attenzioni del pubblico. In più cerchiamo di valorizzare anche varie associazioni di volontariato della nostra provincia.

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Hai detto che per te è importante dare spazio ai giovani di provincia che, dotati di talento, potrebbero andare molto lontano: ti piacerebbe l’idea che magari qualcuno di loro, un giorno, possa tornare sullo stesso palco in veste di headliner della giornata?

Certo, perché noi seguiamo i gruppi che selezioniamo per portarli poi sul palco. Un gruppo in particolare, i Never Trust, che alla voce vedono una mia carissima amica quale Lisa Galli, è diventato la nostra mascotte in quanto ci ha seguito e si è esibito fin dalla primissima edizione. All’epoca lei era praticamente una bambina, ma nel tempo è cresciuta, evolvendosi in meglio e diventando bravissima: sta facendo un percorso musicale molto importante e spero che lo spazio dato a lei e alla band oggi, possa portarli così avanti da ritornare sul nostro palco come gruppo principale della giornata. Giusto per farti capire: nel 2010 si erano esibiti davanti a quattro persone di numero, mentre solo due anni fa, sempre a Cesano Maderno, hanno aperto l’esibizione di Pino Scotto di fronte a circa 500 persone. Già questo la dice lunga.

Possiamo dire che finora hai raggiunto sicuramente alcuni traguardi decisivi: per il momento va bene così o senti che c’è sempre bisogno di aggiungere uno scalino in più alla scala di obiettivi?

Diciamola così: non c’è ambizione di farlo crescere ulteriormente quanto di consacrarlo. Non è mio, il BRF è un’ idea che oggi è diventata di tutti coloro che ci credono, collaborano, danno un loro spunto e si sentono dentro al progetto come non mai. Di obiettivi ne abbiamo raggiunti diversi, ma ad oggi posso dire che la mia unica attuale ambizione è quella che il BRF non muoia mai, nemmeno quando un giorno, stanco magari di tutti i ritmi frenetici ed impegni che comporta, questo possa continuare con la stessa energia e passione con cui è nato ed è stato portato avanti fino ad oggi.

L’anno scorso Morgan e i Lacuna Coil hanno riempito lo spazio dell’autodromo dedicato al BRF, grazie agli ammiratori o semplici spettatori che hanno sfidato addirittura il maltempo. Cosa hai provato nel momento in cui hai visto tutte quelle persone lì, in piedi, che magari cinque anni fa non avevano minimamente sentito parlare del BRF?

Oddio… sicuramente emozioni forti, positive, bellissime. È un sogno, un progetto che ti sorprende sempre, anche nelle piccole cose che magari uno darebbe per scontate: ogni persona che si presenta è un’emozione in sé. Posso dirti che, in realtà, il brivido più grande l’ho provato quando, nel 2010, ho visto 8.000 persone assistere all’esibizione dei Linea 77, partecipando dunque alla prima serata di questo evento sconosciuto all’epoca. Era la prima sera dopo giorni di parole e idee che fino a quel momento non avevano trovato realizzazione: ero spaventato, mi chiedevo a cosa stavo andando incontro. Poi alla fine è andata bene e la preoccupazione si è trasformata in un’emozione unica nel suo genere.

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Quest’anno è molto alta la probabilità che avvenga altrettanto, se non in misura ancora più esponenziale. Di questo passo potremmo aspettarci un Festival che faccia esibire più gruppi durante un solo giorno?

Ci sarebbe sempre piaciuto partire alle 14.00 come tutti i Festival europei di grande portata, tipo l’Heineken Jammin’ Festival, ma purtroppo diventerebbe difficile realizzarlo anche solo a Monza, figurati nei Comuni meno estesi e con spazi liberi più ridotti: partire già dal pomeriggio comporta un’organizzazione e spazi che agli occhi di chi non c’è dentro sembrano irrilevanti, invece spesso sono terribili complicanze. Dunque per il momento va bene così, iniziare verso sera.

Quali gruppi o solisti vorresti avere nelle prossime edizioni, affianco dei giovani artisti?

Vorrei tanto avere Jovanotti, ma lo trovo un po’ impossibile purtroppo. Tendenzialmente starei sulla musica italiana, ma alcuni gruppi o artisti, specie se troppo quotati, sono inarrivabili, inavvicinabili. Se dovessi mai andare oltre e chiamare qualche gruppo straniero per dare più risalto al BRF, direi Duran Duran, ma per le stars internazionali ci pensano le case discografiche a piazzare i concerti itineranti. A noi poi, che siamo un’associazione autofinanziata e dunque fuori dal mondo, nemmeno prenderebbero in considerazione e dal canto nostro, non potremmo supportare esborsi così importanti.

Quanto è importante l’opinione del pubblico oramai affezionato, che non manca mai di seguire le evoluzioni del Festival?

Per me è importante, specie se arriva da chi segue il BRF dagli inizi, perché l’ha visto evolvere e quindi sa di cosa sta parlando. L’opinione del pubblico è rilevante però finché non sfocia nella maleducazione e pretesa: essendo un evento che viaggia molto sui social, luogo in cui chiunque pensa che dietro un pc possa fingersi  dire ciò che vuole, non ci mettiamo molto ad eliminare commenti e post che siano diffamatori, volgari, pretenziosi, anche perché basta un niente per accendere discussioni e lanciare voci di corridoio incredibili. Quindi lungi da noi dal voler dare spazio a chi scatena false notizie, così come lasciar spazio a chi si sente forte ad esprimersi in maniere poco adeguate. In quel caso, la loro opinione è il nulla.

Per concludere: se tu dovessi ringraziare qualcuno per ciò che finora si è positivamente realizzato, chi citeresti?

Sicuramente Denise, perché ha amato questo nostro “quarto figlio” con tutta se stessa, gli vuole bene, lo ama ancora oggi. Poi Marco Mocellin perché mi sta dietro da sempre e Cristina Baroni perché grazie a lei il BRF ha fatto un salto enorme.

Alessandra Paschetto

(foto: repertorio BRF)

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Uno scorcio del pubblico dell'anno scorso
Uno scorcio del pubblico dell’anno scorso




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