“Je t’aime… moi non plus”, scandalosa quarantenne

“Je t’aime… moi non plus”, scandalosa quarantenne

Per creare un movimento, serve una bandiera, un fatto rappresentativo capace di scuotere le consuetudini, le norme, per arrivare ad…


Per creare un movimento, serve una bandiera, un fatto rappresentativo capace di scuotere le consuetudini, le norme, per arrivare ad una novità che spesso è attesa da molti che, non sapendo definire la loro idea di cambiamento, se la tengono dentro. Ne sa qualcosa ad esempio Mary Quant che una bella mattina ha sentito probabilmente convogliare nella sua testa le pretese di femminilità di milioni di donne ed ha deciso di dare un taglio secco, alla gonna, creando ovvie critiche e scomuniche e sbirciate da tutto il Vaticano, ma di fatto riuscendo nel proposito di dare una scossa al mondo. Analoga ma ancor più minata sorte è capitata qualche anno dopo  a “Je t’aime… moi non plus”, che letteralmente si traduce “Ti amo… nemmeno io”, che per quanto possa sembrare un titolo cretino, è riferibile ad una canzone che è stata un vero e proprio terremoto. Perchè? Perchè adesso non ci farebbe caso nessuno se al microfono le due voci sembrano simulare un amplesso e si scambiano pensieri fatti di lunghi, coinvolgenti sospiri che volano su di un letto di musica d’atmosfera. Oggi, appunto oggi, non passa giorno che qualche divetta della settimana del pop pensi di sconvolgere pianeta e Vaticano tirando fuori il seno, ma nel 1969, quando Serge Gainsbourg scrisse “Je t’aime… moi non plus” e la cantò con la sua compagna, Jane Birkin, successe un macello. Ma come, si dissero tutti, gli umani sospirano e mugugnano mentre fanno l’amore? Sì, è fanno anche altro, da secoli, anzi no, millenni. Ai moralizzatori  questa romantica canzone, che in tantissimi hanno di sicuro assaporato in buona compagnia, non piacque molto, ma al botteghino ovviamente andò via come il pane. A quel tempo c’era la necessità di sentire la dimostrazione dell’amore non come un tabù, ma come una cosa normale, di tutti e magari anche un po’ animale. Sul brano, che nella prima versione del 1968 era cantato con Brigitte Bardot, ma non fu mai pubblicato, cadde così la mannaia della censura, ma la canzone, simbolo della rinascita erotica degli anni settanta resistette, nonostante la condanna alla clandestinità. Condanna che la Rai sancì esattamente il 15 agosto del 1969 bollando il pezzo di oscenità e impedendo a Lelio Luttazzi, conduttore della Hit Parade anche di pronunciarne il titolo.  Probabilmente si può abbattere il singolo, non un’idea. (Davide Rabaioli)





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