La depilazione dalle origini nell’antico Egitto ai giorni nostri

La depilazione dalle origini nell’antico Egitto ai giorni nostri

La storia della depilazione: dagli impacchi naturali dell’Antico Egitto alle moderne cerette a rullo e in barattolo


Tutte le donne sono, in un modo o nell’altro, vittime di un problema comune: i peli superflui. Potreste essere tra quelle più fortunate che hanno necessità di fare la ceretta una volta al mese, o tra quelle che, invece, sono costrette a farla ogni due settimane. In qualunque delle due situazioni vi troviate, sappiate che la colpa è di Cleopatra, la famosa regina d’Egitto. Se avere delle gambe belle e lisce è sicuramente una delle espressioni maggiori di bellezza ed igiene, occorre anche tanta fatica per raggiungere quest’obiettivo estetico. Nell’antico Egitto, infatti, la donna era capace di esprimere bellezza e purezza soltanto se aveva un corpo liscio, ad eccezione dei capelli. Non doveva avere alcun pelo, andando anche a sottolineare il ceto sociale di in un individuo. Se le donne moderne sono solite depilarsi con ceretta a rullo o in barattolo, o anche con la depilazione laser, è facile immaginare che nell’antico Egitto esistevano altri mezzi per rendersi belle e depilate. La ricetta più utilizzata prevedeva un composto a base di olio e miele, utilizzato anche dai sacerdoti per rasarsi i capelli in segno di rispetto verso le divinità. Anche gli uomini atleti dell’antica Grecia erano soliti depilarsi come i Romani e lo facevano in genere attraverso gusci di noce roventi. In seguito, grazie all’intervento degli Orientali, nell’antica Roma vennero importati dei miscugli fatti con calce e trisolfuro di arsenico, da utilizzare come impacco caldo sui bulbi piliferi.

In Oriente, la depilazione era una pratica molto diffusa perché imposta dalla legge. In genere le giapponesi ricorrevano a rimedi più di basso livello, come ad esempio depilarsi con il pellame dei pescecani essiccato. Strofinando la zona interessata per un po’ di tempo, i peli si indebolivano e cadevano. Le donne arabe hanno invece inventato quello che è il nostro moderno rasoio: un filo di cotone teso, tenuto tra le dita, che diventava tagliente sebbene scomodo da utilizzare. Nei suoi scritti, Plinio il Vecchio aveva indicato dei composti fatti da bacche di sambuco, olio di lentisco e feccia d’aceto bruciata per decolorare i peli, mentre Caterina de’ Medici vietò alle donne incinta la depilazione. Questa è la ragione per cui nel 1500 la pratica della depilazione conobbe un leggero declino, salvo poi arrivare agli inizi del Novecento dove si diffuse uno strano impacco chiamato Rusma Turca: un impacco formato da calce viva, orpimento in polvere, salnitro, liscivia caustica e e zolfo inventato da uno stregone e che doveva essere tenuto sulla porzione di pelle da depilare, fino a quando su questa non si produceva un principio di ustione. Un rimedio troppo doloroso, però, che oltre a portar via i peli, portava via anche lembi di pelle.

Arriviamo così al 1945 con il Nuovo Ricettario Industriale edito da Hoepli, in cui viene descritta quella che è una ricetta ed un procedimento molto simile a quelle delle nostre moderne strisce depilatorie. Gli ingredienti utilizzati in passato di certo non erano molto profumati, mentre oggi abbiamo la fortuna di poterci affidare a dei tipi di cerette capaci di lasciarci un buon profumo sulla pelle. Una delle aziende più floride anche in questo settore è sicuramente CARTINDUSTRIA che tra i tanti prodotti per l’igiene offre anche una validissima ceretta a rullo e in barattolo, al miele e al biossido di titanio.

 





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