Barbie sexy killer – la donna più famosa del mondo vista da Mariel Clayton

Barbie sexy killer – la donna più famosa del mondo vista da Mariel Clayton

Barbie sexy killer – la donna più famosa del mondo vista da Mariel Clayton


di Miriam De Nicolo’

Art & Fashion editor 

Quante di noi non ne hanno avuta una? Bionda, sorridente e perfettamente gestibile… sto parlando della Barbie!
C’era chi si divertiva a vestirla e svestirla con quegli abitini scintillanti, le mini scarpette, chi aveva la casa, la macchina, la piscina, la vasca da bagno con tanto di schiuma vera, sempre firmata Barbie!

L’abbiamo amata perché in lei ci siamo impersonificate, con il perenne desiderio di diventare grandi! Oggi,  dopo i suoi (portati benissimo) 52 anni di vita, c’è chi ne sconvolge i ruoli di ragazza  ideale: è Mariel Clayton, la fotografa che scardina la perfezione di questo surrogato umano, inesistente!

 

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E’ la donna che ha avuto il coraggio di distruggere un mito, un simbolo, con le sue fantasie masochiste, dissolute, che vedono una Barbie assassina, sprezzante, altezzosa, sanguinaria e finalmente sessuata !

La donna più famosa del mondo, che abbiamo girato e rigirato tra le nostre mani sin dalla tenera età, ha finalmente degli impulsi, dei desideri sessuali.

In queste foto che la vedono protagonista, Barbie uccide il suo amato Ken e con noncuranza si fuma una sigaretta nell’angolo domestico, gabbia della donna americana dei ’50, chiusa in un mutismo apparentemente felice.
Barbie finalmente si ribella! E senza sensi di colpa!

 

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Lei, l’eterna verginella, a cui la fotografa 31enne dell’Ontario Mariel Clayton, ha dato una personalità forte, decisa, è spinta a decapitare, impiccare, sgozzare l’uomo che le gira intorno, forse perché ha constatato che non è un vero uomo? E’ una forma drastica di ribellione verso l’uomo moderno? Forse lei ha trovato la sua sessualità mentre Ken è rimasto nel suo antico piattume?

Interpretare gli scatti della Clayton non è poi così semplice, molti penseranno che sia una sociopatica, gli stupidi la giudicheranno senza informarsi sui retroscena dei suoi splendidi lavori, alcuni l’additeranno per il solo gusto di dare aria alla bocca, senza riconoscere l’incredibile genio di queste opere, che, checchè se ne dica, rimarranno nella storia.

Banale dire che sia un’anarchica, una ribelle, queste terminologie le lasciamo ai piccini, leggere la retrospettiva di un’opera d’arte è per pochi, noi ci limitiamo a guardare, con occhio curioso la “scena del delitto”.

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Mariel Clayton dice di sè: 

“Sono una fotografa di bambole dal senso dell’umorismo sovversivo. Credo che la vita sia un luogo incasinato ed isterico, e se non ne ridiamo non saremo mai in grado di capirla davvero. Non ho avuto un’infanzia difficile, non ho subito abusi, non sono nè cattiva, nè dark nè psicotica. Credo solo che quello che faccio sia dannatamente divertente, e voglio condividerlo con la gente”.

Mariel Clayton detesta Barbie considerandola “poco più che un feticcio della società contemporanea. E’ una bambola irreale e vuota a cui si può protendere solo con 27 interventi di chirurgia plastica e molti molti litri di schiarente per capelli”

Quello che non può passare inosservato è il meticoloso lavoro della costruzione del set, ore ed ore di preparativi, circa 5 per ogni scatto, oltre alla realizzazione di oggetti minuscoli su misura. La cura dei particolari è maniacale, così come l’uso delle luci, tutto è contestualizzato e reso macabro da quel sorriso vuoto all’arrivo della morte…altrui.

Miriam De Nicolo’

Art & Fashion editor

 

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