Sanremo History 1954 – 1956

Sanremo History 1954 – 1956

Una nuova puntata (la seconda) sulla storia del Festival di Sanremo, curata per Daring dallo scrittore Francesco Ruga. Si percorreranno…


Una nuova puntata (la seconda) sulla storia del Festival di Sanremo, curata per Daring dallo scrittore Francesco Ruga. Si percorreranno gli anni dal 1954 al 1956.

Il 1954 fu l’edizione dell’inno alle mamme: Son  tutte belle le mamme del mondo, grandi tesori di luce e bontà, che custodiscono un bene profondo, il più sincero dell’umanità. A cantare il motivetto Tutte le mamme, che rientrava nel più classico e casto dei filoni ‘nazional-popolari, furono Gino Latilla e Giorgio Consolini. Al secondo posto Achille Togliani e Katyna Ranieri con Canzone da due soldi; terzi, Gino Latilla e Franco Ricci con E la barca tornò sola.

Le canzoni che entravano in classifica avevano testi semplici e “leggeri”, come d’altronde il gusto del pubblico desiderava. Anche se da alcuni critici il Festival veniva definito “il lacrimatoio nazionale”, Sanremo divenne la manifestazione canora più attesa e famosa della Penisola.

Il settimanale Sorrisi e canzoni, registrava: Dopo la premiazione, i motivi già si sentono nelle vicine sale da ballo. Era l’indizio che il Festival, giunto alla quarta edizione,  aveva già raggiunto quella popolarità e quel ruolo che ancora oggi gli consentono di rimanere inossidabile alla temperie del tempo.

Claudio Villa in uno dei suoi celebri acuti

Quella del 1954 fu l’ultima edizione senza TV: l’anno successivo lo spettacolo sarà ripreso dalle telecamere, che consacreranno un’altra “autorità” della musica leggera: Claudio Villa. Se Nilla Pizzi era stata la ‘regina’, Claudio Villa divenne il ‘reuccio’ della canzone italiana, mettendosi in luce con Buongiorno tristezza.

INTANTO IN AMERICA…
Nel 1954, mentre da noi  si cantava: Son  tutte belle le mamme del mondo, grandi tesori di luce e bontà, che custodiscono un bene profondo, il più sincero dell’umanità, oltre oceano quel ciclone di Bill Haley sparava le note del rock sulle vertiginose lancette di un orologio che non avrebbe mai smesso di girare: We gonna rock around the clock tonight. Era sempre il 1954 ma, soprattutto, era altra musica! E che musica! Rock around the clock e Shake rattle and roll arrivarono presto al milione di copie vendute: altro mondo e altro modo di pensare. Non era solamente l’oceano a dividerci dall’America del rock ma pure un diverso modo di intendere la musica; almeno per qualche anno ancora, fino all’esplosione del rock di Celentano e soci.

Da noi, in quel 1954, come registrava il Corriere della Sera: Un pubblico elegantissimo e attento ha gremito la sala degli spettacoli del Casinò di Sanremo per la serata conclusiva del Festival della canzone italiana che ha visto in gara dieci canzonette prescelte nelle due precedenti eliminatorie. I risultati sono stati resi noti a milioni di ascoltatori in attesa davanti agli apparecchi radio e a mille privilegiati in sala. Era un po’ una contraddizione il vedere mischiate due classi sociali del Paese: i “ricchi” a cui il Casinò si era rivolto per rilanciarsi, e i “poveri”, conquistati da una manifestazione in teoria a loro preclusa sul ‘campo’ ma che furono in realtà i migliori fruitori di quel genere di musica leggera, che seppe conquistare i cuori semplici e non solo.

L’Italia a metà degli anni 50 viveva le mille contraddizioni di una nazione in fieri, condizionata  dalla ingombrante presenza della Chiesa, che alla nascita della TV già mandava le sue reiterate proteste per l’apparizione in video di ballerine poco coperte, la qual cosa pareva contravvenire al classico concetto della donna come figura “casta, modesta, pudìca”.

Così scriveva Filippo Ceccarelli: Era la Chiesa che dall’esterno governava la DC, imponendole la sua agenda. Non trascurava nessun aspetto della vita pubblica, dagli asili nido alle classificazioni degli spettacoli (“Adulti con riserva”). L’Italia laica era troppo minoritaria, l’Italia comunista e socialista credeva ancora in Stalin. Le ideologie erano troppo forti: troppo.

Il 1954 era l’anno delle trasmissioni televisive della Rai e della maglia iridata conquistata dal grande Fausto Coppi; ma pure l’anno in cui il “campionissimo” conobbe l’onta di essere messo alla berlina per la sua relazione con la “Dama Bianca”, incarcerata per amore! Era  l’Italia che, come un serpente che si morde la coda, procedeva a zig zig verso la modernità.

In tutto questo bailamme, il Festival s’avviava nel 1955 alla sua quinta edizione con il debutto di voci nuove, tra cui Gianni Ravera, futuro patron della manifestazione, e Nuccia Bongiovanni, che successivamente sarebbe divenuta famosa con Il musichiere.

Otto milioni di telespettatori seguirono la gara canora, che presentava numerose novità. Via i ‘grandi’ nomi del passato: la Boni, Katyna Ranieri, Flo Sandon’s, Gino Latilla, Achille Togliani, il presentatore Filogamo, il maestro Angelini, e largo ai debuttanti e alle voci nuove.  Nuovo presentatore fu Armando Pizzo mentre Odoardo Spadaro fu invitato come ospite. Il 1955 fu l’anno di Claudio Villa, che oltre ad aggiudicarsi il primo e il secondo posto, commosse gli Italiani poiché nella serata conclusiva non riuscì a presenziare sul palco a causa della febbre. Le telecamere inquadrarono il palco vuoto mentre la voce del “reuccio” veniva diffusa da un giradischi: e fu melodramma nazionale!: Buongiorno tristezza, amica della mia malinconia, la strada la sai, facciamoci ancor oggi compagnia. Il titolo della canzone aveva evidenti richiami con il libro scandalo Bonjour tristesse della Sagan, uscito poco tempo prima in Francia: una buona trovata pubblicitaria!

Così la classifica: al primo posto Claudio Villa e Tullio Pane con Buongiorno tristezza; al secondo posto ancora i due cantanti con Il torrente; al terzo posto Natalino Otto, Bruno Pallesi, Nuccia Bongiovanni con Canto nella valle. (continua…)

1956 – LA SESTA VOLTA DI SANREMO

L’edizione del 1956 (la numero sei) volle ‘andare contro corrente’ nonostante la forte opposizione delle case discografiche, che puntavano su cantanti affermati per lanciare i loro ‘prodotti’ musicali,. La nuova formula prevedeva un concorso per voci nuove (come fortemente voluto dalla Rai), da selezionare per radio, e oltre seimila aspiranti vi si iscrissero. Al Festival, però, solamente sei furono ammessi: Luciana Gonzales, Franca Raimondi, Tonina Torrielli, Clara Vincenzi, Ugo Molinari, Gianni Mazzocchi. Scarsa fortuna ebbero i prescelti, che, a parte qualche effimero successo, furono presto dimenticati dal pubblico.
La vittoria andò a Franca Raimondi con Aprite le finestre; seconda la rivelazione Tonina Torrielli con Amami se vuoi; terza Luciana Gonzales con La vita è un paradiso di bugie.
Tonina Torrielli, ribattezzata caramella perché dipendente di una industria dolciaria di Novi Ligure, conobbe una certa notorietà con la sua canzone: Amai se vuoi, tienimi se puoi, io son l’amor che svanisce. Ma dei baci miei non fidarti mai, io son l’amor che ferisce.

Nella sesta edizione passò in sordina il debutto di Domenico Modugno con la canzone Musetto, di cui Massimo Mila, musicologo di fama (su L’Espresso di quell’anno e in altre pagine), tessé elogi: Modugno improvvisa le sue canzoni nel canto, riportando la creazione musicale alla verginità dei canti omerici, quando non c’era distacco tra la composizione e l’esecuzione. Mila già allora seppe riconosce l’astro nascente della musica leggera  -e non- italiana.
Il Festival era ormai assurto a evento nazionale. Per la pugliese Raimondi, vincitrice del 1956,  vennero organizzati grandiosi festeggiamenti nel suo paese di Monopoli, con tanto di comitato d’onore presieduto dal sindaco. Il ‘potere’ della televisione era ormai incontenibile!
D’altronde, come ben annota Gianni Borgna, grazie a Nunzio Filogamo che ‘governava’ le onde della radio, prima, e grazie alla televisione, appena dopo, il Festival  diveniva sempre più un evento ‘nazional-popolare’, non solo per ciò che succedeva sul palco ma per il ‘contorno’ che sapeva creare.

Nunzio_Filogamo

Tra le poche note positive di quell’edizione, da registrare la critica positiva per il nuovo presentatore Fausto Tommei, che, a detta del Corriere della Sera, aveva vinto i rimpianti lasciati da Nunzio Filogamo e le diffidenze lasciate da Armando Pizzo l’anno precedente.
Altrove, sempre nel 1956, usciva Heart-break hotel di Elvis Presley: era l’inizio di una leggenda. Grazie al juke-box, apparso in Italia l’anno prima, e al flipper, nel 1956, anche l’Italia cominciava a ‘parlare’ americano.

>leggi Sanremo History 1951 – 1953

Francesco Ruga, giornalista pubblicista, insegnante di Lettere e archeologo storico vanta diverse pubblicazioni riguardanti la vita sociale e culturale dell’Otto-Novecento nell’ambito del territorio Cusiano, in provincia di Novara. Sua anche un’approfondita prospettiva di Tom Antongini, poliedrica figura dannunziana. Nel 2007 il suo libro “Poi ti giri ed è già lunedì” (storie di un paese di lago in un’estate senza tempo al ritmo del juke-box) ha vinto il “Tau d’oro” a Orta.





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