Riforma pensioni ultime notizie oggi 5 novembre: il M5S contro la legge Fornero

Riforma pensioni ultime notizie oggi 5 novembre: il M5S contro la legge Fornero

Novità riforma pensioni oggi 5 novembre: Luigi Di Maio e M5S contro la riforma Fornero.


Alla lista di coloro che sono contro la riforma Fornero si aggiunge anche il M5S. Luigi Di Maio, vice presidente della Camera, in una recente intervista a Ballarò, ha apertamente criticato l’attuale sistema previdenziale, affermando: “Se avessimo fatto deficit per investire per esempio in un reddito di cittadinanza o per tagliare la riforma Fornero avremmo creato all’interno del Paese più ricchezza per fare investimenti produttivi e rilanciare il Paese l’anno prossimo”. Un intervento a tutto campo per quello che è considerato, ad oggi, la candidatura più credibile in qualità di premier del Movimento 5 Stelle qualora i pentastellati riuscissero – e gli ultimi sondaggi sono favorevoli ai grillini – a vincere le prossime elezioni politiche.

Nel frattempo Cesare Damiano continua ad insistere sull’introduzione della flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. Il presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei deputati ha chiesto al governo la sperimentazione da subito della riforma pensioni senza attendere la proposta che arriverà soltanto nel 2016, con il sistema che dunque cambierebbe a partire dal 1° gennaio 2017. Una sperimentazione che consentirebbe al lavoratore di andare in pensione 1 o 2 anni prima rispetto ai 66 anni di età. Una vera e propria pensione anticipata a 64-65 anni dunque e con una penalizzazione sull’assegno pensionistico. A quanto ammonti però la penalizzazione non è dato sapere. Prendendo in considerazione il sondaggio di Confesercenti, che Damiano ha dimostrato di conoscere a memoria, un’eventuale penalizzazione non dovrebbe superare un valore pari al 4-5 percento dell’assegno.

Contro lo smantellamento della riforma Fornero troviamo però il ministro dell’Economia Padoan. Durante l’audizione in Senato di ieri, Padoan ha espresso il proprio riconoscimento verso la legge dell’ex ministro del Lavoro del governo Mario Monti, definendolo come uno dei sistemi previdenziali più stabili e sostenibili dell’intera Unione Europea.

Con queste premesse, va da sé, risulta quantomeno difficile operare una riforma strutturale e profonda del sistema pensionistico, come, tra gli altri, ha chiesto in tempi non sospetti il presidente dell’Inps. I lavoratori precoci dovranno rassegnarsi ad andare in pensione, a partire dal prossimo anno, a 42 anni e 10 mesi (gli uomini, le donne avranno diritto ad andare in pensione senza penalizzazioni dopo 41 e anni 1 10 mesi) salvo colpi di scena dell’ultimo minuto.

Federico Pisanu





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