“No seconds”, l’ultimo pasto prima di morire

“No seconds”, l’ultimo pasto prima di morire

No Seconds è il nome della mostra composta dagli scatti di Henry Hargreaves che ritraggono gli ultimi pasti di alcuni condannati a morte


La pena capitale è uno degli argomenti che alla soglia del 2015 riesce ancora a dividere le opinioni, nonostante i progressi umani in campo psicologico e sociologico che di fronte ad un’iniezione letale (o ben altre esecuzioni) passano assolutamente in secondo piano ma che invece potrebbero dare forti contributi ai casi.

Ogni anno si sente di notizie che vogliono condannati a morte giungere alle loro ultime ore a metà fra l’angoscia e il sollievo, fra sorrisi beffardi di chi comunque non rinuncia al proprio personaggio e chi rivendica invece la possibilità di rivedere i processi giudiziari per cercare di evitare un passo così doloroso.

E’ altrettanto vero che intorno a questi fatti si crea sempre quell’alone di curiosità circa la preparazione del carcerato, le sensazioni, emozioni, paure e l’impossibilità di immedesimarsene rende tutto ancora più misterioso da far rabbrividire.

Henry Hargreaves ha voluto ritrarre in scatti gli ultimi pasti di diversi condannati a morte, tra i quali alcuni famosi come gli italiani Sacco e Vanzetti giustiziati nel lontano 1927; di per sé sono fotografie che rappresentano piatti più o meno pieni che se non riguardassero l’ultimissimo diritto di un detenuto quale appunto il cibo, passerebbero quasi inosservati. In realtà la sola idea che siano stati gli ultimi menu scelti da persone che di lì a poco sarebbero state uccise da una semplice iniezione o quant’altro, mettono nostalgia.

uno

Carne stufata, zuppe, gelato alla menta e cioccolato, una sola oliva, addirittura il rifiuto del cibo: ecco cosa ritraggono le foto in esposizione al Maxxi di Roma che rientrano nell’esposizione “No seconds” compresa nella rassegna “Food. Dal cucchiaio al mondo“. Henry Hargreaves ha scritto, sul suo sito, di essere stato ispirato dai movimenti contro la tradizione dell’ultimo piatto prima di morire in corso in Texas: “durante uno dei momenti più innaturali di una vita – scrive il fotografo – alla persona viene chiesto ‘hey, stiamo per ucciderti, ma cosa vorresti da mangiare?’ e sembra tutto così strano”.

Da qui l’idea di rappresentare tutti loro attraverso l’ultimo pasto prescelto. Un viaggio angosciante, da groppo in gola, che rispecchia uno dei tanti esempi di come l’umanità non si sia così modernizzata come invece va dichiarando.

Alessandra Paschetto

due

tre

quattro

cinque

sei

(foto: henryhargreaves.com)





COMMENTI
Lascia una risposta

Vedi tutto