Ivrea, un museo per l’Olivetti. On line la raccolta delle firme

Ivrea, un museo per l’Olivetti. On line la raccolta delle firme

Cento anni per fare il bilancio di un pezzo di storia italiana. Non quella fatta all’interno di aule parlamentari, ma…


Cento anni per fare il bilancio di un pezzo di storia italiana. Non quella fatta all’interno di aule parlamentari, ma quella degli uffici, o meglio, delle fabbriche. Era il 1908 e Ivrea, in provincia di Torino, faceva da culla a quella che sarebbe diventata una grande azienda, la Olivetti. Adesso, a centouno anni di distanza, la sua storia non si è dissipata, ma ha voglia di riemergere ed essere raccontata a chi non la conosce. È per questo che un gruppo di vecchi dirigenti, organizzati in un comitato a cui capo vi è Giorgio Panattoni, ha lanciato una proposta: una raccolta di firme sul web per la creazione di un luogo che per definizione racconta la storia, un museo. Dire cosa sia la Olivetti non è solo raccontare un’azienda, ma significa sottolineare l’operato di una fabbrica che con il suo nome ha garantito il progresso nel mondo della tecnologia, nel campo delle macchine da scrivere, da calcolo e poi dell’elettronica. Ne è stata fatta di strada da quel primo edificio in mattoni rossi su cui campeggiava la scritta “ Ing. OLIVETTI & C. PRIMA FABBRICA NAZIONALE DI MACCHINE PER SCRIVERE”.

Il monumento a Indro Montanelli con la sua inseparabile Olivetti lettera 22
Il monumento a Indro Montanelli con la sua inseparabile Olivetti lettera 22

Con soli quattro operai era difficile per Camillo Olivetti mandare avanti l’azienda, ed ogni sera, dopo avergli detto come tenere in mano la lima, infondeva a questi uomini nozioni di aritmetica e meccanica. Fra questi Domenico Burzio, che riuscì a diventare direttore tecnico dello stabilimento in mattoni rossi. Da quel momento e fino agli anni 60, la Olivetti si consolida in Italia e all’estero in quello che era il campo elettronico. Sono di quel periodo la Olivetti Divisumma 24 o l’Olivetti Logos, la massima espressione di meccanica applicata al calcolo. Negli anni 60 poi, quando l’azienda poteva contare su 24mila dipendenti,  avviene il passaggio dall’elettronica all’informatica, che però sancirà l’arresto dell’azienda a fronte della nascita della IBM, la quale  lancia sul mercato il suo personal computer. Alla Olivetti non resta altro che produrre un computer clone, il secondo al mondo, il primo per vendite in Europa. Nonostante ciò partono i licenziamenti, la competizione globale e l’azienda è destinata ad un declino, da cui uscirà nel 2005 grazie all’acquisto da parte di Telecom Italia. Una storia troppo lunga, travagliata, che però ha contribuito a fare dell’informatica quella che è adesso. È bello pensare che quel computer da cui stiamo leggendo ha un po’ del “nostro” dna, un po’ del nostro passato. Chi volesse quindi, può aiutare i nostalgici dell’Olivetti, firmando per la costruzione del museo ad Ivrea, collegandosi a questo link www.olivetti-live.org (Manuela Prestifilippo)





COMMENTI

    Lascia una risposta


    Vedi tutto