Giuliana Mariniello: “Marilyn Forever”, sguardi d’autore su un mito inesauribile

Giuliana Mariniello: “Marilyn Forever”, sguardi d’autore su un mito inesauribile

Giuliana Mariniello è una delle più importanti fotografe contemporanee. È uscito da poco un suo libro fotografico dedicato a Marilyn…


Giuliana Mariniello è una delle più importanti fotografe contemporanee. È uscito da poco un suo libro fotografico dedicato a Marilyn Monroe dal titolo Marilyn Forever (Gangemi). L’abbiamo incontrata prima della sua partenza per Arles dove si sta svolgendo la più importante rassegna di fotografia del mondo e dove lei è presente con la mostra Oltre la finestra (Par-delà la fenêtrehttp://voies-off.com/index.php/face-a-face-mariniello-2013 ).  Ma parliamo della sua ultima fatica dedicata alla splendida Marilyn Monroe e soprattutto all’influenza senza tempo di questa icona nell’immaginario.

Perché ancora lei? 

“Perché è inesauribile come traspare dal titolo che ho scelto per il libro, Marilyn Forever”, esordisce Giuliana Mariniello e ammette: “È stata una bella sfida occuparsi ancora di Marilyn soprattutto dopo la ricorrenza dei cinquant’anni dalla sua scomparsa avvenuta nel 1962 e la pubblicazione di numerosi libri che si sono andati ad aggiungere alla bibliografia sterminata sull’attrice. Eppure credo che il fenomeno non si sia esaurito perché Marilyn rimarrà per sempre fuori dal tempo come ha scritto Cecil Beaton:”Come l’Ondina di Giraudoux ha solo quindici anni e non morirà mai”.

 

Cosa credi questo libro aggiunga su Marilyn che non è stato già detto?  

 

Penso che sia diverso da tutti i libri finora comparsi perché non è una biografia, un romanzo, un libro fotografico o un saggio critico di cinema. Si è trattato di un lavoro a più livelli. Inizialmente sono stata colpita dalla permanenza dell’immagine di Marilyn in diversi contesti e ho cominciato a documentarla fotograficamente in varie città: Roma, Napoli, Palermo, Trieste, Parigi, Arles, New York. Si tratta di un fenomeno globale senza particolari connotazioni nazionali in cui il mito dell’attrice è legato a una fruizione più popolare attraverso l’uso delle sue immagini in una vasta oggettistica: T-shirt, poster, statuine, asciugamani, borse, ombrelli, orologi e così via. Il libro vuole inoltre offrire, accanto alle immagini, una riflessione sul ‘fenomeno Marilyn’ attraverso i contributi critici di uno studioso di cinema e arte contemporanea come Bruno Di Marino e di uno specialista  di studi junghiani come John-Raphael Staude. Lo scrittore Silvio Raffo poi ha composto appositamente per il libro una bella poesia dedicata all’attrice. Io stessa ho voluto analizzare in un testo introduttivo il contributo alla diffusione del mito attraverso la letteratura, l’arte e la fotografia”.

 

Oggi si discute tanto di femminilità esibita, di uso negativo dell’immagine della donna…  Cosa direbbe Marilyn Monroe?  

 

Penso che sarebbe d’accordo visto che lei stessa ne ha subito le conseguenze a livello personale. Nel suo caso però non si è trattato di femminilità esibita come avviene oggi soprattutto nel mondo della pubblicità o dei mass media ma piuttosto l’espressione di una femminilità autentica in cui l’attrice rivela una sua luce interiore anche nelle immagini più ‘costruite’. Marilyn ha espresso in maniera macroscopica la dicotomia fra l’immagine pubblica e la realtà del suo mondo interiore, fra la persona Marilyn e la donna reale – Norma Jeane – di cui possiamo solo intuire la dimensione profonda e segreta. Per questo ho scelto di mettere in relazione le immagini sensuali e piene di fascino dell’attrice con delle frasi tratte dai suoi diari o appunti che rivelano una donna dilaniata dalla solitudine e dall’angoscia”.

 

Una volta lei stessa disse di sè: “Marilyn è una mia creazione”. Considerazione geniale per un’attrice che dallo star system veniva considerata solo una bambola sexy

 

L’attrice aveva contribuito in maniera consapevole alla creazione della propria immagine mitica, incarnazione della Dea dell’Amore, una fantasia di femminilità che fece leva sui sogni proibiti maschili nell’America puritana degli anni ‘50 prima di diventare un mito a livello internazionale. Più tardi cercò di rigettare quest’immagine e diventare un’attrice seria: sposò uno scrittore impegnato come Arthur Miller e andò a studiare  all’Actors’Studio di Lee Strasberg a New York, ma non riuscì a liberarsi dall’archetipo che aveva incarnato venendone inghiottita”.

 

Non credi che in fondo Marilyn si sia presa gioco di tutti quelli che ancora cercano di capire il perché della sua persistenza?

 

No, alla fine Marilyn è stata piuttosto vittima di un sistema che non dominava più e di un mondo che ne aveva utilizzato il corpo a livello mediatico e personale come testimonia anche la sua tragica fine che non penso sia stata frutto di una scelta o di una disgrazia. Marilyn non era una solo una ‘bionda sexy’, come si voleva far apparire, ma una donna consapevole seppur sofferente e complessa come testimonia una sua frase: “Un sex symbol diventa un oggetto. Io odio essere un oggetto”.

 

(Il libro: Giuliana Mariniello, Marilyn Forever, Roma, Gangemi Editore, 2013,   80 pp., 30 foto, 20 euro).

Virginia Zullo





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