Gigi Vesigna: “Che noia questa tv”

Gigi Vesigna: “Che noia questa tv”

E’ stato un lungo cammino, quello di Gigi Vesigna, nei meandri della televisione italiana. Mezzo secolo e più trascorso a…


E’ stato un lungo cammino, quello di Gigi Vesigna, nei meandri della televisione italiana. Mezzo secolo e più trascorso a fiutare l’aria che tira nei corridoi di Vale Mazzini, del Corso Sempione, di Milano 2, cinquant’anni e più da osservatore attivo,  da intercettatore di tendenze, da anticipatore in un mondo dove le premonizioni sono tutte scritte, basta saperle leggere.

E lui le ha lette e riportate, un Otelma che indovina perché non tira a indovinare. Come quando nel 1973 sulle pagine del suo Sorrisi e Canzoni tv, inserendo il palinsesto di TeleBiella accanto  a quello di RaiUno spiegò alla gente che la tv commerciale, allora ancora fuorilegge, avrebbe avuto un futuro. Come un futuro radioso hanno avuto alcune delle sue creature, dalla Superclassifica show inventata con Maurizio Seymandi – e della quale si sente ancora nostalgia – ai Telegatti, che a quasi 40 anni dalla nascita godono di ottima salute. E poi Sanremo, non passava festival che il direttore di “Sorrisi” non riuscisse a conoscere in anticipo il nome del vinictore. E così nel 1982, alla vigilia della kermesse, Vesigna azzardò una copertina dedicata a Riccardo Fogli, che partecipò al Festival e lo vinse. L’anno prima era accaduta la stessa cosa con la cantante Alice. Si scatenò un putiferio, “per evitare polemiche, dall’anno successivo decisi che la copertina di Sorrisi e Canzoni presentasse l’intero cast dei concorrenti”, dice.  Nessuna sfera di cristallo, nessun potere occulto, Vesigna ha sempre sostenuto che basta conoscere un po’ i meccanismi che regolano il gioco e la “magia” è destinata a riuscire.
Proprio a Sanremo, in quest’anno che ne ha celebrato il sessantesimo anniversario, il direttore ha dedicato un libro: “Vox populi“, edito da Excelsior 1881 con una prefazione di Antonio Ricci. Una storia che parte da Nilla Pizzi ed arriva a Marco Carta, vincitore nel 2009. Un volume prezioso, che racconta 60 anni di vicende italiane filtrate dalla lente delle canzonette e dei giochi sanremesi.
E’ da qui che partiamo, in un pomeriggio di febbraio che volge alla sera, e mentre il palinsesto Rai è occupato dalla nuova avventura festivaliera firmata Clerici.

DT –  Un libro sui 60 anni di Sanremo, una dichiarazione d’amore o di odio?



GV – Il mio matrimonio con il Festival dura da 50 anni e come in ogni matrimonio c’è amore, ma ci sono anche lo sconforto, la rissa…

DT – Litigare col Festival significa un po’ litigare con la storia stessa dell’Italia. Negli anni le accuse a Sanremo sono state opposte: definito alternativamente un anacronismo, o – in virtù dei suoi tanti difetti – uno specchio dell’Italia. Per Gigi Vesigna cos’è ?



GV – Nel libro ho scelto d’inserire per ogni anno la strofa di una canzone in gara; l’esperimento ha avuto un esito impressionante. Ne esce con estrema esattezza il clima di quel momento. Credo proprio che Sanremo ci racconti com’è cambiata l’Italia in questi 60 anni. Perché si cantava e intanto si parlava di tutto. A Sanremo sono passati la guerra, lo stupro, l’omosessualità…

DT – E tante canzoni d’amore…troppe?

GV – Dire canzone d’amore è affermare tutto e niente. Negli anni ’50 si cantava d’amore ma poi ci fu la rivoluzione Modugno; nel decennio successivo arrivarono gli urlatori, che urlavano, ma parlavano pur sempre d’amore. Oggi, che le carte in tavola sono cambiate, i modi di esprimersi sono diversi ed i cantanti arrivano dai talent show si continua a cantare di passioni, gelosie, odio, divorzi, crisi…

DT – Un’ ultima domanda prima di superare lo scoglio Sanremo. Ci spiega come faceva ad indovinare in anticipo il vincitore?

GV – Mai essere dogmatici; prevedere il vincitore è solo una conseguenza. Si guardano le forze in campo, si individuano le strategie e quindi si tirano le somme. Un esempio: due anni fa ho previsto con due mesi di anticipo la vittoria di Lola Ponce e Joe di Tonno. Era chiaro; arrivavano dai successi di Notre Dame de Paris e c’era in cantiere l’opera della Nannini…la vittoria era scritta. Poi occorre soppesare i rapporti di forza, si valutano il peso della casa discografica, i rapporti degli uffici stampa e la grande scoperta finale. Il televoto si può comprare e non è neppure vietato dalla legge. Basta rivolgersi ad un call center e pagare…

DT – Vittorie costruite a tavolino, dunque

GV – Diciamo che una vittoria a Sanremo si organizza e non occorre neppure più una canzone decente, l’anno scorso hanno vintro tre delle canzoni più brutte di questi 60 anni (al momento dell’intervista il festival 2010 non era ancora finito ndr).

DT – Si vince a Sanremo ma non si vendono dischi. A cosa serve darsi tanto da fare?

GV – Ad ottenere dei buoni contratti per l’estate. Con una vittoria sanremese le feste di piazza sono assicurate…

DT – Cambiamo argomento, ma non allontaniamoci troppo. Ci dice cosa le piace e cosa non della televisione di oggi?

GV – Anche quest’anno sarò il presidente di giuria degli Oscar TV. Confesso, siamo in difficoltà, nel senso che saremo costretti a votare per programmi già premiati nel passato. Di nuovo non c’è niente. Ecco cosa non mi piace di questa televisione; l’assenza di ideee, la ripetitività, la mancanza di coraggio. E quel che è peggio, non c’è alcuna voglia di cambiare. Se vediamo che si prende un programma (Ti lascio una canzone ndr) e lo si copia esattamente sulla rete concorrente (Io canto, trasmesso da Mediaset) significa che c’è qualcosa che non va.

DT – A questo punto la domanda di sempre: è la televisione che si limita a dare alla gente ciò che chiede, oppure è il mezzo stesso che crea il consenso?

GV – E’ il gatto che si morde la coda, la tv offre ciò che crede ci si aspetti, poi arriva la degenerazione perché chi comanda è dio Auditel. Non me la sento sento proprio più di vedere i reality, la gente che litiga, le persone che impediscono agli altri di parlare, e poi i bambini strumentalizzati. D’accordo qualcosa di elegante c’è, penso ad esempio al programma della Carlucci (Ballando con le stelle ndr). Ma non si può insistere sempre sulle stesse cose, si arriva alla saturazione…

DT – Vedo che non ha ancora detto cosa le piace…è in difficoltà

GV – Mi piace Strscia la notizia, che pur rimanendo uguale a se stessa è capace di rinnovarsi; ma guardo soprattutto i telefilm, e li registro pure, perché da una settimana all’altra finisce che mi dimenti che cosa è successo…

DT – Le gode della giusta fama d’essere un anticipatore, o quantomeno colui che è stato capace d’intercettare le tendenze prima di altri. L’esempio clamoroso fu quello di TeleBiella…



GV – Solo chi non voleva capire non capì che l’avvento delle tv commerciali – allora erano ancora tv libere – avrebbe cambiato tutto. La Rai, ad esempio, non volle capire e quando inserii accanto al palinsesto di RaiUno quello di teleBiella scoppiò lo scandalo.

DT – Aesso nell’aria sembrano maturare grossi cambiamenti, e forse sono già in corso. Ad esempio le tv via web, o la tv partecipativa. Il suo fiuto cosa le dice?

GV – Dico che la vera rivoluzione arriverà dal Web, non ho dubbi. Ma i contorni non sono ancora chiari, tanto più che il computer non è ancora in ogni casa, non tutti lo adoperano con facilità. Anch’io, d’altronde, quando ho compiuto il passaggio dalla macchina da scrivere al pc ho avuto dei problemi.

DT – Quale rapporto ha con la tecnologia?

GV – Considero il mio computer un pezzo di ferro, lui lo sa e mi odia.  E infatti non sono certo se dal Web arrivi la salvezza o la dannazione. Nulla sfugge al grande fratello ed alla sua memoria. Io, invece, preferisco memorizzare solo quello che mi piace.

DT – Uno dei limiti della Rete è una credibilità relativa, Internet è il pianeta dove la bufala e la rivelazione possono avere lo stesso impatto. C’è di peggio che anche la credibilità della televisione è venuta meno. “E’ vero l’ho sentito in tv”, oggi suona quasi come un nonsense.

GV – Se la televisione è riuscita così bene ad allontanere l’interesse della gente dalla politica è perché non ha fatto bene il proprio mestiere.

(Antonella Durazzo)





COMMENTI

    Lascia una risposta


    Vedi tutto