Freschi di restauri, Adamo ed Eva di Dürer tornano al Prado. Storia di “indecenti” sopravvissuti

Freschi di restauri, Adamo ed Eva di Dürer tornano al Prado. Storia di “indecenti” sopravvissuti

C’è sempre qualcosa di magico nella rinascita di un’opera d’arte, un messaggio che va a contrastare  l’avanzare del tempo e…


C’è sempre qualcosa di magico nella rinascita di un’opera d’arte, un messaggio che va a contrastare  l’avanzare del tempo e chiede proroga alle leggi fisiche. Ringiovaniti di qualche secolo, l’Adamo ed Eva di Albrecht Dürer (1570) due dei dipinti simbolo del grande artista tedesco, custoditi al museo del Prado, sono tornati dopo due anni di restauro ad un’inattesa gioventù. Merito della tecnologia, di un team di esperti internazionali e della Fondazione Getty di Los Angeles, che ha finanziato il restauro dei delicatissimi pannelli sui quali è adagiato lo strato pittorico.

courtesy Museo del Prado

Da ieri il complesso processo di restauro è in mostra con una speciale installazione collocata al centro della Sala 49. Per quattro mesi i pannelli verranno dunque mostrati a parte dalle altre opere dell’artista presenti nella collezione madrilena, tra cui il suo celebre Autoritratto (1498), mentre in una galleria adiacente (sala 55 ter), il restauro è raccontato in dettaglio con testi, pannelli di immagini ed un video che mostra i momenti chiave del lavoro e spiega gli interventi svolti sulle superfici pittoriche ed il sostegno.
Nel corso dei secoli, la vernice dei due pannelli è stata sottoposta a successivi rifacimenti che si sono accumulati, uno sopra l’altro arrivando a nascondere le intenzioni di Dürer e la sua tecnica di eccezionale raffinatezza. Vecchi restauri che avevano colpito anche i pannelli, in particolare quello di Adamo, che presentava crepe sulla superficie che avevano prodotto distorsioni e sporgenze e a loro volta provocato ombre e irregolarità sulla superficie pittorica.

courtesy Museo del Prado

Quadri “indecenti”, parola di re



Nonostante l’innegabile importanza dei due dipinti, per 283 anni (con l’eccezione del breve regno di Giuseppe Bonaparte 1809 – 1813 ), ovvero dal loro arrivo a Madrid nel 1655, entrambi i pannelli sono stati considerati come “nudi” e quindi tenuti in spazi non aperti al pubblico.
Il fatto stesso che essi siano sopravvissuti può essere considerato in qualche modo miracoloso, visto che nel 1762 Carlo III, preso da scrupoli morali, li incluse in un elenco di quadri “indecenti” da distruggere. L’intervento del pittore di corte Mengs compì l’impresa, convincendo il monarca che entrambi i dipinti “erano stati molto utili per i suoi allievi come oggetti di studio“.  Con uno scopo puramente didattico, trenta anni dopo, i due pannelli furono adottati dall’Accademia di San Fernando.
Curiosamente, la storia di occultamento di questi dipinti non si concluse con il loro ingresso nel Prado nel 1827, e fino al 1838, data in cui sono stati finalmente inseriti tra le opere visibili al pubblico, sono stati tenuti in una stanza chiusa.

Dipinte da Dürer nel 1507, dopo il suo secondo viaggio a Venezia, le figure a grandezza naturale di Adamo ed Eva dalle linee fluide e continue sono capolavori e rappresentano ben più di una semplice esaltazione della carne nuda, tentano piuttosto di coinvolgere l’osservatore in una riflessione morale. Sul cartiglio che pende dal ramo dell’albero nel pannello di Eva e che include il nome dell’artista e la data dei lavori, le parole post Virginis partum [dopo che la Vergine ha dato alla luce] fa riferimento a Maria come la “nuova Eva “, la Vergine Immacolata, scelta da Dio per salvare l’umanità dal peccato che Adamo ed Eva sono in procinto di commettere. Info:
www.museodelprado.es

courtesy Museo del Prado
courtesy Museo del Prado
courtesy Museo del Prado
courtesy Museo del Prado




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