Firenze, “Ritratti del potere”. Quando l’arte “gioca” con l’autorità

Firenze, “Ritratti del potere”. Quando l’arte “gioca” con l’autorità

E’ la raffigurazione del potere un’affermazione stessa del potere? In un modo che di immagini si nutre, anzi ne divora…


E’ la raffigurazione del potere un’affermazione stessa del potere? In un modo che di immagini si nutre, anzi ne divora in quantità inimmaginabili in altre epoche storiche, la risposta è più che mai sì. Ogni forma di potere sia esso politico, economico, sociale, necessita rappresentazioni mediatiche che quella leadership non solo raccontano, ma affermano secondo strategie di autoreferenzialità che diventano sempre più raffinate.

Ma a smontare, analizzare, passare al vaglio critico tali rappresentazioni talvolta ci pensa l’arte e quando le immagini rappresentative dell’autorità finiscono sotto il giogo creativo della decostruizione può ancora capitare che l’imperatore finisca nudo.

A Firenze, a Palazzo Strozzi, in contemporanea con la retrospettiva dedicata al Bronzino (pittore di corte e dunque del potere – leggi articolo) dal primo ottobre al 23 gennaio una mostra di arte contemporanea svilupperà un’analisi sul ritratto e sulla rappresentazione mediatica del potere. Titolo “Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell’autorità”.

Tina Barney, The Brocade Walls, 2004,

L’iniziativa, nata da un progetto del centro di Cultura Contemporanea Strozzina , con la consulenza scientifica di Peter Funnell (curatore e direttore dei programmi di ricerca alla National Portrait Gallery di Londra), Walter Guadagnini (presidente della commissione scientifica del progetto “UniCredit & Art”), Roberta Valtorta (direttore del museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo), con il coordinamento di Franziska Nori (direttore del CCCS), presenterà le opere di artisti e collettivi internazionali seguendo due principali prospettive: l’analisi del potere come espressione del carisma di singoli individui che sono diventati icone o simboli del loro tempo e  l’indagine sul potere di istituzioni o modelli sociali che si rappresentano o che sono criticamente rappresentati.

GRANDI NOMI IN MOSTRA (SIA DEGLI ARTISTI SIA DEI LORO SOGGETTI)

Dalla collezione della National Portrait Gallery di Londra giungono le opere di tre famosi fotografi che riflettono sull’immagine dell’autorità politica. C’è come la serie dedicata alla regina Elisabetta II di Annie Leibovitz (USA, 1949) che riprende la grande tradizione della ritrattistica ufficiale; il ciclo Blair at War di Nick Danziger (Gran Bretagna, 1958), una straordinaria visione della vita quotidiana di Tony Blair durante i giorni precedenti lo scoppio della guerra in Iraq, o ancora il ritratto di Margaret Thatcher di Helmut Newton (Germania, 1920 – USA, 2004) che mantiene vivo il ruolo di icona di una delle personalità politiche più influenti degli ultimi decenni, nonostante la sua autorità fosse ormai tramontata.

Il duo Clegg & Guttmann (Irlanda, 1957; Israele, 1957) propone le fotografie di tre amministratori delegati della Deutsche Bank. Le immagini, che si ispirano al genere del ritratto di rappresentanza, divengono una riflessione concettuale sul tema della presentazione pubblica di soggetti che sono al tempo stesso i committenti dell’opera. Christoph Brech (Germania, 1964) ritrae un moderno mecenate attraverso un video che si sofferma su un particolare dello scafo del suo yacht, il Sea Force One, un’imbarcazione-museo ripresa da lontano nelle acque di Venezia.

Il ruolo delle immagini, inteso non solo come rappresentazione ma anche come strumento di costruzione o di indagine del potere, è analizzato da artisti come il giapponese Hiroshi Sugimoto (Giappone, 1948), nei cui Portraits coglie le sculture in cera di personaggi storici o del presente che sembrano tornare in vita tramite la forza evocativa della fotografia, l’olandese Rineke Dijkstra (Paesi Bassi, 1959) che propone una serie di immagini dedicata a un soldato della Legione straniera francese, riflettendo su quanto rimanga dell’individuo quando si rende rappresentante di un’autorità militare, o l’italiano Francesco Jodice (1967) che, con il video Dubai Citytellers, analizza lo sviluppo e le ricadute sociali di uno dei nuovi luoghi del potere economico globale.
Tina Barney (USA, 1945) documenta la vita e gli ambienti domestici di famiglie dell’alta società, combinando uno sguardo spontaneo da scatto privato e una raffinata ricerca estetica con molteplici riferimenti all’arte e alla fotografia della tradizione. La provocatoria serie fotografica Ricas y Famosas di Daniela Rossell (Messico, 1973) testimonia invece il gusto e gli eccessi della nuova ricchissima oligarchia sociale messicana, mentre Luxory di Martin Parr (Gran Bretagna, 1952) ha come oggetto sfilate di moda, corse di cavalli, fiere d’arte nelle principali capitali mondiali, analizzando lo stile di vita delle upper classes nel mondo occidentale globalizzato.
Le immagini di Jim Dow (USA, 1942) ritraggono gli sfarzosi ambienti dei più importanti club privati dell’alta società di New York, luoghi celebri della città ma chiusi e impenetrabili per le persone comuni.

In un percorso totalmente visivo spicca la nuova opera del compositore Fabio Cifariello Ciardi (Italia, 1960) che ha come oggetto i discorsi pubblici di celebri uomini politici, letteralmente trascritti in partiture per clarinetto, flauto e violoncello che evidenziano le loro studiate tecniche oratorie di persuasione.
Le contraddizioni della Cina contemporanea nel trittico fotografico Past, Present and Future di Wang Qingsong (Cina, 1966) che rappresenta se stesso di fronte a tableaux vivants che ricostruiscono sculture monumentali e celebrative di stampo socialista, riflettendo sulla natura dell’effettivo potere delle masse nella Cina contemporanea.

Un diverso approccio critico alla tematica del potere proviene dal collettivo francese Bureau d’études, con un progetto di mappatura delle correlazioni su scala globale tra potere politico e economico. Le operazioni e le missioni segrete della CIA sono invece al centro del lavoro di Trevor Paglen (USA, 1974) che ne ricostruisce movimenti e connessioni top secret. Jules Spinatsch (Svizzera, 1964) presenta un nuovo lavoro, tratto dalla serie video-fotografica Temporary Discomfort, che denuncia la controversa trasformazione di un luogo come l’isola della Maddalena in Sardegna, in occasione del mai avvenuto summit del G8. Sarà inoltre proposto l’esempio di attivismo antagonista del collettivo The Yes Men (USA), di cui viene presentata la clamorosa iniziativa mediatica con cui sono state messe in crisi l’immagine e il potere della multinazionale responsabile della catastrofe ecologica del Bhopal in India.

INFO:
Tel. +39 055/ 2645155 –
www.strozzina.org ;
www.palazzostrozzi.org

Clegg & Guttmann, The Board, Single/Group Portrait Courtesy of Christian Nagel Gallery, Berlin

Hiroshi Sugimoto, Fidel Castro, 1999 Courtesy Sonnabend Gallery © Hiroshi Sugimoto

Wang Qingsong, Past, Present and Future, 2001, Courtesy of Collection Guy & Myriam Ullens Foundation, Switzerland, Photo: Patrick Goetelen
Francesco Jodice, DUBAI_CITYTELLERS, 2009, video, Courtesy l'artista e UniCredit Group Collection
Hiroshi Sugimoto, Pope John Paul II, 1999, Courtesy Collezione Rosa e Gilberto Sandretto © Hiroshi Sugimoto
Jim Dow, Member's Racks, University Club, New York 1998 / 2010, Courtesy l'artista e Janet Borden, Inc., New York
Daniela Rossell, Untitled (Ricas y Famosas) Harem Room, 2002 C-print, Courtesy l'artista; Sprüth Magers Berlin London; Greene Naftali Gallery, New York
Rineke Dijkstra, Olivier, The French Foreign Legion Quartier Vienot Marseille, France July 21, 2000, In prestito da Bank of America Merrill Lynch Collection
Bureau d'études, Bohemian Club, 2005, Wall-paper,Courtesy gli artist
The Yes Men Still da The Yes Men, Fix the World, 2009, Video Courtesy The Yes Men
Christoph Brech, Sea Force One, 2009, Video, 5', Courtesy l'artista e Kunstagenten Berlin




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