Come guarire dal mal d’amore, ecco la soluzione che non vi piacerà

Come guarire dal mal d’amore, ecco la soluzione che non vi piacerà

Curare le pene d’amore sembra impossibile? In realtà, una soluzione c’è, ma non a tutti piacerà. A rivelarla, un nuovo studio.


Non è sempre facile andare avanti quando finisce una storia d’amore importante. Il mal d’amore è una vera e propria sensazione di impotenza, dura da scacciare dal corpo e dalla mente.

L’unica via per far guarire il cuore pare essere il distacco totale da colui o colei che abbiamo amato. I sentimenti e la passione, infatti, sono considerati al pari di una droga, che crea dipendenza e assuefazione. Questi sono i dati che emergono da una ricerca di Helen Fisher, effettuata sul cervello umano.

Dopo la fine di una storia importante, il malessere insorge perché al trauma si affianca una sorta di “crisi di astinenza” di emozioni. Come spiega la Fisher, “La pena d’amore è come una dipendenza, come la mancanza di una droga. Abbiamo scoperto delle attività in una regione centrale del cervello che è collegata con tutte le dipendenze, non importa se la droga si chiama eroina, nicotina, gioco d’azzardo. Il centro della dipendenza è collegato con il sistema dopaminico”.

IL MAL D’AMORE, UNA VERA E PROPRIA DIPENDENZA

Secondo la studiosa, dunque, le pene d’amore sono da considerarsi come una “dipendenza dalla quale si vuole uscire“. Pertanto, “Occorre girare al largo dall droga. Nessun contatto, né scrivere lettere, non guardare vecchie foto, non telefonare“. Lo studio è stato condotto da Helen Fisher su un campione di persone che, all’atto della ricerca, viveva un momento d’amore molto intenso e fasi elevate di innamoramento. I soggetti sono stati sottoposti a un esperimento, nel quale sono stati misurati i movimenti cerebrali, mediante un tomografo.

I RISULTATI DELLO STUDIO DI HELEN FISHER

Lo studio condotto da Helen Fisher ha avuto, come obiettivo principale, quello di stimolare il cervello attraverso degli impulsi di tipo romantico e amoroso. Come afferma la stessa studiosa, “Il cervello era sottoposto a uno stimolo collegato all’amore romantico. Stando nello scanner dovevano osservare due foto: un ritratto della persona amata e una foto di un individuo della stessa età e dello stesso sesso, che non suscitava particolari sentimenti. Per evitare che i sentimenti amorosi si trasferissero sull’immagine neutrale, venne impartita come distrattore una consegna in modo che il cervello per così dire si raffreddasse”.

L’esperimento è stato condotto in un giro di dodici minuti: “La persona innamorata stava nella macchina; al di sopra dei suoi occhi era stato collocato uno specchio. I soggetti guardavano per 30 secondi l’immagine della persona amata, poi contavano 30 secondi alla rovescia di sette in sette e quindi fissavano per 30 secondi un’immagine neutrale. Sovrapponendo le scansioni e filtrando l’immagine risultante avevamo ottenuto “the brain in love”, il cervello innamorato”.

Daniela Caruso





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