10 cose che solo gli appassionati di NBA possono capire

10 cose che solo gli appassionati di NBA possono capire

10 segnali, particolari, tic da cui si capisce se si è dei veri fan della NBA


La nuova stagione NBA 2014-2015 è iniziata e milioni di tifosi sparsi per tutto il mondo, possono tornare a godere di una lega che considerano molto più di uno sport, una religione, meglio del sesso e più importante della famiglia. I veri appassionati di NBA si riconoscono da alcuni particolari, come quelli raccolti qua sotto. E tu, sei un vero fan (malato di) NBA?

1) Le notti bianche

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Che non sono quelle di Dostoevskij ma quasi. Nel romanzo del maestro russo, un ragazzo corteggia tutta notte una bella coetanea per le strade di San Pietroburgo. Il fan NBA corteggia tutta notte la propria squadra, il proprio giocatore simbolo, infine la vittoria. Le notti NBA iniziano generalmente verso l’1 (se siete così fortunati da essere tifosi di squadre della costa atlantica, alle 4 circa invece è la palla a due per quelli del Pacifico, l’estremo opposto) e finiscono generalmente dopo 2 ore e 45 di agonia/gioia/orgasmo/polluzioni/rabbia/rantoli/posizioni fetali. Qui ognuno attua la propria tattica, che è duplice: 1) andare a dormire alle 22 circa e mettere la sveglia -poi mi dite come fate a svegliarvi però, in piena fase rem- 2) farsi una tirata e dormire quindi solo dalle 4 circa in poi. Sono notti insonni costellate di urla mute –di stampo fantozziano– per non svegliare, vicini, genitori, paese confinante, danze con coreografie inimmaginabili, improvvisate alle 3.23, birra, spuntini che vanno dalla scatoletta di tonno ai due spaghi fino alla frittatona di cipolle. Quando va a dormire il tifoso NBA, si sveglia l’uomo della COOP. E si danno il cinque.

2) Il salary cap e la borsa di Tokyo

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Il tifoso NBA è peggio di un assiduo lettore del Sole 24 Ore. Conosce TUTTO, ma proprio TUTTO del nuoco CBA (il contratto collettivo dei giocatori), anche se non sa cosa sia il TFR o quanto prende lui stesso al mese, conosce tutte le clausole, i Bird rights, le MLE (mid level exception), e ha una paura fottuta del Salary Cap e soprattutto della Luxury tax. Ne ha così paura che quando va a fare la spesa, si da un budget e un numero finito di elementi da comprare. Guai a sfiorare! Al bar riesce a parlare per ore su come impiegare i propri pick futuri (secondo giro, sempre!), per sbolognare a qualcuno, di solito i Knicks, un proprio giocatore finito o con un contrattone detto albatros. E’ un tifoso che sta attento a tutto, dalle fluttuazioni del Nikkei, ai raccolti di arance della Florida. Conta tutto, un minimo calcolo errato e un All Star cambia improvvisamente direzione e squadra, modificando l’ordine geopolitico dell’intera lega.

3) La regular season e i playoff

nba playoff
Vi diranno sempre “Ehhhh ma la regular season vale poco, io guardo solo i playoff bello!“. Vero, sacrosanto, è come parlare di due sport diversi, ma se gli chiedete i risultati giornalieri, vi sapranno dire il tabellino a memoria di ogni gara e le occhiaie che portano come medaglie, denotano una certa predilezione anche per la misera regular season. Diciamo che vale poco, ma che in fin dei conti sono solo 82 partitelle, una sbirciatina gliela si da sempre.

4) L’alzabandiera mattutino

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C’è chi si alza al mattino con pensieri positivi e negativi, ma l’alzabandiera c’è sempre, è un fenomeno fisiologico. Il tifoso NBA appena apre gli occhi e capisce dove si trova ha un solo pensiero “Gli highlights NBA”. Smartphone in mano, pc acceso al volo, e dita che scorrono rapidissime sui tasti N, B, A, ., C, O, M. Passata la solita rabbia (con bestemmia) perchè reindirizza sul sito della Gazzetta dello Sport, scandisce come una preghiera gregoriana il tabellino. POI, la giornata può iniziare.

5) Il venerdì e il sabato sera

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Il vero tifoso NBA quando esce il venerdì sera e il sabato sera, verso una certa ora scompare letteralmente. Tutti lo cercano, qualcuno chiama i carabinieri. Sta benissimo in realtà, è già verso la strada di casa, sta per iniziare la partita. Non c’è nulla che lo riesca a trattenere (donne, alcolici, la più grande festa mai vista con tanto di Jerry Calà al pianoforte) è attirato dalla diretta live come una calamita. Per una volta che il giorno dopo può dormire…

6) La cartina degli Stati Uniti

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Quando esce di casa riesce a perdersi nel proprio giardino o nelle corsie del supermercato dove va quasi ogni giorno, ma se si parla di Stati Uniti, diventa una guida Michelin. Conosce ogni strada, ogni scorciatoia, ogni posto dove si mangia bene se si vuole fare una breve sosta (Bagatta style), conosce il nome di tutti gli stati, le capitali e le contee. Ogni giorno fa mille calcoli sui back to back e sulle miglia da percorrere in trasferta, e si lamenta delle misere trasferte dei calciatori di serie A, per non parlare del per diem, la “paghetta” che si da ai giocatori durante le trasferte. E’ di sicuro l’aspetto più positivo nel seguire questo sport meraviglioso, insegna una materia che ormai sta scomparendo, la bellissima geografia.

7) Largo ai giovani

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La NBA non gli basta, è un esperto anche del basket collegiale. Si sente un vero scout, controlla e raccomanda i prospetti più interessanti d’America e non. Oltre a tutti gli Stati quindi, conosce anche tutte le Università e i College. Attende con ansia la march madness e le Final Four. Quando spuntano i primi NBA Mock Drafts, li scorre con strafottenza, conoscendo già vita, morte e miracoli dei primi 50 pick. Sono gli stessi che vanno al campetto di paese e guardano i ragazzini come gli anziani guardano i cantieri.

8) Il cestino

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Ogni palletta di carta diventa un pallone Spalding originale con firma Adam Silver. Ma ogni tiro non è un semplice tiro, è un signature move. C’è chi dribbla scrivania, boccione dell’acqua e collega per appoggiare con un sottomano elegante, come Wade, chi va di fade away con ginocchio alto, come Dirk, chi bombarda da 3 come Curry, chi affonda con violenza come Lebron, chi va di eurostep à la Ginobili, e chi invece cerca il contatto come il Barba Harden. Ma i migliori rimangono quelli che giocano in difesa. Appena una palletta di carta o una lattina, prendono la direzione del cestino, si palesano davanti e rimandano l’oggetto misterioso al mittente con una stoppata clamorosa, seguita da il ditino indice alzato e basculante, come il mitico Dikembe Mutombo. “Not in my house!”

9) C’è basket e c’è NBA

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Non sopporta che gli si dica che è un appassionato di basket, o peggio, di pallacanestro. Non disdegna la serie A italiana o l’Eurolega, ma semplicemente non ha tempo o sincero interesse. Tende proprio a fare la separazione, c’è il basket e c’è la NBA. Guai a paragonarli. A dirla tutta è un po’ lo stesso ragionamento, ad ordine inverso, degli appassionati di basket europeo. L’appassionato NBA tende anche a fare questo ragionamento, per alcuni discutibile: se un giocatore è forte, finirà nella NBA, se è scarso, andrà in Europa. Due leghe separate, due mondi. Semplice e sminuente.

10)Buffa

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L’appassionato NBA prova una vera e propria forma di adulazione per Federico Buffa, l’avvocato. Se esistesse (ma probabilmente lo si trova in giro), avrebbe il poster in camera, lo inviterebbe fuori con la propria compagnia il sabato sera, lo seguirebbe ciecamente fino in capo al mondo, si farebbe consigliare anche su come vestirsi. Uomo di cultura esagerata, inimitabile ma imitatissimo, ha reso questo sport, di per sa già leggermente magnifico, una vera e propria esperienza. I suoi racconti, i suoi aneddoti, le sue telecronache insieme a un altro colosso come Flavio Tranquillo su Sky Sport, sono citati e sciorinati come testi sacri. E’ un’icona al pari di Kobe, Jordan e Lebron. Semplicemente gli altri sport uno così non ce l’hanno. O meglio, da un po’ di tempo ce l’hanno, perchè Buffa è stato “asportato” dall’Universo Basket. Adesso si occuperà di altro, e siamo sicuri che se anche iniziasse a raccontare come funziona la centrifuga della lavatrice, penderemmo dalla sue labbra. Va bene così, molti ancora piangono per la disperazione di averlo perso, ma ci ha dato così tanto e gli vogliamo così bene, che gli auguriamo il meglio, qualsiasi cosa decida di fare da qui in futuro.

Buona stagione a tutti





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