Yves Saint Laurent, un film che non rende merito alla complessità del genio

Yves Saint Laurent, un film che non rende merito alla complessità del genio

Yves Sain Laurent, la recensione di Virginia Zullo


Quando si ama si è in pericolo e a me è questo che piace … (Yves Saint Laurent)

 Per chi avesse visto il documentario  di Pierre Thoretton Yves Saint Laurent l’amour fou, YSL- Pierre Bergé , Una Vita d’ Amore Alta Moda Arte, ( qui trovate la recensione ) il film Yves Saint Laurent di Jalil Lespert  delude un po’, partendo dalla  convinzione che la forma documentaristica sia sempre preferibile per il racconto biografico di personaggi altamente caratterizzati come fu Yves Saint Laurent.

Un plauso comunque va agli attori, ritroviamo infatti i migliori esponenti dell’odierna Comédie-Française  tra cui un’ eccelso Guillaume Gallienne  che  ci ha da poco deliziato con il suo esilarante Tutto suo madre .

La mise en scène  generale  del film è un po’ troppo scontata così da sembrare più un film per la televisione,  più una fiction, che un film per il cinema .

Qualche difetto di sceneggiatura: il film parte lento e mancano alcuni elementi cruciali della vita di Yves Saint Laurent come l’incontro con Bergè (il suo mentore ed amante per tutta la vita) che avviene al funerale di Christian Dior.

Ma al di là di queste sottigliezze il film si sforza comunque di raccontare Yves Saint Laurent  e se non vi riesce fino in fondo non è colpa ne’ degli sceneggiatori né del regista , è Yves Saint Laurent che è troppo difficile da raccontare .

La sua personalità sta sotto il segno di uno più assoluto perché era geniale, troppo bello, troppo sexy, troppo intelligente, troppo depresso, troppo trasgressivo e distruttivo.

Amò senza misura il sesso, le orge, donne e uomini, la cocaina , l’alcol , la notte e la bellezza ; di quest’ eccesso di vita ne morì lasciando però in eredità a tutta la moda che verrà dopo di lui uno stile, un modo di vestire che, come lui sapeva bene, corrisponde quasi sempre al nostro modo di essere.

La moda passa ma lo stile resta, suona il suo famoso adagio, e lo stile è  ciò che fa veramente la differenza.

Il suo stile, che oscilla sempre tra rigore assoluto e trasgressione, è un’ottima metafora di ciò che lui era.

La colonna sonora della vita di Yves Saint Laurent va dall’Opera alla disco sfrenata al jazz , musica che ritroviamo nella colonna sonora del film di Jalil Lespert e che sotto questo aspetto  si merita un bel dieci pieno .

La voglia che lascia il film è quella di essere sempre in sintonia con i propri abiti e con i propri desideri, di vivere fino in fondo, di amare senza porsi limiti, di ricercare sempre la bellezza e di osare sempre ma con stile …

Se si vuole capire Yves Saint Laurent basta guardare le sue creazioni, i suoi abiti che fluttuano sempre tra lusso, rigore, geometrismo, trasparenze, fluidità  e trasgressione , elementi condensati nella risposta che diede al questionario di Marcel Proust : Il tuo sogno di felicità ? Un letto affollato . . . (Virginia Zullo)





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