Werner Herzog: la forza del cinema

Werner Herzog: la forza del cinema

Sulfureo, visionario, grandioso, geniale, tra i più geniali uomini di cinema. Werner Herzog, recentemente inserito da Time Magazine nell’elenco dei…


Sulfureo, visionario, grandioso, geniale, tra i più geniali uomini di cinema. Werner Herzog, recentemente inserito da Time Magazine nell’elenco dei cento uomini più influenti al mondo (in lista solo un altro tedesco, la cancelliera Angela Merkel) sarà il presidente di giuria della sessantesima Berlinale, in programma dall’11 al 21 febbraio prossimi.

Ad annunciarlo è stata la stessa organizzazione del festival: “I film di Herzog rappresentano la forza artistica del cinema” ha commentato il direttore della rassegna, Dieter Kosslick , sottolinenado tutta la soddisfazione di ritrovarsi in squadra il maestro. Per la cronaca, l’anno scorso presidente della giuria internazionale fu l’attrice inglese Tilda Swinton. “Vivo in America ma mi considero sempre un tedesco”, disse qualche tempo fa il regista ed infatti ha regalato la sua intera collezione di fotografia, poster, film e materiale cinematografico vario al
Deutsche Kinemathek – Museum für Film und Fernsehen.

Lo si ama o lo si detesta, il cinema di Herzog non può conoscere le mezze misure, nè l’indifferenza. 50 anni di carriera per 50 film che (hanno influenzato intere genrazioni di filmmakers) cui vanno aggiunti documentari, regie d’opera (è stato anche a La Scala di Milano), libri ed anche docenze, in quella scuola di cinema da lui stesso fondata, la Rogue Film School. herzog
Al suo debutto ai lungometraggi con “Segni di vita” (1968), vinse l’orso d’argento di Berlino come migliore opera prima da allora in poi le sue visioni, ma anche i suoi documentari hanno aggiunto pagine fondamentali alla storia del cinema e tanti premi in bacheca.

È del 1972 Aguirre, furore di Dio, che, nonostante lo scarso successo col tempo è diventato un grande classico, assieme all’epico Fitzcarraldo, (1982)- il suo film più famoso. E in questo tempo dominato dalla moda dei vampiri, come non ricordare Nosferatu il Principe della notte e poi i documentari, come i recenti Grizzly Man (2005) e Incontri alla fine del mondo (2007), oppure, tornando indietro di qualche anno, Il mio migliore amico, dedicato a Klaus Kinski, il suo attore “feticcio”. Un salto fino ad oggi, Herzog ha 67 anni ma la vena sembra essere quella dei tempi migliori. All’ ultima mostra di Venezia è arrivato (caso unico) con ben due opere: Il cattivo tenente con Nicholas Cage, perfidamente ironico ed erroneamente ritenuto un remake del film di Abel Ferrara del 1992 e  My Son, My Son, What Have Ye Done “storia di un mito antico e di una moderna follia”.

Un lieto fine? Magari l’Oscar alla carriera. E sarebbe il caso.





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