“Viva la sposa” di Ascanio Celestini RECENSIONE

“Viva la sposa” di Ascanio Celestini RECENSIONE

Ascanio Celestini dirige un gruppo di personaggi in cerca della propria identità nella commedia Viva la sposa


Esplorare l’animo umano, entrare nei meandri e nella complessità emotiva della mente di ognuno di noi. Questo è il tentativo del regista Ascanio Celestini nella sua opera intitolata Viva la sposa (distribuito nelle nostre sale dalla Parthénos) , un road movie corale, dal sapore amaro e dal tono introspettivo.

Il protagonista della storia è Nicola, un alcolizzato che mente a se stesso (e agli altri), dicendo continuamente che sta per smettere. Poi abbiamo: Sabatino e il Concellino, i quali vivono truffando le assicurazioni, anche se il secondo vorrebbe fare carriera, Anna, prostituta, madre di Salvatore, il quale, forse, è il figlio di Nicola, Sofia, decisa a partire per la Spagna (anche se alla fine rimarrà a Cinecittà), l’Abruzzese, carrozziere di giorno e parcheggiatore di notte, Sasà, forse quello messo peggio di tutti (finirà in commissariato). In un mosaico già sufficientemente denso, degno di una telenovela alla Beautiful, ecco che appare anche una donna americana vestita da sposa che vaga per l’Italia. Una moltitudine di personaggi in cerca d’autore, i cui percorsi esistenziali sono destinati ad incrociarsi.

Il regista romano, ma anche attore teatrale, scrittore e drammaturgo Ascanio Celestini (Senza Paura, Parole sante e La pecora nera, giusto per fare qualche esempio) dirige e interpreta se stesso nei panni di Nicola, il quale rappresenta il collante narrativo della pellicola, caratterizzato da uno sguardo languido, ma penetrante nelle radici della parte più vulnerabile e fragile dell’umanità, uno spaccato della società italiana che, nonostante le avversità, non si da per vinto.

Oltre a Celestini, Viva la sposa vanta anche la presenza di Corrado Invernizzi (il Concellino), Francesco De Miranda (Salvatore), Veronica Cruciani (Anna), Alba Rohrwacher (Sofia), Pietro Faiella (l’Abruzzese), Salvatore Striano (Sasà) e dulcis in fundo Mimmi Gunnarsson (la sposa americana). Tutte persone apparentemente abbandonate a se stesse e prive di uno scopo nella vita, sono in realtà dotate di una forza interiore che alla fine porterà i suoi frutti.

L’obiettivo primario di Celestini è analizzare l’incoerenza e le paure dell’animo umano, costituite nel film dai numerosi tentativi dei protagonisti di cercare il prossimo, ma al contempo di respingerlo, ossessionati da un timore tanto invisibile quanto potente. Tale concetto è incarnato alla perfezione da Nicola, il quale afferma più volte di voler smettere di bere, ma anche da Sofia, che sogna di trasferirsi in Spagna oppure da il Concellino, che aspira a costruirsi una vita normale e una carriera lavorativa.

In Viva la sposa l’essere umano è contraddistinto dal “voglio, ma non posso”, colto così nella sua totale contraddittorietà, in una marea di buoni propositi che alla fine non riuscirà a mantenere.

Ciascuno dei personaggi vaga alla ricerca di un posto dove stare al sicuro, di un’ancora di salvataggio a cui aggrapparsi per non annaspare nelle sabbie mobili che secerne la vita quotidiana, sia che si tratti di un quartiere degradato sia di uno squallido e sudicio bar di periferia.

Viva la sposa dunque vi accompagnerà dolcemente mano nella mano nella poliedricità emotiva della società italiana. Se volete compiere questo viaggio non esitate a farlo.

Viva la sposa Trailer ita

 

 

 

Flavio Frontini





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