Venezia 72: arriva Shia LaBeouf, bordate di fischi per A Bigger Splash di Luca Guadagnino

Venezia 72: arriva Shia LaBeouf, bordate di fischi per A Bigger Splash di Luca Guadagnino

Luca Guadagnino presenta senza successo A Bigger Splash con Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts e Dakota Johnson a Venezia 72. I giovani fan in delirio per Shia LaBeouf alla premiere di Man Down


Il rapporto tra Luca Guadagnino e la Mostra del Cinema di Venezia si fa sempre più tormentato. Dopo la tiepida accoglienza ricevuta nel 2009 per Io sono l’amore, questa mattina è stata la volta di A Bigger Splash che alla prima stampa ha incassato gli ennesimi fischi.

Il regista palermitano è accompagnato in Laguna da uno dei cast più stellari visti in questa edizione del festival (Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Dakota Johnson, Matthias Schoenaerts).

In suo favore c’è da dire che sono in molti a nutrire grandi pregiudizi nei suoi confronti e che il suo film, che nelle premesse avrebbe dovuto essere un libero remake de La Piscine di Jacques Deray, ha un inizio accattivante ed originale. Purtroppo le soluzioni stilistiche e narrative adottate da Guadagnino conducono ben presto A Bigger Splash alla deriva, a cui serve il colpo di grazia l’entrata in scena di un Corrado Guzzanti di troppo.

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Chissà cosa devono aver pensato gli interpreti internazionali quando hanno notato lo scetticismo degli addetti ai lavori in sala stampa mentre il regista difendeva il suo film ed il suo interesse per “le politiche del desiderio che governano i personaggi protagonisti”.

Chissà cosa ne penserebbe Alain Delon di cosa ne è stato del suo Paul che viene qui terribilmente impersonato da Matthias Schoenaerts che compie il primo passo falso di una carriera finora in ascesa (cliccate qui per leggere il nostro articolo).

Se per attori di classe come Tilda Swinton e Ralph Fiennes la mancanza di una regia autorevole non rappresenta dopotutto un gran problema, per Schoenaerts (precedentemente diretto da cineasti del calibro di Jacques Audiard e Michael Roskam) e Dakota Johnson diventa tutto molto più complicato.

Tra i momenti più godibili di A Bigger Splash segnaliamo una clamorosa performance di Ralph Fiennes che si lancia in un ballo sfrenato sulle note dei Rolling Stones e si candida come uno dei migliori attori di questa edizione della Mostra.

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Il vero protagonista di giornata è stato Shia LaBeouf. Non in molti, tra i giornalisti, sono accorsi alla prima del suo Man Down, nuovo lavoro del regista Dito Montiel che dieci anni fa esordiva con Guida per riconoscere i tuoi santi in cui recitava proprio l’attore californiano.

E’ docile e mansueto. Irriconoscibile rispetto ai vivaci siparietti che di recente aveva offerto sia in pubblico che in privato. Non rilascia interviste ma, contrariamente ai suoi colleghi Kate Mara (cliccate qui per leggere la nostra intervista) e Jai Courtney che hanno dato forfait, ha scelto di supportare il lavoro del regista che, a suo dire, lo avrebbe tirato fuori dai guai più di una volta.

Diversi anni fa, quando cominciai a fare l’attore, avevo una lista dei migliori registi con cui mi sarebbe piaciuto lavorare. Oggi non mi interessa più, miro a farmi degli amici e a lavorare con delle persone con cui sentirmi libero di esprimermi”, racconta LaBeouf (cliccate qui il nostro approfondimento su di lui).

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E’ sorridente all’incontro stampa, è chiaramente venuto a Venezia per fare un favore all’amico Dito, ma basta una domanda poco delicata di un reporter inglese per farlo rabbuiare. “Questo film sulla guerra è un omaggio a tuo padre, ex veterano del Vietnam?”, gli viene chiesto.

Ha lo sguardo un po’ perso, arrossisce, non ha intenzione di condividere ancora una volta i suoi drammi esistenziali ma è talmente vero, viscerale e sincero che quasi non riesce a farne a meno. “Gabriel (il padre che interpreta nel film, n.d.r.) è il padre che ho sempre sognato di avere”, ammette con dolcezza.

Non è la star fuori controllo che indossava una testa di cartone sul red carpet della Berlinale, non è il ragazzo alcolizzato che minaccia di morte la fidanzata, non è neanche quello che con rabbia e aggressività allontana tutto e tutti.

E’ un ragazzo, come tanti, Shia che fatica a trovare il suo posto nel mondo. Man Down non è un gran film e, a breve, cadrà probabilmente nel dimenticatoio, ciò che è certo che il talentuoso attore losangelino ci ha ricordato di volere e meritare il suo piccolo spazio in quella bizzarra invenzione chiamata cinema.

di Rosa Maiuccaro





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