Venere in Pelliccia, la recensione

Venere in Pelliccia, la recensione

Venere in Pelliccia, il film di Roman Polanski presentato a Cannes e in questi giorni nelle sale italiane. La recensione di Virginia Zullo


Emmanuelle Seigner moglie di Roman Polanski in Venere in Pelliccia, ultimo e sofisticato film del geniale marito, dà prova di essere  una potente e matura  attrice al vertice delle sue capacità espressive, fenomenale, capace di cambiare registro espressivo scena dopo scena .
Come ci aveva già abituati con Carnage, Polanski ama giocare su più piani, da una realtà ci trasporta in un altra semplicemente con lo scavo psicologico, con la provocazione del dialogo che se ben condotto trasporta i personaggi oltre se stessi facendoli essere altro da ciò che al loro primo entrare in scena avevamo creduto fossero.
Che Polanski in maturità dovesse diventare pirandelliano certo nessuno se l’aspettava e infatti Venere in Pelliccia, prima ancora che un film, è teatro allo stato puro, una favolosa mise en scène, una commedia drammatica degli equivoci, dove tutto può con un gesto, una nota musicale, una luce in scena, una parola, un abito, diventare altro …

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Scena 1 – est. notte- Parigi –teatro”, con una  lunga carrellata guidati solo dall’occhio della macchina da presa entriamo in un piccolo teatro francese , un anonima e un po’ squallida attricetta vestita da puttana insiste con il regista, Thomas, interpretato da Mathieu Amalric, perché gli faccia un provino; vuole assolutamente essere la Wanda della pièce teatrale di David Ives che porta sulle assi di un palcoscenico il romanzo di Leopold von Sacher-Masoch Venere in Pelliccia.
In un crescendo spasmodico, con l’aiuto della perfetta colonna sonora di Alexandre Desplat che segna ed apre tutti gli snodi narrativi, con una magistrale sceneggiatura, assistiamo al cambiamento dei ruoli dove l’adattamento teatrale della Venere in Pelliccia  diventa lo spunto per smascherare le più nascoste pulsioni che abitano la psiche dei protagonisti.
Il regista teatrale, snob intellettuale e sicuro di sé, caduta la maschera, si trasformerà, alla  fine del film, in un servo masochista un po’ idiota, completamente succube di quella attricetta insignificante che nell’impersonare Wanda si è trasformata in una potente attrice, dominatrice ed intelligentissima, non una donna ma la Donna.

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Un film ad altissimo tasso erotico dove l’erotismo però viene mostrato per ciò che realmente è: un passaggio di ruoli incessante dove sadismo e masochismo si mescolano di continuo e dove però, così almeno pare suggerire Polanski vince sempre lei, Venere , la Donna …
Il film infatti si chiude con una carrellata di capolavori della storia dell’ arte tutti rappresentanti Venere perché :”L’Onnipotente lo punì e lo consegnò nella mani di una donna“.
Questa la frase che chiude ed apre il film , un inno alla Donna dove si legge anche tra le righe una dichiarazione d’amore di Polanski alla  superba Emmanuelle Seigner, mai così sexy, mai così brava , una Venere in Pelliccia,  per gli amanti del genere ovviamente …un film per soli intenditori …

(Virginia Zullo)

 





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