The Lobster: Colin Farrell, i sentimenti e un’aragosta che va di traverso

The Lobster: Colin Farrell, i sentimenti e un’aragosta che va di traverso

E’ arrivato finalmente nelle nostre sale The Lobster, l’esordio in lingua inglese del pluripremiato regista greco Yorgos Lanthimos con Colin Farrell e Rachel Weitz protagonisti di una bizzarra riflessione sulle relazioni sentimentali


Tra tutti i film in uscita questa settimana spicca The Lobster, uno dei più bizzarri e controversi dell’anno. A Cannes, dove è stato presentato in anteprima mondiale, c’è chi lo ha amato incondizionatamente e chi l’ha bocciato senza riserve.

Divide nettamente l’esordio in lingua inglese del regista greco Yorgos Lanthimos, inondato di riconoscimenti per i suoi film precedenti Alps e Kynodontas, portatori sani di un linguaggio estremo e violento proprio della New Wave greca di ultima generazione.

In The Lobster Lanthimos offre l’occasione di una vita a Colin Farrell che per una volta non gioca solo di autoironia, come nella maggior parte dei suoi ruoli precedenti, ma affronta un personaggio complesso alle prese con una situazione fuori ogni logica e controllo. Cliccate qui per leggere il nostro commento da Cannes 68

Nel distopico universo creato dal cineasta greco Farrell è David, un uomo appena mollato dalla moglie che deve subito correre ai ripari: in questa società dell’assurdo i single sono mal tollerati e David ha 45 giorni di tempo per trovare una compagna prima di essere trasformato in un animale a sua scelta.

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Come suggerisce il titolo – lobster in inglese significa aragosta – è proprio questo l’animale scelto da David per la sua capacità di sopravvivere oltre 100 anni, per il suo sangue blu (le sue origini aristocratiche) e soprattutto perché, come lui, ama il mare.

David è impegnato quotidianamente nelle più svariate attività presso che l’hotel che lo ospiterà finché la sua vita non prenderà una svolta, umana o animale, mentre Rachel Weitz è relegata (almeno in un primo momento) al ruolo di voce narrante.

Lanthimos parte da un’ispirazione chiaramente surrealista (Bunuel è il modello insuperabile) per realizzare una crudele satira contemporanea delle relazioni umane all’epoca del 2.0 e di Tinder. Il regista vorrebbe sottolineare – non sempre in maniera efficace – la totale assenza di potere decisione.

Cast members Rachel Weisz (R) and Colin Farrell pose during a photocall for the film "The Lobster" in competition at the 68th Cannes Film Festival in Cannes, southern France, May 15, 2015.  REUTERS/Benoit Tessier
Cast members Rachel Weisz (R) and Colin Farrell pose during a photocall for the film “The Lobster” in competition at the 68th Cannes Film Festival in Cannes, southern France, May 15, 2015. REUTERS/Benoit Tessier

Peccato che impegnato com’è a risultare il più eccentrico possibile Lanthimos dimentichi completamente la dimensione emozionale di un film che a tratti annoia, distrae e sfida talmente tanto lo spettatore da fallire nell’impresa di inquietarlo o trascinarlo in questo mondo così lontano e così vicino.

Alla premiere inglese al London Film Festival anche i colleghi della stampa britannica hanno accolto The Lobster con qualche riserva. Il primo collega al quale ho chiesto un’opinione mi ha risposto con il classico british humour: “Un’aragosta? Si prega di riportarla in cucina!”.

Un altro è stato meno categorico ma non per questo più incoraggiante: “E’ come se sentissi il bisogno di una seconda visione del film ma ne rifiutassi anche la sola idea”. Insomma su The Lobster noi della stampa fatichiamo ad avere le idee chiare, la palla passa a voi spettatori.

di Rosa Maiuccaro

Il trailer di The Lobster

https://www.youtube.com/watch?v=fpt0tn1-54k https://www.youtube.com/watch?v=





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