The artist, il film

The artist, il film

Ha sedotto il Festival di Cannes, lasciato la critica “senza parole” ma con molti sorrisi ed ha portato in dote…


Ha sedotto il Festival di Cannes, lasciato la critica “senza parole” ma con molti sorrisi ed ha portato in dote all’attore Jean Dujardin il premio alla migliore interpretazione. The artist, film scritto e diretto da Michel Hazanavicius, sarà nelle sale italiane da venerdì 9. E finalmente, in un cinema sempre più schiavo di sequel e di remake e sempre più attento al perfezionismo tecnologico del 3D, arriva una sana ventata d’aria nuova. E a portarla è un film che guarda indietro, agli albori della settima arte. The artist è un film muto ed in bianco e nero.

Siamo ad Hollywood, l’anno è il 1927. George Valentin (Dujardin) è un divo del cinema muto all’apice del successo ma l’avvento dei film parlati lo fa scivolare nell’oblio. Intanto Peppy Miller (Bérénice Béjo), una giovane comparsa, viene proiettata nel firmamento delle stelle del cinema. Lui da ricco e famoso diventa povero, lei da povera e sconosciuta diventa ricca e celebre. Ma come in ogni storia tipica del cinema del passato c’è il lieto fine, e il trionfo dell’amore celebrato a passo di danza.

L’opera è chiaramente un omaggio al cinema e al sogno hollywoodiano che proprio in quegli anni andava consolidandosi. Dice il regista: “Per una persona che ama il cinema, i sopralluoghi di questo film assomigliavano a un fantastico pacchetto vacanze! Abbiamo visitato gli studios, siamo andati negli uffici di Chaplin, nei teatri di posa dove ha girato La Febbre dell’oro, Luci della città, ecc., abbiamo visitato l’ufficio di Harry Cohn e quello di Mack Sennett, gli studi di Douglas Fairbanks… È stato incredibile! Nel film, la casa dove abita Peppy è la casa di Mary Pickford, il letto in cui si sveglia George Valentin, è il letto di Mary Pickford. Ci siamo trovati in luoghi assolutamente mitici. Una volta che inizi a girare, ti immergi nel lavoro e l’aspetto fantastico inevitabilmente un po’ si affievolisce. Tuttavia, abbiamo avuto frequenti lampi di lucidità e momenti in cui ci siamo detti: «Comunque siamo a Hollywood!» “.

Secondo voci di corridoio il film sarebbe in predicato per partecipare alla selezione degli Oscar come miglior film. E’ muto (si senta una sola parola, ed è in inglese: action!), dunque pur essendo una produzione francese supera il limite linguistico imposto dall’Academy.

 





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