Suburra, un ritratto dello Stato Italiano senza vinti né vincitori

Suburra, un ritratto dello Stato Italiano senza vinti né vincitori

È in tutte le sale cinematografiche la nuova ‘parabola’ di Stefano Sollima che, dopo il grande successo di ‘Gomorra – la serie’, sposta l’attenzione sulla Capitale illustrando tutto il marcio del sistema politico italiano. Da un libro di Carlo Borini e Giancarlo De Cataldo, Suburra è un violento pugno nello stomaco. LA RECENSIONE.


Non importa se l’Italia viene sempre mostrata come un Paese corruttibile e malato, ma purtroppo è la realtà dei fatti quindi ben vengano film come Suburra perché, in realtà, sono fenomeni assolutamente necessari per mettere in luce fatti ed avvenimenti che spesso vengono eclissati dai mass media. Stefano Sollima che ha diretto al cinema film come ‘ACAB’ ed in tv ha realizzato serie come ‘Romanzo Criminale’ ed il grande cult di ‘Gomorra’, ora torna dietro la macchina da presa per raccontare un’altra pagina della nostra triste modernità, una storia cruda e violenta ambientata nella Capitale, in una Roma al tracollo politico, sociale ed istituzionale.

Nel settembre del 2011 una settimana prima che esplodesse la più grande crisi di Governo mai vista sul territorio italiano, Suburra tratteggia con estrema cura e dedizione nei dettagli una vicenda che vede come protagonisti: un politico corrotto, un malavitoso che sta cercando di mettere le mani su un business milionario, un giovane che si trova immischiato negli affari poco chiari del padre, ed un altro malavitoso, uno scavezzacollo che mette in moto una serie di eventi tali da far scoppiare una vera e propria faida criminale.

Suburra è un vibrante pugno nello stomaco, un film di una crudeltà estrema che senza giri di parole mette in luce tutto il marcio di un paese ormai allo sbando, senza un sistema politico sano che lo rappresenti. E Sollima grazie al suo background televisivo (regia frenetica, dialoghi ridotti all’osso e lunghi primi piani), realizza un’opera assolutamente perfetta benché controversa. Nelle oltre due ore di girato infatti il regista, supportato da un cast di tutto rispetto dove spunta un granitico Pierfrancesco Favino ed un super cattivo Claudio Amendola, porta sul grande schermo una Roma cupa, piovosa, trasformata in una sorta di moderno Far West dove sparatorie e corse in auto sono all’ordine del giorno. Si odono gli echi di Gomorra ma, Suburra riesce fin da subito a scrollarsi l’alone della saga ‘partenopea’, facendo trasparire tutto il degrado di una società e lo scompenso culturale, è una storia raccontata attraverso gli occhi del male stesso.

Questo è un male però che a quanto pare non si può debellare, perché è radicato nel nostro quotidiano con le unghie e con i denti, come una piovra dai lunghi tentacoli  e Sollima lo sa bene, quindi non risparmia nessuno illustrando nei minimi dettagli la realtà dei fatti. Suburra non è un caso mediatico, non è una semplice storia d’impatto per i VERI cultori del cinema, è una storia reale (fin troppo reale) che fa quasi rabbia perché, nel mentre la narrazione procede ci domandiamo:” Come siamo arrivati a tutto ciò”? Forse non troveremo mai una vera risposta, per questo Suburra è un film coraggioso e da vedere un occhio attento e critico, perché è anche un po’ colpa nostra se l’Italia, la culla della cultura, viene idealizzata come un luogo di camorristi, mafiosi e politici corrotti. Fa male ammetterlo, ma purtroppo è così.

Anche Suburra diventerà una serie tv, la prima realizzata per Netflix Italia.

Suburra Trailer ita

 

 

Carlo Lanna

 





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