Si alza il vento – L’ultimo volo di Miyazaki

Si alza il vento – L’ultimo volo di Miyazaki

Si alza il vento è l’ultimo emozionante film del maestro Hayao Miyazaki dello studio Ghibli, dal 13 al 16 settembre al cinema


Al termine di Si alza il vento di Hayao Miyazaki, le lacrime sono doppie. Le prime sono quelle classiche, targate a fuoco Studio Ghibli, quelle che ci sgorgano copiose dagli occhi al termine di ogni singola pellicola, per via della carica emozionale che si portano dietro, in un ottovolante che passa in rassegna tutte le emozioni umane. E questa volta ci sono anche quelle per un addio, rivolto e rivoltoci proprio da Miyazaki, dal maestro buono che negli anni ci ha coccolato e ci ha fatto crescere attraverso capolavori indiscussi come La città incantata, La principessa Mononoke e Il mio vicino Totoro. Giunto all’età di 72 anni, l’anno scorso a Venezia annunciò il suo ritiro dalla produzione, lasciandoci nelle abili mani dei Takahata, Yonebayashi e del figlio Goro. Ma basta essere tristi, si alza il vento, bisogna tentare di vivere.

Si alza il vento è il perfetto congedo dai propri fans e figli, dopo una carriera ricca di successi, la pellicola che ci dovevamo e potevamo aspettare da un autore all’ultimo valzer, all’ultimo volo in cielo. Sono presenti tutti i suoi temi cari, dal pacifismo, all’amore per l’Italia, in un percorso di maturazione di un giovane ragazzo, tra amori impossibili, tragici e aspirazioni, sogni, dove trova spazio persino una lucida diapositiva del Mondo pre secondo conflitto globale, in Nazioni protagoniste e amiche come la Germania, il Giappone e appunto l’Italia.

La trama: Jirō Horikoshi è il protagonista del film, un giovane adolescente nato intorno agli anni 30. Realizza un sogno in cui costruisce un bellissimo aereo che viene abbattuto da un enorme nave volante. Da quel momento Jirō decide di seguire le orme di Caproni, un ingegnere italiano, diventando ingegnere aereo, rincuorato dal fatto di non dover per forza essere un pilota per costruire un aereo. La sua carriera incrocia la strada di Naoko, durante un terribile terremoto. Tra i due nasce l’amore ma a causa delle condizioni di salute di lei, sarà molto travagliato.

L’ultima fatica di Miyazaki ha il sapore di un grande classico, la saggezza e la quiete di un saggio che ci porta in palmo di mano in mondi irraggiungibili. Come Jirō e Caproni, che si muovono nei loro sogni attraverso passaggi impossibili, sfidando le regole della logica e della fisica, anche Miyazaki ha il dono di controllare tutto del suo universo.

La magia del volo, l’aereo come simbolo di morte ma ancora di più di libertà e di unione tra mondi. I sogni della gioventù nipponica però si scontrano con la dura realtà, la (non) necessità del conflitto, le altisonanti parole dei comandanti, di azienda e di stato, gli obbiettivi da colpire. Momenti che difficilmente si riescono a abbinare alla visione pacifista di Miyazaki ma che vengono spazzati via da una sola potentissima immagine, quella dove, in una nube spettrale, nera come la pece, volano alcuni velivoli rosso fuoco, mentre sotto di loro intere città subiscono la violenza esplosiva del loro arsenale.

Il film sarà nei cinema italiani dal 13 settembre al 16, ancora una volta nell’ambito di una distribuzione italiana a macchia di leopardo e semplicemente incomprensibile. Sia perchè non ha senso uno spazio di tempo così esiguo, non sia mai che il film occupi le sale per una canonica settimana, mica che il pubblico se ne accorge e rischia di andare a vederlo, sia perchè il numero di fans in Italia è considerevole e consentirebbe un rientro nelle casse degli esercenti di sicuro superiore a quello dei dieci mila horror in POV e di infima lega che invadono i cinema di tutto il mondo (ogni riferimento a Necropolis è voluto e sottolineato).

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Un trattamento quanto meno strano per uno dei registi stranieri che più ama la nostra penisola, teatro del suo Porco Rosso, e metà, sotto il nome di Festival del Cinema di Venezia per dare l’ultimo addio al cinema. Succedeva un anno fa, all’edizione numero 70, non all’ultima di pochi giorni fa. Un ritiro dovuto all’età, all’incapacità di vederci più come una volta e la volontà di passare lo scettro alle future generazioni. Ma non un ritiro totale, di fatto Miyazaki sarà ancora produttore e supervisor dello studio Ghibli, “almeno per altri 10 anni”, così disse.

Il trailer di Si alza il vento di Hayao Miyazaki

E così questo addio prende un sapore meno amaro, quelle lacrime, che ci sono comunque, diventano di gioia, di speranza, di fiducia in uno studio che non ha mai fallito, non ha mai preso un colpo a vuoto, che si è sempre librato nel cielo libero e sereno. A breve potremmo vedere -distribuzione o meno- i nuovi lavori Ghibli: La principessa splendente di Isao Takahata, basato sull’omonimo racconto popolare giapponese, in arrivo in tutto il mondo da ottobre, e Omoide no Marnie (Marnie dei ricordi) di Hiromasa Yonebayashi ancora inedito.

Il doppiaggio italiano, che immagino durerà una decina d’anni, prima della consueta ri distribuzione al cinema con nuove modifiche, è uno dei più fedeli alla lingua giapponese, e proprio questa scelta ne rende alcuni passaggi, purtroppo risibili, con termini arcaici proferiti da personaggi molto giovani o in circostanze colloquiali che poco hanno a che fare con parole così auliche. Tuttavia trovare il giusto compromesso, con questa nobile e distante lingua, non è facile e non è il caso di andare a criticare la scelta italiana anche questa volta.

Luca Fallati





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