Sharknado 2 – L’intervista al regista, Anthony C. Ferrante

Sharknado 2 – L’intervista al regista, Anthony C. Ferrante

Sharknado 2 è andato in onda nella notte sul canale americano SyFy, oggi facciamo due chiacchiere con il regista dietro questo cult giunto al secondo capitolo, Anthony C. Ferrante


Sharknado, ovvero un tornado pieno di squali che si abbatte su una città. Follia? No un film, anzi due. Il secondo capitolo, Sharknado 2 – The second one, si è abbattuto, ops, è andato in onda, questa notte sul canale americano SyFy. Noi abbiamo fatto due chiacchiere con il regista Anthony C. Ferrante, la cui vita è cambiata da quando ha messo in piedi questo spettacolare abominio.

Nell’intervista a tutto campo si parla del suo passato, del suo futuro al cinema ma anche nella musica e nelle letteratura, ma sopratutto di Sharknado, come è stato realizzato, che novità sono state introdotte in questo secondo capitolo, il rapporto con gli attori e con gli squali…in CGI. E poi chiaramente due parole anche sull’Italia, la terra dei suoi nonni. Tra le altre cose, ieri 30 luglio non era solo il giorno di Sharknado 2, ma anche il suo compleanno.

-Come è nata l’idea di Sharknado (Clicca qui per vedere il trailer)?

Insieme al mio amico e sceneggiatore occasionale, Jacob Hair, mandammo l’idea a quelli di SyFy qualche anno fa. Stavamo cercando di tirar fuori il titolo più ridicolo di sempre e ci venne fuori questo. Ma tutto ciò avvenne dopo, prima di tutto inserii il termine Sharknado in un film che scrissi proprio per SyFy, chiamato Leprechaun’s Revenge. Alla fine furono d’accordo per farlo diventare un film.

sharknado

-L’anno scorso la notte di Sharknado fu una cosa pazzesca (Twitter impazzì letteralmente, la prima del blockbuster Pacific Rim venne messa in ombra), ti ha cambiato la vita? Quale fu la tua reazione?

Fu un’esperienza incredibile. Non penso che mi accadrà mai più una cosa del genere, fu letteralmente una sorpresa per tutti. Eravamo un piccolo film, scoperto dal pubblico mainstream e non si può chiedere un regalo migliore, soprattutto dopo aver vissuto in sala montaggio per 5 mesi, cercando di trasformare un film con un budget minuscolo e girato in pochissimo tempo in un blockbuster.

-Hai ricevuto offerte dai grandi studios hollywoodiani, magari per un monster movie ad alto budget?

Ho avuto più meetings poco dopo Sharknado che in tutta la mia carriera e mi si sono aperte porte che prima non avrei mai neanche sognato. Spero con questi due Sharknado di aver dimostrato cosa posso fare con budget davvero minuscoli, perciò immaginatevi cosa posso fare invece con un grande budget e molto più tempo. Non vedo l’ora di mettermi alla prova con una sfida del genere e credo che questa sia la strada che gli studios stanno intraprendendo in questo momento. Trovano registi molto giovani, in grado di gestire e farsi bastare il budget, non di certo enorme, programmato e gli propongono dei progetti che potrebbero incassare bene e recuperare i costi. Gareth Edwards ha fatto un ottimo lavoro con i soli 600 mila dollari concessi per Monsters e guarda cosa ha tirato fuori con Godzilla. Rian Johnson, uno dei miei registi preferiti, ha realizzato alcuni indie eccentrici e poi l’ottimo film di fantascienza Looper. Ora addirittura sta lavorando alla nuova trilogia di Star Wars. James Gunn è partito dalla Troma e ha realizzato un ottimo film horror come Slither e ora sta facendo Guardians of the Galaxy (che è uno dei miei film preferiti dell’estate). E’ una grande epoca per essere un regista indipendente di genere.

Il primo Sharknado era ambientato a Los Angeles, questo secondo a New York. Che differenza c’è tra queste due città, in termini di girarci un film?

A Los Angeles la gente tende a fare tutto da se durante una disastro naturale (terremoti, trombe d’aria). A New York invece ci si unisce e si lotta insieme. Nel primo film avevamo veramente pochi paesaggi/sfondi per le nostre riprese, per il resto (nella sceneggiatura ndr) era tutto indefinito. Strade varie della zona downtown, parcheggi etc…  A New York invece abbiamo usato New York! perciò è stato fantastico. Abbiamo girato a Times Square, al Citi Field, a Liberty Island e in molte altre parti. C’è molto più senso della città in Sharknado 2 piuttosto che nel primo.

-Il primo finiva con una motosega e uno squalo volante,  questa volta cosa vi siete inventati? Ci puoi dare una piccola anticipazione?

Ci sono molti momenti à la Sharknado in Sharknado 2, ma sarà il pubblico a decidere se sono all’altezza della sequenza di lotta tra squalo e motosega alla fine del primo. Non puoi pensare solo a queste scene ma devi anche creare un sacco di nuove cose molto fighe, e sperare che la gente se la goda tutte fino alla fine. Ci sono davvero delle chicche in questo nuovo capitolo.

ferrante

-Ok, domanda difficile, meglio Sharknado 1 o il 2?

Onestamente non mi sembra di aver preso una pausa dopo la Parte 1, perciò mi sembra una continuazione questo secondo numero. Sharknado ha un migliore senso geografico e sembra più grande e migliore, ma anche il primo aveva un certo fascino. Lascio che sia il pubblico a decidere, perchè non si può decidere tra i propri figli -altrimenti si offendono.

-Dopo una creatura mezza piovra e mezza squalo, uno squalo a due teste, un dino-squalo, un megashark, adesso uno Sharknado, abbiamo raggiunto il limite? Cosa si può fare d’altro?

Perchè non un nuovo Squalo (inteso come il film di Spielberg, Jaws ndr). Non un remake ma un nuovo horror vecchio stampo dove gli squali invadono Amity Island. Penso che abbiamo già stufato con questi squali ibridi e dopo il successo di Sharknado, l’unica via è tornare alle basi, ai classici.

-Com’è lavorare con Tara Reid? Ultimamente abbiamo sentito parlare di lei più per cose fuori dal set che per suoi lavori davanti alla cinepresa.

E’ fantastico lavorare con Tara, e stessa cosa vale per Ian Ziering. Entrambi hanno creduto in Sharknado fino in fondo. Senza di loro non penso che il film avrebbe avuto questo successo. Nessuno dei due ha mai fatto un film simile e parte del fascino della bilogia è vedere loto due metterci tutto se stessi in entrambi i film. E ragazzi, Ian è un signore eroe da film action, ma in Sharknado 2 abbiamo dato un po’ di spazio anche a Tara come eroina.

shark

-Quanto hanno in comune Sharknado e Gli Uccelli di Hitchcock? Katrina o l’uragano Sandy hanno in qualche modo influenzato Sharknado? E quindi, possibile una trilogia che si conclude a New Orleans?

Non penso che Sharknado posso avere nulla in comune con nessun film, ha un genere di pazzia tutto suo che nessun altro può avere. No, ne Sandy, ne Katrina hanno influenzato il film, l’idea era solo quella di fare un film totalmente folle, il più possibile.  SyFy ha già annunciato un terzo capitolo, e uscirà l’anno prossimo ma per ora non so altro. Non è stato commissionato ancora a nessuno. Siamo ancora in corso con il 2 poi.

-Qualche aneddoto interessante o divertente dal set?

Ogni giorno c’era qualcosa di divertente, perchè ci muovevamo così velocemente, cercando di fare un numero infinito di cose in poco tempo. Al momento sono tutti ricordi sfocati nella mia mente, anche se ogni momento che abbiamo girato al Citi Fields è stato piuttosto memorabile per me. Avevamo sole, neve, pioggia e 15 pagine di roba da girare in giornate di lavoro da 12 ore Magari non tanto divertenti ma certamente folli!

-E’ difficile lavorare con molta CGI? Sappiamo che arrivi dal mondo del trucco, del make up, forse preferisci quindi le cose reali, tangibili, piuttosto che la roba creata la computer. Capisco però che non dev’essere facile lavorare con uno squalo vero…anzi, uno Sharknado.

Adoro le cose materiali, ma ho voluto coscientemente girare un grande film basato sulla CGI. E’ importante espandere il proprio arsenale, e anche se in altri miei film avevo utilizzato la CGI non era mai predominante. E’ stato affascinante cercare di trovare un equilibrio tra le cose tangibili e la CGI, e soprattutto essere certi di avere gli elementi corretti. Ho imparato velocemente con il primo e ora penso che il lavoro nel secondo sia stato molto più facile. Abbiamo cercato di utilizzare squali pupazzo per qualche momento in entrambi i film. La cosa più importante è girare il più possibile sul set, dal vivo, e aggiungere la CGI dopo. In un mondo cinematografico ipotetico, desideri che la CGI sia il più possibile integrata con il set reale, o le locations, altrimenti devi mettere tutto il peso sulle spalle degli esperti del computer. E girare il più possibile, magari molte scene extra, è essenziale poi in post produzione per aggiungere o no uno squalo digitale qua e la.

-Sharknado 2, come il primo, è un film per la Tv e non andrà al cinema, perchè? E’ difficile lavorare per la Tv piuttosto che per il cinema?

Sharknado, dopo la fortunata messa in onda, uscì nei cinema americani per tre settimane e credo succederà la stessa cosa anche con Sharknado 2. Ho realizzato molti film per la tv, ma non li ho mai visti come progetti televisivi. SyFy è piuttosto libera sulla violenza e il gore, perciò puoi fare quello che ti pare, a parte parolacce e nudità, ma tanto a Sharknado non servono. Alla fine del giorno, dopo la messa in onda, finirà in streaming, DVD, Blu Ray, perciò è proprio come un film. Si vedono film tv che sembrano film tv, ma penso che con Sharknado abbiamo fatto un film tv che però sembra un film fatto in studio, a parte che è costato un decimo.

-Com’è lavorare per la Asylum? (Hansel e Gretel, altro suo film, è anch’esso della Asylum)

Sono stati grandi in tutti e tre i film che ho diretto per loro. Ti danno un sacco di spazio di manovra e ti coinvolgono per l’intero processo. Se sei uno che vuole essere presente in ogni momento e essere coinvolto, sia nella pre, post e durante la produzione principale, è davvero ottimo lavorare con questa compagnia. In più mi hanno permesso di girare due dei film sugli squali più folli della storia, che è decisamente fico direi.

-Parlaci del tuo background. Come sei entrato nel mondo del cinema? Quali scuole hai frequentato? Presentati al pubblico italiano (qui in Italia sei noto solo per Sharknado e Boo, gli unici prodotto arrivati e tradotti).

Quando avevo 11 anni volevo fare film ma non sapevo come si faceva. Sono nato in un piccolo paese nel nord della California, perciò non c’era la possibilità di avere nessun equipaggiamento per girare film e quindi ho iniziato a scriverli – oltre a recensioni, approfondimenti etc… Una volta al liceo ho frequentato un corso di cinema e tutto è cambiato. Ho iniziato a girare corti con gli amici e ho frequentato la San Francisco State (università). Mi sono poi trasferito a Los Angeles dove ero regista della seconda unità a esperto make up artist. Finalmente il produttore David E. Allen mi ha dato una chance e mi ha fatto dirigere il mio primo film, Boo.

shark2

-Quali registi ti hanno più influenzato, quali sono i tuoi preferiti?

John Carpenter, Barry Levinson, i film prodotti da Val Lewton, loro mi hanno fatto voglia di entrare nel magico mondo del cinema. Adoro l’horror ma anche la commedia, perciò credo che Sharknado sia il perfetto bilanciamento dei miei due interessi.

-Quale dei tuoi progetti ti rende più fiero?

Un posto speciale va a Boo, perchè era il mio primo film. E’qualcosa che ho creato io e amo il mondo che siamo riusciti a riprodurre. Ci sono molte cose che oggi cambierei, ma lo amo comunque. Mi piacciono gli Sharknado per diverse ragioni, la principale è che mi sta portando a fare nuove cose differenti. Ci sono solo idee horror in giro, quando invece si dovrebbe provare a fare degli ibridi come Sharknado, sia che fai action, o commedia o horror.

-Qualche consiglio da dare agli aspiranti giovani registi?

Imparate tutto quello che potete sull’industria. Lavorate come membro dello staff, fate domande, siate persistenti e guardate ad ogni opportunità come un dono. E’ un business duro ma c’è un modo per riuscirci, e ognuno ce la fa nel suo modo.

-Cosa sai dell’Italia? E del cinema italiano? Ti piacerebbe lavorare qui?

Sono mezzo italiano perciò amo la cultura italiana. In termini di film horror chiaramente conosco Dario Argento e Lucio Fulci, dei maestri. Hanno fatto dei film incredibili. Ho scritto un film chiamato American Horror House che è una sorta di omaggio al cinema di Argento. Amo lavorare all’estero, perciò lavorare in Italia sarebbe un’esperienza fantastica.

-Prossimo progetto?

Stiamo lavorando a un film che ho scritto, chiamato Agony, un suspense thriller. Deve essere girato sulla neve, perciò trovare un buco per girarlo è stato complicato. Inoltre ho una breve storia horror scritta per una libro antologico chiamato Hell comes to Hollywood. Si chiamerà The Crimson Marquee e è la mia prima storia breve che verrà pubblicata. Ho anche realizzato un album con nuove canzoni realizzate con Robbie Rist e la mia band Quint (dal personaggio de Lo squalo ndr), dal titolo, Great White Skies. Comprende anche alcune tracce usate in entrambi gli Sharknado ed è disponibile su ITunes e nei negozi.

Luca Fallati





COMMENTI
Lascia una risposta

Vedi tutto